Marques'Almeida - L'Officiel
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Marques'Almeida

Il duo della scena creativa inglese conferma il proprio talento, rimanendo fedele ai principi che lo contraddistingue dal 2011: realismo e inclusione. La moda deve riguardare la vita e la quotidianità. Pur restando un vero inno alla diversità.
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L’ossessione per il più cupo realismo che ha pervaso la moda negli ultimi anni, annunciato con enfasi come interruzione definitiva del vecchio e inizio di un fulgido futuro privo di artifici, si è rivelata a conti fatti l’ennesima messa in scena patinata, prendendo le forme della tendenza superficiale e generalista da consumare voracemente per poi passare ad altro. Riconoscere il mondo reale, ovvero corpi di carne e vite caotiche, con tutti i loro difetti e inequivocabili diversità, è del resto una sfida rischiosa, se protratta fino alle conseguenze estreme, perché comporta l’abbandono e la successiva riscrittura di una serie di parametri estetici e materiali profondamente radicati. A queste convenzioni Marta Marques e Paulo Almeida, in arte Marques’Almeida, realisti ribelli e autentici, promessa mantenuta della new wave britannica, si oppongono con calma e incrollabile determinazione. Hanno iniziato nel 2011 lavorando con un solo materiale, il denim, ma hanno presto esteso il proprio campo d’azione sviluppando una collezione modulare e completa, tanto da meritarsi nel 2015 l’“LVMH Prize for Young Designers”. «L’idea di donna che

la moda troppo spesso propone non ha niente a che fare con la realtà», raccontano. E proseguono: «Indipendentemente dalle questioni di immagine, come si è potuto pensare a un certo punto che fosse una buona idea mostrare abiti per una cinquantenne indosso a ragazze di quindici anni? Ha senso? Perché si è deciso che le donne dovessero essere tutte uguali, alte e magre? Non sappiamo davvero cosa sia successo, ma non ce ne facciamo una ragione.

Agli inizi anche noi abbiamo agito seguendo il manuale, per così dire, ma avvertendone i forti limiti. Per questo ci siamo fatti coraggio, avventurandoci su una via che per noi è genuina e ci consente di rappresentare le donne in modo inventivo ma realistico, portando creatività dentro la vita di molte». Il proclama è incrollabile e condivisibile. In più, non si tratta di un manifesto programmatico composto di parole ad effetto: Marques’Almeida fanno le cose diversamente sotto ogni aspetto, e non solo perché i cast dei loro show sono meravigliosamente trasversali e transgenerazionali.È il loro modo di accogliere e trasformare confusione e diversità (di forme vestimentarie e forme corporee) a contare e significare, espresso attraverso un equilibrio invero personale di sperimentazione e accessibilità. «Essere inclusivi per noi è imperativo» spiegano, «vogliamo fare qualcosa che sortisca un effetto di lunga durata concentrandoci su diversità e realismo. Non solo come “causa”, ma soprattutto perché non possiamo lavorare in altro modo: la moda per noi deve riguardare la vita e la quotidianità».

La risposta del pubblico è stata immediata, in particolare negli ambienti sempre fermentanti della Londra creativa che nell’East End ancora ruvido e per nulla patinato resiste alla gentrificazione galoppante. «Siamo riusciti a raggiungere una generazione che era ormai alienata dalla moda dei designer attraverso un progetto pieno di autenticità e sostanza. È una storia di donne diverse e delle loro vite, di come la moda vi si inserisce e di come i vestiti ne fanno parte». L’impresa è doppiamente significativa perché in un mondo dominato dai grossi conglomerati, Marques’Almeida mantengono con fierezza e testardaggine la propria indipendenza. «Finanziarsi da soli in tutto e per tutto è davvero dannoso per i livelli di stress e per la salute mentale. Ma è possibile, e ti consente una infinita libertà. Siamo stati largamente supportati dalle istituzioni e da chi ci sta intorno e ci impegneremo per continuare a percorrere questa strada». La forza di Marques’Almeida risiede certamente nella 

chiarezza di visione e nella determinazione a realizzarla, ma trova lo strumento principale nel lavoro di coppia: un dialogo continuo di idee che rimbalzano da uno all’altra per essere affinate, editate, evolute. La diversità è nel dna stesso del marchio perché esso nasce dal confronto e dalla coesistenza di due personalità antitetiche. Il risultato di tanto lavoro è difficile da descrivere ma facile da riconoscere: volumi generosi, tagli asimmetrici, la propensione decisa per una certa graficità ritmica di stampe e superfici. Gli autori definisco no la propria estetica «quieta e ribelle», catturandone l’essenza in una apparente contraddizio ne. Concludono: «Speriamo di poterci concedere ancora il lusso di sperimentare a modo nostro, sbagliando e correggendoci per creare un marchio solido che rappresenti una vera alternativa per molte donne».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cover: AI17
Foto1. Backstage della sfilata SS18.Foto Joe Harper
Foto2.Un ritratto di Paulo Almeida e Marta Marques
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Foto4.AI14
Foto5.AI15

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