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Jessica Barden

25 anni, inglese, protagonista della serie “The End of the F***ing World” è attrice da quando aveva 7 anni ma ha ancora il panico da audizioni. «Fare l’attrice è come giocare d’azzardo: il tuo destino cambia solo se tiri la carta giusta»
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Foto Thomas Cooksey 

Styling Vincent Levy 

«Mi piace invecchiare», dice Jessica: gli occhi azzurro porcellana, il viso tondo, le labbra ben disegnate. «Crescere signi ca trovare un equilibrio, e provare a diventare la versione migliore di me stessa». Non sono le parole di un’attrice alle prese con revisioni e bilanci della propria vita: Jessica ha venticinque anni e tutto il futuro davanti a sé. È l’atteggia- mento con il quale ha deciso di affrontarlo che colpisce: basta uno scambio di battute per avvertire un mondo interiore che scalcia, freme e divora la realtà. «Fin da piccola i miei genitori mi hanno riempito di stimoli. Avevo molti interessi, non c’era solo la recitazione», dice. Racconta di due persone lontano dal mondo dello spettacolo: un padre guardia carceraria e una madre contabile. Eppure sono loro i primi soste- nitori del suo talento: le fanno studiare recitazione in una scuola nello Yorkshire e, all’età di sette anni, la accompagnano sul set della prima serie tv. Un decennio più tardi, Jessica è diretta dai grandi maestri del cinema inglese: Stephen Frears in “Tamara Drewe” e Joe Wright in “Hanna”. Fino a diventare famosa in tutto il mondo per l’interpretazione

«Alyssa la protagonista della serie non è il tipo da corteggiare: è sarcastica, sfacciata, lunatica»

di Alyssa nella serie “The End of the F***ing World”, in onda su Net ix. «Finalmente ho vissuto sulla mia pelle la responsabilità di un ruolo da protagonista, così diverso da tutto ciò che è stato fatto nora sugli adolescenti», dice, descrivendola come una ragazza che sfugge a ogni stereotipo: «Non è il tipo da corteggiare, è più sarcastica che sedu- cente, è lunatica, sfacciata». Il risultato è una commedia nera, che si diverte a sorprendere lo spettatore a ogni puntata. La rabbia è la pro- tagonista, il motore dei protagonisti: fa perdere loro il controllo, ma permette una conoscenza profonda e reciproca. La collera è un senti- mento familiare, che Jessica ritrova in tre lm fondamentali per la sua crescita: “Quei bravi ragazzi“,“ Via col vento“ e “Chi ha paura di Virginia Woolf?”. «Henry Hill, Rossella O’Hara e Martha, sono tutti personaggi che si portano dentro un’aggressività pronta a esplodere», dice Jessica, «mi piacciono i lm appassionati, che aprono una discussione.

Come attrice è bello liberare e sperimentare quell’impeto di violenza, perché fa parte dell’essere umano e farlo su un set signi ca non doverne pagare il prezzo nella vita reale». Una vita che Jessica vive con l’istinto vigile e una buona dose di spregiudicatezza, almeno a parole: «È vero», ammette, «ho detto di essere una disadattata, perché non mi comporto nel modo in cui le persone si aspettano da me. Nell’industria del cinema si pensa che gli attori siano prevedibili e reagiscano sempre in un certo modo, invece io non voglio impressionare nessuno e nemmeno apparire qualcosa che non sono: voglio essere libera di essere me stessa».

È una dichiarazione che pone Jessica al di fuori di un’altra cerchia: quella della maggior parte dei ragazzi della sua età, Millennial impegnati a mostrare un lato di sé che spesso non corrisponde alla verità. «Ciò che non mi piace della mia generazione è che pochi sembrano ricordarsi cosa signi ca avere pazienza e lavorare duramente», dice. Jessica è appassionata di passato: divora libri di storia, ripesca dischi degli anni settanta e studia il cinema degli anni quaranta e cinquanta. La curiosità di Jessica si estende anche ai vestiti: «Il rapporto con il mio corpo è

«Come attrice è bello liberare la rabbia, farlo su un set signi ca non pagarne il prezzo nella vita reale»

cambiato nel tempo», ammette, « no ai diciotto anni ero molto magra e non mi piaceva nulla di ciò che indossavo, poi sono diventata più donna e ho iniziato a giocare con gli abiti. Ora riesco a sentirmi bene in un vestito elegante, ma anche con un paio di jeans e persino in pigiama». Un capo di abbigliamento che accosta alla sua idea di felicità: «Svegliarsi in un letto che ti permette di osservare lo skyline della tua città prefe- rita». La sua è Londra, dove «quando cammino per strada non mi riconosce nessuno». Mentre per il resto del mondo è una star, ma senza averne i vezzi: Jessica è una ragazza che sogna di continuare a inter- pretare personaggi perché è innamorata delle persone. L’unico problema sono i provini: «Vado in ansia e rischio sempre di avere un attacco di panico. Infatti i registi cominciano a pensare che sia strana» ride Jessica. D’altronde, per fare il suo lavoro, bisogna esserlo: «È come giocare d’azzardo: ti devi muovere su più tavoli, studiare le mosse degli altri e capire che il tuo destino cambia solo se tiri la carta giusta».

Cover: Camicia di cotone stampato, maglia di lana con zip e gonna di cotone fantasia, tutto Prada.

Foto 1: Cardigan di lana intarsiato multicolor, maglia di lurex color oro, gonna di pelle nera e fusciacca di pelle nera, tutto Miu Miu, orecchini, Slim Barrett. In apertura. Camicia di seta e rete e cappello con rete, tutto Giorgio Armani

Foto 2: Giacca di seta stampa fantasia, body di Lycra e leggins, tutto Versace

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