Intervista a Gia Coppola - L'Officiel
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Intervista a Gia Coppola

31 anni, ha il talento che le scorre nelle vene. Nonostante la famiglia "ingombrante" è riuscita a farsi strada grazie al suo gusto personale e alla passione per la fotografia. Amata dalla moda, pensa che gli stilisti abbiano molto in comune con gli stilisti.
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Riuscire a distinguersi quando si discende da una dinastia di famosi cineasti potrebbe rivelarsi frustrante, ma per la sceneggiatrice, regista e fotografa Gia Coppola, la famiglia d’origine è stata la forza che l’ha spronata a creare le opere che hanno rivelato il suo talento personale. È bene ricordare che Gia ha un nonno del calibro di Francis Ford Coppola  e due zii come Roman e Sofia Coppola, i fratelli cui dobbiamo, a vario titolo, film come “Il treno per il Darjeeling” e “Le vergini suicide” -, ma è stato il suo originalissimo occhio ad averle consentito di imporsi in molteplici ambiti, trasformando il suo cognome in un dato irrilevante, al contrario del suo percorso nel mondo del cinema: «Mi ritengo davvero fortunata a essere circondata da persone così stimolanti», confessa, «ma lavoro molto duramente per realizzare con le mie sole forze progetti di cui mi venga riconosciuto il merito». L’opera per cui è più nota l’ecclettica artista è probabilmente il suo primo lungometraggio “Palo Alto” (2013) una storia di formazione basata sull’omonima raccolta di racconti di James Franco. Il film scritto e diretto da Gia è stato abbondantemente lodato per le realistiche interpretazioni di artisti della levatura di Emma Roberts, Jack Kilmer e Nat Wolff. Con quel progetto ha provato le sue competenze di cineasta, al di là dei riferimenti familiari, e ci ha dato modo di accedere al suo cuore e al suo sguardo attraverso una serie di illustrazioni straordinariamente nostalgiche e visivamente sorprendenti della vita di un gruppo di liceali. La cura della fotografia di “Palo Alto” si deve almeno in parte alla formazione della regista che prima della sua incursione nel mondo del cinema ha studiato fotografia nel prestigioso Bard College di New York. «Trovo che i due media  - l’immagine in movimento e la fotografia statica - siano complementari. Imparo sempre qualcosa quando scatto una foto e mi servo della fotografia per esplorare i temi che mi interessano». I suoi scatti in medio formato pubblicati sulle pagine di diverse riviste, dicono molto sul rapporto che l’autrice riesce a creare con i soggetti ritratti (tra le sue ultime modelle figurano Florence Welch e Margot Robbie).

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L’affetto profondo che la lega - nata e cresciuta a Los Angeles - all’ambiente californiano filtra nelle sue foto: che si tratti delle immagini oniriche di ragazze in abiti eterei riunite per un picnic nel Joshua Tree National Park o degli scatti più documentaristici di Chateau Marmont all’ora di punta. «Amo la natura e la storia dietro la mia città. Sono sempre più affascinata dall’immagine di Hollywood e dal suo significato». Scorrendo le foto pubblicate da Gia su Instagram sembra proprio di poter affermare che i tramonti bruciati e i viali fiancheggiati dalle palme caratteristici di Los Angeles hanno contribuito a plasmare il modo in cui vede il mondo e l’arte che desidera creare. Evidentissimo è anche il suo amore per la moda. Nel corso di quest’anno è stata ingaggiata da griffe internazionali quali Zac Posen, Gucci e Rodarte per valorizzare con il suo brioso tocco personale le loro campagne promozionali: «Penso che creare moda sia per certi versi molto simile a realizzare un film. La quantità di ricerche necessaria e l’attenzione per i dettagli sono le stesse. Mi ispira particolarmente il modo in cui la moda riesce a esprimere uno stato mentale attraverso la fantasia e la creatività». L’accento sulla fantasia e l’immaginazione è evidente nel suo lavoro, Gia traduce la moda in immagini e filmati con una sorta di delicata innocenza: usa i capi da presentare come costumi di scena, non si limita a mostrare gli articoli della nuova stagione di un marchio alla disperata ricerca di nuovi clienti. Trentunenne, ha visto l’industria fashion trasformarsi nel settore dominato dagli influencer e ossessionato dai contenuti in cui ci muoviamo adesso. «Sono molto interessata all’influenza dei social media sui nostri gusti culturali, sull’educazione, sulla politica. Mi preoccupo e mi chiedo come si possa fare per rendere il mondo attuale di nuovo filmico e connettivo». È esattamente ciò che prova a fare con il suo lavoro. Viviamo un’epoca in cui sempre più ciò che le esperienze che facciamo vengono concepite per essere guardate sullo schermo di un iPhone, certi artisti tentano di creare opere in cui viene voglia di immergersi, invece di tenerle semplicemente in mano. 

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Gia Coppola

Gioielli by Tiffany&co

Foto Daria Kobayashi Ritch

Styling Chris Horan

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