fashion

Converse X Slam Jam X Cali Thornhill Dewitt

by Giovanna Pisacane
29.11.2017
Svelata la nuova collaborazione tra Cali Thornhill DeWitt, Converse e Slam Jam.

Cali Thornhill DeWitt - il celebre visual artist californiano che ha recentemente collaborato con Kanye West per il merch di "The Life of Pablo" -, Converse e Slam Jam - simbolo dello streetwear italiano - hanno realizzato “Your silence gets you nothing”, una reinterpretazione dell’ultima collezione di Converse Urban Utility. Un mix and match delle famose scritte punk di DeWitt, tradotte in Inglese, Farsi, Italiano, Koreano, Francese, Russo ed Ebraico.

17 pezzi cross-seasonal, che possono essere indossati uno sopra l’altro, effetto layering, dalla tee classica in jersey a maniche corte alle magliette termiche con cappuccio. E poi non poteva mancare la Chuck 70, ripensata in chiave moderna e strutturata come uno scarponcino in Gore Tex.

 

Abbiamo incontrato Cali DeWitt al flagship store di Slam Jam, nel centro di Milano, in occasione della presentazione della capsule e ci ha svelato i retroscena di questa collaborazione.

Com'è cominciata questa collaborazione?

È cominciata perché ho un ottimo rapporto con Slam Jam e abbiamo collaborato già a diversi progetti e poi perché... è divertente lavorare con loro. E Converse, che dire, le indosso da sempre, sono un classico. Penso di aver indossato le Chuck per tutti gli anni 80.

Los Angeles ti ha ispirato?

Crescere lì e ancora oggi vedere persone ispirate dalle sottoculture che indossano le Converse: i punk le indossano, i gangster le indossano..tutto questo fa parte del paesaggio di L.A.. L’ispirazione viene dall’idea di creare qualcosa di audace e facilmente comprensibile. Forse può essere considerata una collezione dai significati multipli, dipende sempre da chi la legge. E la collezione stessa parla lingue differenti perché è universale e racconta la necessità di esprimersi e fare in modo che le tue opinioni siano ascoltate. Da qui il nome della capsule: “Your silence gets you nothing”. Ad esempio, la giacca nera, la Men's Gore-Tex Utility Jacket, come le T-shirt possono essere indossate in innumerevoli modi, all'incontrario oppure una sopra l'altra, a dimostrazione che è sempre possibile esprimersi in modo diverso.

Cosa pensi che il pubblico percepisca di questa collezione? E cosa vuoi che venga percepito?

Invece di vederci solo una grafica che non dice niente..magari ne ricaveranno dei messaggi? 

E Milano? Cosa ti ha dato?

Amo Milano. Ci sono stato almeno 5 volte ormai ed è una delle mie città preferite. La gente, la città stessa ha una grande energia. Milano è vivace.

Tornando alla collezione, qual è il messaggio che vuoi dare con questa collaborazione?

Penso sia importante cercare di fare sempre qualcosa di diverso quando hai di fronte una piattaforma che te lo permette. E che faccia pensare. Non vuoi che sia qualcosa che venga solo guardato. Vuoi che la gente ne parli con gli altri. Mi piace immaginare che ne possa nascere una conversazione: un modo di comunicare effettivo, come attraverso l’uso di lingue diverse. Quello che stai indossando in questo momento ad esempio, mi sta comunicando qualcosa. E per te è la stessa cosa.

Ti piace pensare che creare qualcosa abbia più significati, non solo per chi ha disegnato, ma per il pubblico stesso? 

Se pensi ad un classico come la T-shirt  “CBGB”, ti chiedi: al designer importa chi la indosserà 40 anni dopo che è stata lanciata? Sai, oggi è un capo che si trova ovunque e la gente non sa nemmeno esattamente che significato abbia, ma lo comprano ugualmente. Magari alcuni designer sono fieri di aver creato un pezzo intramontabile, per me, invece, è importante guardare avanti e non essere intrappolato in un accessorio, in un'idea, in un solo significato, anche se iconico. 

Cosa significa disegnare abiti per le persone, non per i loro corpi, che non siano solo esteticamente belli, ma che portino con sé un significato?

È una bella cosa aspirare a questo. Mi piace la moda in quanto moda. Dipende sempre da quello che vuoi dire, quanto vuoi urlarlo e a chi vuoi dirlo. È una scelta personale. Alcune persone vogliono urlare quello che pensano, altre no. Ma tutti dovrebbero fare quello che vogliono.

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