Fashion Week

Loewe e i poeti erranti naviganti

L’uomo nomade di Jonathan Anderson visto attraverso il filtro onirico dell’arte
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Il riferimento allo stile degagé di Cadaqués-un gioiello nascosto tra le insenature della Costa Brava, alcova di artisti e paradiso per tutti i viaggiatori- torna ancora una volta, allargando i confini dell’ispirazione anche all’Oriente in un viaggio immaginifico. Dal Bangladesh: cotone bianco e rosso ricamato a mano; dal Burkina Faso: panno indaco tinto e intessuto a mano; e dal Giappone: denim di lino ultra fine blu e garza di cotone perforata. Compaiono lunghe tuniche abbinate a panta-palazzo in lino rigato e tuniche con terminazione a sciarpa in colori accesi come il fuchsia, camicie-vesti con ampi bermuda in cotone, maglie tricottate sotto il ginocchio, camicie con bordi annodati all’altezza della vita abbinate a bermuda con la stessa terminazione. La pelle lucida o il suède occupano una parte importante della collezione, con sarong in suède con pantaloni boxy, pantaloni ampi alla caviglia con lembi di pelle staccabili, salopette o trench in camoscio o pelle color cuoio con o senza cintura.  Torna anche il sartoriale all’interno di casa Loewe, grazie a smoking in lana e trench sfoderati dalle maniche a raglan e i blazer a due bottoni dai revers a lancia. A rendere tutto più at ease di pensano sandali gladiatore, mocassini zebrati, scarpe da barca ed espadrillas stringate in paglia e tela rigate che rimandano alle origini intrinsecamente spagnole del brand. Immancabili la Berlingo, la borsa geometrica a tracolla, e l’iconica Puzzle bag (a tessere di pelle intrecciate con il tessuto) viene rivisitata mostrando una silhouette destrutturata. Anderson mette in scena uno show che dialoga anche con le opere di Hilary Lloyd, le opere esaminano i vari aspetti del mondo naturale e artificiale, catturando momenti improvvisati o organizzati della vita dell’artista, video opere con presenza scultorea ed erotismo subliminale, da quelle più statiche fino a quelle incentrate sul movimento come Shirt, il cui movimento stroboscopico di un giovane uomo che si sfila una camicia veniva proiettato attraverso dei monitor-totem presenti sul set dello show alla Maison De l’Unesco a Parigi. Un compagno di questo viaggio tra i continenti è la luna, che segue l’uomo Loewe ovunque sia diretto, le note della canzone “Hey Moon” di John Maus riecheggiano nell’aria, svelando la sognante ed enigmatica relazione tra l’uomo e la luna, sua unica amica e riferimento sempre presente. Anche gli amuleti-gioielli rimandano alla luna, sembrano essere dischi lunari, mentre piume di marabù spuntano da gigli d’organza indossati come orecchini e spille e vezzo da fauno. Armoniosi insiemi di texure e piani di lettura diversi, per una collezione che segue le orme del nomade chic tracciando un percorso di energica eleganza, che non annoia.

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