Fashion Week

Jil Sander, l’anima del minimalismo

Con una sfilata evocativa nel cortile della Pinacoteca di Brera, il brand guidato da Lucie e Luke Meier traccia una via all’essenzialità ricca di suggestioni emozionanti
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Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. La legge di Lavoisier, lo scienziato che nel ‘700 pose le basi della chimica moderna, funziona bene per la sfilata di Jil Sander. Lucie e Luke Meier, i designer alla guida del brand, proseguono nel lavoro di ridefinizione del minimalismo, un concetto solo all’apparenza semplice e in realtà ricco di possibilità e sfumature. Ci sono il nero e il bianco, due capisaldi di uno stile votato all’essenzialità, poi lo show si apre a una gamma di beige, marroni e verde oliva, inframmezzati da qualche stampa bene in evidenza. E soprattutto da dettagli di rafia che creano giochi di frange, oltre a un fruscio evocativo, nell’incedere delle modelle. E che incedere, nel cortile centrale della Pinacoteca di Brera, già di per sé un gioiello milanese reso ancora più emozionante dall’installazione di ordinati cumuli di sale, perfetti per trasportare il pubblico in una dimensione futuribile, quasi lunare. Il risultato è uno show del tutto in linea con il DNA del marchio. E allo stesso tempo una sua evoluzione nel segno della contemporaneità, che ha voglia sì di pulizia estetica dopo diverse stagioni di sovraccarico, ma è alla ricerca anche di qualcosa che sappia parlare all’anima,

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