Fashion Week

Balmain porta la couture sulla Senna

l direttore creativo della maison, Olivier Rousteing, ha deciso di realizzare un evento che anticipa la couture fashion week francese festeggiando i 74 anni della maison sulla Senna
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75 anni di Balmain e uno show che entrerà nella leggenda. Ingredienti speciali? La Tour Eiffel, la Senna e un battello ricoperto da pedane riflettenti effetto specchio. La nuova passerella era infatti mobile, e le modelle, dodici per l'esattezza, erano statue viventi su piedistalli mirroring. Nello show commemorativo, anche i pezzi d'archivio di Pierre Balmain e dei suoi successori come Oscar de La Renta ed Erik Mortensenma anche le couture dello stesso RousteingDurante l'evento c'è stata la performance musicale dal vivo di Yseult. Le performance dal vivo sono parte dell'anima del nuovo corso di Balmain. Sotto la guida di Rousteing da sempre ci sono stati, negli anni, spettacoli di danza e mini concerti live. L'eclettico Olivier, dopo una session fotografica pre-show da lui diretta, ha anche invitato un gruppo di ballerini, capitanati dal coreografo Jean-Charles Jousni, già coreografo della sua ultima sfilata maschile, per esibirsi in una performance live lungo il fiume. 

Durante il blocco, il lockdown il designer ha iniziato a tracciare parallelismi tra la storia di Balmain e le esperienze che circondano la pandemia. Pierre Balmain fondò la sua casa di moda nel 1945 durante la distruzione della seconda guerra mondiale. La sua silhouette "Jolie Madame" è diventata un simbolo di speranza e di restauro accanto al "New Look" di Christian Dior e passerà alla storia della moda come un momento di ottimismo, incarnando lo spirito combattivo dell'industria dell'alta moda. "Non stiamo attraversando una guerra", ha riconosciuto Rousteing, "ma stiamo attraversando una pandemia. La moda è in un momento difficile. Non credo che la risposta sia non fare nulla, in realtà è cercare di rispettare il mondo in cui viviamo e dare un po' di speranza ". Monsieur Balmain ha sempre vestito donne non convenzionali così come Olivier. ll primo vestito Pierre lo vendette alla principessa Ghislaine de Polignac, seguita poi dalla duchessa di Kent, la duchessa di Windsor, la contessa Charles Emmanuel de la Rochefoucauld, la regina Sirikit di Thailandia, a cui si unirono le più ricche borghesi e le artiste e le dive eccentriche come Josephine Baker e Marlene Dietrich. Vestì Katherine Hepburn nel film Les Millionaires in cui l’attrice aveva la parte della donna più elegante del mondo. Creò il primo, attillatissimo, sexy, abito nero per Juliette Gréco, abito che divenne l’uniforme degli esistenzialisti. Più tardi, verso la metà degli anni ’50, persino Brigitte Bardot, contraria ai vezzi della moda, quando dovette andare a Londra per essere presentata alla regina Elisabetta, si rivolse a lui. Un connobuio tra royalty, borghesia e pop culture, mix che Rousteig ha mantenuto in vita durante la sua direzione artistica, vestendo donne del calibro di Michelle Obama ma anche icone contemporanee come Beyoncé o Kim Kardashian. E sicuramente dopo tre mesi di lockdown a Parigi, questo show era per Olivier un inno alla femminilità in tutte le sue forme, alla gioia e al ritorno alla vita, con un rispetto delle distanze sociali, s'intende. 

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