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A.I. Prove Tecniche di Trasmissione

Al via la 14esima edizione di A.I. Artisanal Intelligence tra moda e costume.
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Gli anni ’70 rappresentano per l’Italia un momento di transizione tra la realtà degli anni ’60, legati a schemi tradizionali, e l’edonismo degli anni ’80. La televisione italiana testimonia questo passaggio con la propria produzione che, in seguito alla riforma della RAI del 1975, si arricchisce di nuovi programmi, non convenzionali e d’avanguardia, pensati per un nuovo pubblico, quello dei giovani. Una crescita culturale e progettuale che rappresenta un primo passo verso altre novità, in campo tecnologico, come l’avvento della tv a colori, arrivata in Italia solo nel 1977 e anticipata da quelle che venivano chiamate Prove Tecniche di Trasmissione, operazioni volte a testare la qualità di ricezione delle immagini delle prime trasmissioni a colori.

Questo è anche il titolo della 14esima edizione di A.I. Artisanal Intelligence, un percorso espositivo che si muove tra i concetti di prova e trasmissione intesa come rappresentazione. Il progetto, curato da Clara Tosi Pamphili e Alessandro de’Navasques, ha visto la collaborazione dell’Accademia di Costume e Moda, della Sartoria Farani e The One, due istituzioni della sartoria teatrale, e di Pompei per le calzature, per dare vita ad un’occasione che permetta a giovani designer, artigiani e costumisti formatisi nella città di Roma e non solo di far conoscere il proprio lavoro. 

Lo spazio espositivo pone da subito il problema del “non finito”, della prova come realtà indefinita e di sperimentazione, e proprio per questo perfetta. Alcuni dipinti della serie “Abiti” e un fondale teatrale, realizzati dall’artista Isabella Ducrot, aprono la mostra e fanno riflettere sul rapporto tra moda ed arte e sul concetto di ricerca. 

Seguono i costumi di Gianluca Falaschi per le opere “L’Italiana in Algeri” e “Ciro a Babilonia” realizzati dalle sartorie Farani e The One.

Inserito nel nostro tempo è il lavoro dei dieci designer emergenti che presentano le loro collezioni all’interno del percorso espositivo. Tre i nomi dei creativi specializzati negli accessori: Wali Mohammed Barrech, di origine pakistana, lavora nuove forme con tecniche artigianali; Trakatan crea prodotti versatili ponendo l’accento sul lavoro manuale; Roberto Scarantino, giovane creativo romano, unisce la sua passione per l’arte con quella per l’haute couture per dare vita ad accessori unici nel loro genere.

La ricerca sull’abito e il concetto di sartorialità sono stati invece sviluppati da sette interessanti brand, italiani e stranieri: Fase Factory nasce dalla collaborazione tra La Rocca, azienda italiana di sportswear, e la designer Flavia Grazioli; Marie Louise Vogt, tedesca e specializzata in ricercate e contemporanee lavorazioni all’uncinetto; Bav Tailor, risultato dei viaggi e delle culture con cui è entrato in contatto, è il fondatore del brand omonimo di lusso sostenibile; Alysée Yin Chen crea un pret-à-porter sofisticato di forme de-costruite; Apnoea riflette sul concetto di seconda pelle realizzando abiti dal design minimal; Giuseppe Buccinnà si ispira ai colori delle opere di Nicola Samorì e Alberto Burri per le sue opere, tra lavorazioni tecniche e armonia; Asciari, fondandosi su equilibrio e buon gusto, presenta materiali di alta qualità e attenzione ai dettagli nelle sue creazioni, legate alla cultura della terra siciliana. 

La mostra sarà aperta ai visitatori da venerdì 7 a domenica 9 luglio presso il Guido Reni District a Roma.

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