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Serge Lutens

La sua carriera è stata un susseguirsi di successi: coiffeur, truccatore, Direttore artistico, fotografo, film-maker, scrittore visionario. A Marrakech, in Marocco, l’incontro con uno dei più grandi poeti viventi del profumo
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Il creatore vive e lavora da 50 anni in Marocco. Tutte le foto courtesy Shiseido Group

Nel cuore della Medina, oggi patrimonio dell’Unesco, raramente si aprono le porte di questo piccolo universo immerso nella penombra, uno spazio chiuso su se stesso come una sorta di ventre materno. Il riad, che in arabo signi ca “giardino”, è un’antica dimora dove il Maestro Serge Lutens, da quasi cinquant’anni ha scelto di vivere e lavorare. Ad accoglierci è il suo assistente Rachid, che mescola personalmente le segretissime formule scritte a mano dal Maestro, che lavora in collaborazione con il profumiere inglese Christopher Sheldrake, per poi consegnarle alla casa essenziera Givaudan per la produzione. È proprio in giardino che appare questo piccolo uomo immenso, estremamente elegante nel suo completo sartoriale nero. Tradisce nello sguardo una turbolenza intellettuale da adolescente. Come nasce la nuova fragranza “Dent de lait”?«Parte da un passato doloroso. La memoria olfattiva è un grande contenitore che immagazzina miliardi di odori e si completa entro i sette anni di età, l’età della ragione. Tutte le scelte olfattive dipendono da quel periodo della vita. “Dent de lait” è latteo ma ha la nota metallica del sangue che si mescola nella bocca del bambino quando perde il primo dente da latte, e l’innocenza».

“Bourreau des eurs”, letteralmente il carne ce dei ori, è un opulento profumo dedicato al rapporto odio/amore con sua madre. «La mia storia personale inizia da un’assenza femminile così lacerante che mi sono dovuto inventare un mio ideale di donna. Il femminile per me è uno specchio, dove sono presenti violenza e delicatezza. Sono glio della colpa: la mia nascita a Lille nel 1942, da una relazione adultera in un periodo storico che emargina i gli illegittimi ha infatti determinato una lunga e terribile separazione da mia madre». Nel 1967, Serge Lutens diventa il simbolo della libertà attraverso il trucco, grazie alla linea di maquillage ideata per Christian Dior. Com’è cominciata la sua carriera nella cosmesi? «A 14 anni volevo fare l’attore. Ma mia madre, una donna ordinaria, mi costrinse a cominciare il mio apprendistato presso un parrucchiere di Lille. All’inizio lo detestavo, ero intimorito dalle donne eleganti e dal rumore dei phon. Il click avvenne due anni dopo: nel salone entrò una ragazza di una bellezza da madonna. Allo specchio vidi come un secondo me. Tagliai la prima ciocca bagnata. Fu una liberazione». Poi cosa succede? «A 18 anni vengo chiamato alle armi durante la guerra di Algeria, sarò riformato a causa della paura e della vergogna di ritrovarmi in un ambiente maschile. Dopo il congedo, andai a Parigi. Siamo nel 1962. Contatto Vogue, Elle, Harper’s Bazaar e lavoro come make

Il riad in stile arabo-andaluso viene ciclicamente modificato da artigiani locali

up artist al anco di maestri della fotogra a come Richard Avedon, Guy Bourdin e Irving Penn, per poi passare dall’altra parte dell’obiettivo». Come mai ha deciso di passare dal make-up al profumo? «Non ci sono stati cambiamenti drastici, ma è anche vero che un giorno ho cominciato ad avvertire la materia del trucco sulle mani come un qualcosa di alieno. Quando nel 1982 ho realizzato “Nombre Noir”, la mia prima fragranza maschile per Shiseido (il marchio che produce la linea Serge Lutens) ho scoperto la mia vocazione». Quali progetti ha per il futuro? «Sono venticinque anni che sono alla ricerca della mia vera identità e in questo percorso mi sta aiutando la scrittura. Sono pigro perciò mi costringo a scrivere tutte le mattine per quattro ore. Passo poi nel mio giardino, un oceano di profumi naturali che mi stimolano a creare e cercare il profumo perfetto, che dovrà essere la copia della mia anima e dei miei pensieri, un ombra disegnata e racchiusa in un acone profumato di vita».

 

 

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