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L'Eau Capitale: la quintessenza di Parigi

Eau Capitale è il primo chypre Diptyque. E il primo profumo del marchio impregnato del genius loci della Ville lumière invece di essere costruito attorno a ricordi di viaggio. Il codice estetico? Più che mai Art Nouveau
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Philosykos? Una fantasia intorno al monte Pelio. Do Son? Il ricordo di unʼinfanzia in Vietnam. Eau Trois? Un viaggio sul monte Athos. Volutes? Una traversata in nave da Saigon a Marsiglia... Sono moltissime le fragranze Diptyque nate da una suggestione, un ricordo di viaggio. Leggenda vuole che i tre fondatori, Christiane Montadre-Gautrot, Yves Coueslant e Desmond Knox-Leet, tornassero dalle vacanze con scatole piene di oggetti raccolti in giro, che funzionavano da punto di partenza creativo. Non esisteva invece finora una fragranza dedicata a Parigi, nonostante lo spirito della Ville Lumière sia un elemento identificativo del marchio, a partire dallʼindirizzo originario, in Boulevard Saint Germain. E se Parigi deve essere, non può che essere la Parigi Art Nouveau. Perchè Desmond Knox-Leet, lʼautore delle bellissime etichette ovali di candele e profumi distintive del marchio, si è sempre ispirato alla linea sinuosa di Arthur Rackham, Aubrey Beardsley e William Morris, gli artisti allʼorigine dellʼArt Nouveau. E perché la sede di Diptyque di avenue de lʼOpera, in un palazzo haussmaniano, ha una sala da bagno con una straordinaria parete di ceramica scolpita Art Nouveau. È ispirandosi a quei motivi che Pierre Marie, “disegnatore ornamentistaˮ che lavora anche per Hermès, complice per dieci anni nellʼimmaginare etichette, packaging, bicchieri per candele e oggetti per il Bazaar di Diptyque (come i pigiami fantasia ispirati a 3 fragranze bestseller, LʼEau, Do Son e LʼOmbre dans lʼEau) per le edizioni limitate del marchio a San Valentino e a Natale, ha disegnato i cuori, i pavoni, le rose di Eau Capitale e della candela coordinata, Paris en Fleur, e ha creato una vetrata per la stessa sede, appoggiandosi allʼatelier Duchemin. «Finalmente un progetto destinato a entrare negli archivi. Io che mi avvicino con tale reverenza a quelli del passato, sono elettrizzato allʼidea di poter diventare in futuro una referenza per altri. La tecnica è quella delle vetrate colorate delle cattedrali del XIV secolo, ma si presta benissimo a tutta una serie di utilizzi bespoke fuori da questo contesto. Una tecnica che rispetto profondamente, cui ho adeguato il mio modo di disegnare. Ci tengo a definirmi un artista tradizionale. Fortunamente le cose belle non hanno bisogno di un eccesso di pensiero. Odierei essere un artista concettuale». Coerentemente al periodo Art Nouveau, il profumo non poteva essere che un chypre, categoria (finora mancante tra i profumi Diptyque) che prende il nome da un profumo di François Coty lanciato nel 1917, subito diventato fragranza of choice del bel mondo. «Per definizione accademica un chypre è composto da bergamotto, cisto labdano, rosa, patchouli e muschio di quercia, oggi proibito», spiega il naso Olivier Pescheux. «Finchè studiavo profumeria alla scuola di Versailles, lʼIsipca, non riuscivo a comprenderlo, poi ho sentito Coriandre di Jean Couturier e ne sono rimasto folgorato: ho sempre desiderato avere l’occasione di crearne uno. Per me è la quintessenza stessa dello chic parigino: sentito il brief, si è imposto da subito come unʼevidenza. In Eau Capitale ci sono bergamotto, bacche rosa, un cuore di rosa turca e rosa bulgara, ylang ylang delle Comore, patchouli e varie molecole sintetiche legnose. Come tutti i profumi Diptyque si posiziona in limine tra uomo e donna. Allʼinizio sembra smaccatamente femminile, ma poi svela il suo coté maschile».

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