L'Officiel Art

La prima mostra nella nuova Massimo De Carlo

La galleria milanese inaugura un nuovo spazio con MCMXXXIV
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Massimo De Carlo ha fatto restaurare Casa Corbellini-Wassermann, cogliendone l'immenso valore artistico, per farne la sua nuova base. Progettata da Portaluppi intorno al 1934, data che conviene tenere a mente, è un gioiellino del Razionalismo italiano. Non è un caso allora che la prima mostra, curata da De Carlo e Francesco Bonomi, si costituisca anche di opere risalenti agli anni Trenta e Quaranta. Tuttavia non si deve pensare ad uno spazio in cui pavimenti e pareti, soffitti e porte, si pongano in un rapporto identitario con i lavori artistici attualmente presenti. L'edificio è condizione sufficiente e non necessaria al giocoso scambio di battute che sembra portare avanti la generazione degli artisti contemporanei con quella del passato. C'è un'armonia delle parti scandita da un ritmo costantemente irregolare, dettato dalla presenza di varie voci dissonanti e non per questo stonate. In questo modo MCMXXXIV nelle sue otto stanze può muovere dalla tragicità dell'anno 1934, punto nevralgico della storia, nel quale Mussolini e Hitler si incontrano per la prima volta presso la Biennale di Venezia, fino alle sculture faunistiche di Thomas Grünfeld. La tecnica d'ibridazione, grazie alla quale nascono sculture dall'unione di due corpi animali differenti, a mo' di Minotauro, è evidente. L'artista Yan-Pei-Ming, noto per aver raccontato la storia del genere umano da Oriente a Occidente, ha invece realizzato una sua versione del Portabandiere di Hubert Lazinger. Si tratta di un dipinto colpito dalla baionetta di un soldato americano proprio il giorno in cui Berlino è stata liberata. Accanto al lavoro di Yen ci sono il tavolo da giardino del fondatore dell'antroposofia Rudolf Steiner e lo scoiattolo in bronzo di Sirio Tofanari. Di questo artista tutti ricordano lo spirito d'indipendenza dall'arte delle istituzioni e, più in generale, degli altri. Fuggito presto dalle regole dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, egli stesso nello scritto "Il mio credo artistico" si definisce un autodidatta. E aggiungiamo: un genio della scultura animalesca. Ma pure Mussolini ha avuto a che fare con l'arte. Il noto Adolf Wildt è l'autore di tanti suoi busti, fra cui quello della Casa del Fascio di Milano. La peculiarità del suo modo di trattare il marmo stava nell'utilizzare urina o sterco di cavallo a seconda della colorazione da creare. Ecco, ora si immagini per esempio quest'ultimo artista degli anni Trenta conversare con Félix Gonzalés-Torres, classe 1957. L'artista del dittatore e quello della condivisione umana, oggi, sono nella stessa galleria milanese. Come potrebbero giudicarsi a vicenda, cosa direbbe Wildt dell'opera formata dal mucchio di carta che chiede una reciprocità allo spettatore? Una cosa è certa, come dimostra il più volte criticato Richard Prince, padre del Rephotograpy: le immagini hanno esercitato, e continuano a farlo, un forte influsso sugli spettatori. 

 

Massimo De Carlo, Milano

Casa Corbellini-Wassermann 

Tuesday to Saturday, 11:00am – 7:00pm

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