arte

"Teeth, gums, machines, future, society"

by Benedetta Gilardi
28.02.2017
Tra le voci più singolari e anticonformiste dell’arte contemporanea, Lili Reynaud-Dewar ha sviluppato un’opera complessa tesa a indagare il concetto di identità culturale, sociale ed emotiva.

Tra atmosfere science-fiction e musica rap, imponenza scenografica e disordine, la mostra si presenta come un’unica, grande installazione. A comporla ci sono elementi diversi, come video, film, pannelli e oggetti che riflettono due poli tematici principali, tra loro connessi. Da una parte i cosiddetti grills, decorazioni per denti con funzione di status symbol della cultura rap e hip hop; dall’altra il Cyborg Manifesto della femminista Donna Haraway. Pubblicato nel 1985, il saggio auspica il superamento del pensiero binario e per opposizioni, come natura/cultura, uomo/donna, giusto/sbagliato, verità/illusione o sé/altri, evocando un futuro senza definizioni e discriminazioni. Tra le opere esposte anche un nuovo video, che l’artista ha realizzato a Bolzano per l’occasione.

Punto di partenza e cardine dell’esposizione è il film che dà il titolo alla mostra TEETH, GUMS, MACHINES, FUTURE, SOCIETY (2016) presentato su uno schermo di grandi dimensioni. Diversi cuscini bianchi su un tappeto nero invitano i visitatori ad accomodarsi per la visione. Il film mostra i preparativi e lo svolgimento di una performance a Memphis, in Tennessee.
Sul palco del celebre anfiteatro “Levitt Shell” della città sono recitati estratti dal manifesto di Donna Haraway, mentre quattro comici locali improvvisano sul testo. Reynaud-Dewar ha scelto Memphis per la sua storia come cuore del “Civil Rights Movement”, il Movimento per i diritti civili, la cui azione culmina nel 1968 con lo sciopero dei netturbini, e poi con l’attentato a Martin Luther King. Memphis inoltre, passata alla storia della musica americana come città del blues, è oggi centro pulsante della cultura rap. 

Nella performance, l’artista, bianca ed europea, si serve di questo specifico sfondo storico e socio-culturale per affrontare con i quattro comici il tema di un oggetto di culto come quello dei grills. Anche se negli ultimi anni la mania del “sorriso di metallo” è dilagata tra le celebrities, da Lady Gaga a Madonna, essi sono presenti fin dall’inizio degli anni Novanta nella cultura musicale nera con un ruolo ambivalente. Da un lato, sono parte del cosiddetto ballin’ o flossin’, ovvero l’ostentazione di ricchezza e successo. Dall’altro, essi nascondono i denti marci, evidenziando anche una realtà sociale precaria ed esclusa dalle fondamentali cure sanitarie. In questo senso, i grillz mettono in evidenza i denti e, soprattutto, la loro particolare funzione di ponte tra esterno e interno del corpo, tra pubblico e privato.

L’interesse di Reynaud-Dewar per i grills come protesi “cibernetica” del corpo ed elemento di emancipazione sociale, li lega al saggio di Donna Haraway, intitolato A Cyborg Manifesto. Anche se ironicamente, il manifesto femminista sfrutta la figura del cyborg come metafora dell’abbattimento della scissione tra essere umano, macchina e natura.  La Haraway annuncia uno stato chimerico di fusione, in cui i confini di classe, razza e sesso diventano obsoleti e superati. Diversi estratti dal manifesto di Donna Haraway sono riportanti su pannelli di grande formato, che strutturano lo spazio, e su manifesti sparsi a terra.

È parte della mostra anche un “video della danza” a colori, inedito, girato negli spazi di Museion, in cui l’artista si aggira con il corpo nudo coperto di colore argento e indossando dei grills sui denti, in modo da sembrare quasi lei stessa un grill umano. La sua fugace presenza fisica collega la mostra al film e riflette in questa forma sulle questioni di appropriazione culturale e spaziale, del ruolo e della propria identificazione con le tematiche sollevate nel progetto.

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