Tadao Ando in mostra al National Art Center di Tokyo - L'Officiel
arte

Tadao Ando in mostra al National Art Center di Tokyo

Tadao Ando presenta “ENDEAVORS”, la sua personale al National Art Center di Tokyo.
Reading time 5 minutes

Tadao Ando, ovvero ‘il Renzo Piano del Giappone’, è stato protagonista di una personale a lui dedicata fino al 18 dicembre 2017 in uno dei poli dedicati all’arte più rilevanti a Tokyo con una mostra dal titolo molto significativo: “ENDEAVORS”. In italiano potremmo tradurre questa parola con “sforzi”, della serie ‘per diventare famosi bisogna sudare e darsi da fare!’ Tadao Ando, inizialmente appassionato di box, ha poi deciso di studiare architettura da auto-didatta. La sua strada verso il successo è stata resa evidente grazie al percorso labirintico della mostra, che ci ha portato dalle prime realizzazioni dell’architetto fino ai progetti di grosso rilievo come le varie chiese con i meravigliosi effetti di luce. Prima di addentrarci nella descrizione di ciò che abbiamo visto dobbiamo ammettere che noi di Wakapedia – abituate ormai ad ogni sorta di rappresentazione artistica – abbiamo fatto i conti per la prima volta con realizzazioni

totalmente architettoniche! Ad ogni modo, con l’aiuto della singolare audio-guida - realizzata dallo stesso artista con il suo caratteristico accento di Osaka, talmente spontanea e personalizzata che ci è sembrato di venir accompagnate in mostra dallo stesso Tadao Ando! Andiamo quindi a ripercorrere la mostra passo a passo e scopriamo assieme cosa l’architetto nipponico ha voluto trasmetterci con questa personale!Ad accoglierci in mostra c’era una ricostruzione reale del suo studio: libri libri

e libri, carta e righelli… davvero interessante! Un architetto ‘old style’ dunque, che però ha sempre avuto delle intuizioni futuristiche che lo hanno portato a distinguersi dai suoi colleghi. Tali visioni ‘contemporanee’ erano evidenti fin dai primi progetti di case, nella sezione ‘origins/houses’, dove era visibile come la costruzione rispetti sempre il suolo naturale in cui si trova, anche se costruite su una colline o in pendenza, le case iper-moderne di Ando si adattano sempre all’ambiente in cui vengono inserite. Come lui stesso afferma, infatti: “Il vero protagonista delle mie realizzazioni non è l’edificio, bensì l’ambiente che vi è attorno”

Si proseguiva poi con ‘light’, la luce, motivo predominante nell’opera dell’architetto. Ci siamo chieste più volte perché l’artista giapponese, e dunque presumiamo non Cristiano, si sia spesso cimentato nella realizzazione di chiese. La risposta ce l’ha data lui stesso: per Ando la chiesa in quanto edificio è un mezzo dove la luce può essere presa a metafora stessa del divino e quindi adatta a stupire i visitatori. Grazie alla riproduzione in scala nel giardino esterno del museo, abbiamo sperimentato tale stupore mediante la luce che filtrava attraverso la costruzione! Eh già, stupire.

Perché questo è proprio l’obiettivo finale dell’artista: fare in modo che le proprie realizzazioni rimangano impresse nella mente dello spettatore.La mostra continuava poi con la sessione ‘spazi vuoti’. Anche in questo caso l’anima dell’architetto giapponese emerge in modo molto sottile ma chiaro: per gli appassionati di Buddhismo, infatti, è facile ricollegare il concetto di “vuoto” a questa dottrina orientale. Tadao Ando, con la sua opera concettuale atta a lasciare molti spazi vuoti (“da riempire con il pensiero”, direbbe un buddhista, ma non spingiamoci troppo oltre), rende in forma concreta e tangibile la concezione di quello che in giapponese viene detto “mu”, ovvero la vacuità.Eh eh, con queste chicche filosofiche siamo saliti di livello…ci state seguendo? Dai adesso concludiamo: dopo la sessione leggere gli spazi, dove era presente un’installazione relativa alle strutture costruite nella famosa isola di Naoshima, l’ultima stanza era dedicata ai progetti di Tadao Ando in totale armonia con la natura. L’accento era posto sull’intervento “eco-sostenibile” delle sue realizzazioni architettoniche.

Esempio eclatante, e che ha reso molto fieri noi italiani, è stato il suo progetto La Punta della Dogana” a Venezia, del quale abbiamo potuto ammirare una dettagliata panoramica video-fotografica alla mostra.Vi lasciamo citando le parole stesse dell’architetto nipponico sul tema della natura:“In quanto creatori di edifici, possiamo fare molto per risolvere il conflitto intervento dell’uomo vs. ambiente naturale. Alla fine, tutto si riduce alla sensibilità e consapevolezza di ogni persona. Immagiamo, ad esempio, se ciascuno di noi prendesse come propri i problemi dell’ambiente che ci circonda e cercasse di prendere provvedimenti come può: non ci potrebbe essere sforzo più grande e ricco di creatività! Credo che questa visione delle persone di andare oltre preconcetti e strutture esistenti sia la chiave per il nostro futuro.”  

Article: Sara Waka & Elisa Da Rin Puppel @ WAKAPEDIA

Photo: Nobuyoshi Araki, Mitsuo Matsuoka, Yoshio Shiratori

Articoli correlati

Articoli consigliati