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Sophia Al-Maria alla Fondazione Arnaldo Pomodoro

La prima di una serie di Project Room
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E’ previsto un susseguirsi di Project Room presso la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano. Questa, nata anni fa grazie allo scultore Arnaldo Pomodoro, organizza mostre del genere dal 2010. Ogni anno si trova una persona che curerà il progetto, indicando trama e artisti, meglio se scultori under 40. Anche il Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura, dal 2006, si propone di dare spazio ai giovani tra i 25 e i 45 anni.

Tre sono gli appuntamenti da segnare subito in agenda con le artiste Sophia Al-Maria, Caroline Mesquita e Rebecca Ackroyd. Scelte dalla curatrice indipendente Cloé Perrone, saranno presenti in momenti diversi fino a gennaio. Le tre sono accumunate da un’idea di scultura segnata dal divenire inarrestabile e si occupano di tematiche socio-culturali come la misoginia, l’identità nazionale e l’apocalisse. Fino al 31 maggiosi può partecipare all'esposizione di Sophia Al-Maria.

Artista, scrittrice, filmmaker e vincitrice del Dunya Contemporary Art Prize, si è ultimamente dedicata al Gulf Futurism. Il suo libro The Girl Who Feel To Earth esprime infatti l’interesse per il Golfo Persico ma è solo nel saggio The Gaze of Sci Fi Wahabi che il neologismo viene fuori. E da qui una serie di temi importanti, dall’isolamento umano all’Islam reazionario, dal consumismo alla prospettiva di un futuro nocivo per l’umanità. La sua installazione per la Fondazione si chiama Mirror Cookie. Si tratta di un video co-prodotto da Project Native Informant, London e Anna Lena Films. Si entra nella stanza e si vede proiettato su un boudoir: c’è Bai Ling al centro della scena che fa pensare ai busti classici, come ha detto la curatrice. Il titolo di tutto deriva dalla curiosità provata dall’artista nei confronti del blog di questa attrice che era solita scrivere cookie (biscotto), suo simbolo di positività. Qui appare in primo piano su sfondo bianco, stesso colore dell’asciugamano messo a mo’ di turbante sui capelli nerissimi. Solo la frangia e due ciocche spuntano fuori per farsi cornice di un volto che sfida la proporzione. Magari con qualche calcolo matematico si può ricondurre al rettangolo aureo. Lo sguardo, a volte senza pupille, un piccolo neo sulla guancia e labbra carnose che fanno le smorfie. A tratti fa vedere i denti serrati e inquieta un po’ ma comunque non si può evitare di osservarla. E poi tanti cuoricini, bianchi anch’essi, dallo sterno fin sopra la testa. Ad un certo punto le si vedono pure le mani, incrociate e colorate di smalto rosso. Le pareti tutt’intorno sono piene di specchi e così non resta che attuare la cosiddetta Mirror Therapy.

L’obiettivo è l’eliminazione dei giudizi negativi su se stessi mediante una chiacchierata allo specchio in cui ci si dice che vogliamo solo accettarci, al di là di ogni difetto estetico. Già, perché è come con l'Iperuranio di Platone: possiamo al massimo approssimarci alla perfezione aurea, mai raggiungerla, e comunque piacerci. Tocca provare- scegliere un momento preferito nell’arco della giornata assieme a delle frasi di autoelogio.

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