Sanya Kantarovsky - L'Officiel
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Sanya Kantarovsky

Ginocchia sbucciate, copri azzurrini, bimbi troppo rosa - è come se avessero qualche malattia della pelle. Il titolo della mostra personale di Sanya Kantarovsky, classe '82, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, è Letdown e prende il nome da uno dei quadri esposti.
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Una donna è piegata, sfinita dal suo bambino che le sta accovacciato sulla schiena e le tira il latte, lei ha i gomiti e le ginocchia sbucciate, è la sua schiava e ha le mani giunte come se pregasse - solo vicino alle mani c'è un po' di chiarore, la tela viola diventa d'oro. Letdown in inglese significa sia delusione che produzione di latte materno. In quasi tutte le tele c'è una sovrapposizione, il bambino sopra la madre, due uomini con le stesse gambe, uno sopra all'altro, una donna sopra alla schiena di un uomo, mano verde contro mano rosa, scrivono insieme. Tutto acquoso, sciolto, in movimento, come se non si potesse mai restare soli. Solo Gregor Samsa riesce a non avere compagnia, seduto alla scrivania, già trasformato in insetto. Le opere resteranno visibili fino al 25 febbraio e l'artista russo, emigrato negli Stati Uniti da bambino, le ha spesso utilizzate per confrontare la sua esperienza di vita sotto il comunismo, negli anni del declino dell’Unione Sovietica, con le esperienze vissute nel mondo occidentale. In Russia esistono decine di migliaia di edifici identici, ciascuno contenente ottanta appartamenti.

Queste strutture erano dette K-7 o Krushevki, da Nikita Krushev, che li commissionò in fretta e furia per rispondere a una grave carenza abitativa. Costruiti in modo sbrigativo e a basso costo in tutta la Russia, con pannelli di calcestruzzo prefabbricato, questi edifici gettano i loro occupanti dentro uno spazio infinitamente replicabile e uniforme. Kantarovsky posiziona i suoi quadri su un muro dipinto (una Khrushchyovka semidemolita): sono appesi in cima all’edificio e presentano allo spettatore corpi che si contorcono in atti di sottomissione. Ciascuna opera crea la propria arena prefabbricata, in cui si svolgono azioni come spingere, tirare, lavare e cancellare. La presenza della Khrushchyovka e delle tipiche tartarughe d’acciaio a terra, le cherepashki, che si trovavano nei parchi giochi annessi, dà l’impressione che questi quadri siano essi stessi finestre, che abbiano la capacità di farci guardare dentro l'edificio, la vita quotidiana dei suoi abitanti.

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