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Monster Chetwynd alla Fondazione Sandretto

Uno spettacolo teatrale macabro
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La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, fino al 30 marzo, ospita la prima personale in un'istituzione italiana di Monster Chetwynd, curata da Irene Calderoni.

Nata Alalia Chetwynd, ha studiato antropologia prima di iniziare a dipingere. Ha cambiato il suo nome in Spartacus nel 2006, poi è diventata Marvin Gaye, e ora è Monster. Vive a Glasgow con suo figlio di sei anni, Dragon. Il suo lavoro combina l'arte visiva tradizionale con le performance e i video. I suoi costumi fatti a mano sono un marchio di fabbrica - spesso chiede anche ad amici e parenti di aiutarla a costruirli. Tutto è accomunato da uno stile macabro-carnevalesco, una serie di maschere presentate con altre maschere sopra: come se ci fosse qualcosa di pauroso ancora più nascosto del solito, sotto, ma che s'intravede. Davanti ai suoi personaggi, alle marionette, può scappare anche un sorriso allo spettatore ma gli occhi dicono un'altra cosa. Per la mostra in Fondazione l'artista presenta una nuova serie di dipinti di grande formato, opere che incorporano oggetti scultorei derivati da precedenti performance posti in dialogo con sfondi iconografici. Ogni opera è un "bricolage antropologico", un insieme di miti antichi collocati in uno spazio contemporaneo o ancora più antico: un mix di folklore, cultura popolare, cinema, letteratura.

Una delle opere vede protagonista l'animale-feticcio dell'artista, il pipistrello, già eroe della serie pittorica Bat Opera, dipinti in miniatura che ritraggono quasi ossessivamente l'animale in diverse pose e prospettive. Da molti anni l’artista lavora a un ciclo di quadri sempre delle stesse dimensioni e di formato orizzontale, in cui è centrale la figura mitica del mammifero notturno. La sua sagoma si staglia su cieli turchesi o gonfi di nuvole minacciose che sovrastano paesaggi di colline erbose o di castelli medioevali. Queste opere traboccano di allusioni alla storia dell’arte e al cinema vintage, al teatro e alla letteratura gotica e incarnano lo spirito eclettico che domina tutta l’opera di Chetwynd. Il pipistrello ha in sé caratteristiche specifiche e interessanti. Possono auto-ibernarsi. Vedono di notte. E anche se è un animale feticcio, anzi, proprio per questo, non si può fare a meno di pensare ai vampiri, al sangue, alla morte, alla vita eterna.

È una di quelle cose che si vedono anche se sono mascherate. Il lato oscuro che emerge da sotto, e squarcia l'ironia.

Nel grande pannello Bat una figura grottesca emerge dalla superficie del quadro, quasi come un incubo che prende forma. Altrove piccoli pipistrelli dipinti sono nascosti tra le fauci di una bocca dell'inferno in cui il pubblico è invitato ad addentrarsi. Un più concreto e remoto Medioevo arrivato fino a qui grazie alla voce dei racconti durante le stagioni fredde. In altri lavori sono protagonisti i surreali costumi creati dall'artista per la performance Delirious, realizzata per la Serpentine di Londra nel 2006, a propria volta ispirata a un ballo storico avvenuto a New York nel 1931, una mitica festa della Società di Belle Arti in cui gli architetti si vestirono come gli edifici da loro progettati. I costumi-architetture di Chetwynd sono ora proiettati su volti, corpi o scenari rinascimentali, creando stranianti connubi a livello estetico e temporale.

Un'altra figura chiave della mostra è quella di Italo Calvino, il cui Castello dei destini incrociati ha ispirato una delle due rappresentazioni di marionette. I tarocchi, che nel libro di Calvino si offrono come dispositivo narrativo, abitano lo spazio scenico e si offrono come metafora di un lavoro sulle immagini. Nei quadri di Chetwynd, così stratificati, si può ammirare la logica combinatoria che anche nei tarocchi è alla base dei processi di produzione di senso.

 

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