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miart 2018: uno spazio per l’immaginazione 

miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea torna ad animare Milano con opere, artisti, galleristi, collezionisti, curatori provenienti da ogni parte del mondo.
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Ormai da qualche anno miart è un appuntamento irrinunciabile per gli amanti dell’arte contemporanea e non solo, arrivato alla sua ventitreesima edizione si conferma catalizzatore di una ricca settimana di mostre, performance, concerti, eventi che accadono contestualmente nelle istituzioni culturali pubbliche e private della città. 

Più di 180 gallerie provenienti da ben 19 paesi diversi, con opere che vanno dai primi del Novecento alle sperimentazioni più recenti di artisti emergenti. Per chi ama il design inoltre, e volesse già adesso – con qualche giorno di anticipo rispetto alla settimana del Salone – andare alla ricerca di pezzi da collezione, a miart troverà anche una selezione di design in edizione limitata.

Ma procediamo per ordine. Partiamo dalle due macro sezioni che riflettono le due anime di questa fiera, quella moderna e quella contemporanea: Established Contemporary e Established Master. Perché una delle principali caratteristiche di miart è proprio quella di mettere insieme presente e passato. Nella sezione Established Contemporary, dedicata alle gallerie che presentano opere della più stretta contemporaneità da non perdere le sculture di Ugo Rondinone in dialogo con le opere fotografiche di Robert Mapplethorpe nello stand della Gladstone Gallery (New York-Bruxelles), le opere della giovane artista francese Jean-Marie Apprieu da Clearing (Bruxelles-New York-Brooklyn), i lavori di Jimmie Durham da Sprovieri (Londra) e quelli di John Coplans e June Crespo da P420 (Bologna), i quadri di Louis Fratino da Antoine Levi (Parigi) e gli stand personali, che quest’anno sono numerosi, dedicati a Carsten Holler dalla Galleria Massimo De Carlo (Milano-Londra-Hong Kong), a Matt Mullican da Mai 36 (Zurigo), a Miho Dohi da Hagiwara Projects (Tokyo) e ad Alessandro Pessoli da Zero… (Milano). Nei corridoi di Established Contemporary una sosta obbligata meritano le opere site-specific per la sezione On Demand di Francesco Arena alla Galleria Raffaella Cortese (Milano), di Teresa Margolles da Peter Kilchmann (Zurigo), e di Eva Kot´átková da Meyer Riegger (Berlino). Negli stand di Established Master, che presenta l’arte moderna e del secondo dopoguerra, potremo riscoprire alla galleria Maab (Milano) la produzione artistica di Bruno Munari, mentre da Enrico Astuni (Bologna) avremo modo di approfondire il lavoro di David Medalla. Dai maestri del moderno passiamo ai giovani talenti con le gallerie di Emergent, dove Ermes-Ermes (Vienna) presenta le opere filmiche del giovane artista italiano Diego Marco e Dittrich & Schlechtriem (Berlino) le sculture di Nicola Martini; TG Gallery (Nottingham) propone le interazioni tra moda e performance di Stuart McKenzie e Christophe De Rohan Chabot, e Öktem Aykut (Istanbul) i visionari dipinti di Toygun Özdemir. Le nove gallerie della sezione Decades ripercorrono tutto il XX secolo con 9 progetti espositivi che ne raccontano ciascuno un decennio, dagli anni ’10 agli anni ’90. I dipinti di Afro (Galleria dello Scudo, Verona) ci riportano alla grande stagione della pittura informale italiana degli anni Cinquanta; gli anni Settanta rivivono nei disegni, le polaroid e le sculture concettuali dell’americano William Anastasi (Galerie Jocelyn Wolff, Pargi), e gli Ottanta nelle sperimentazioni cinematografiche di Jonas Mekas (Apalazzogallery, Brescia); a rappresentare l’ultima decade del secolo i lavori fotografici incentrati sull’indagine del corpo dell’inglese Jo Spence (Richard Saltoun, Londra). E se la commistione tra moderno e contemporaneo è la cifra distintiva di miart, Generations è la sezione in cui queste due anime si incontrano, messe a confronto con progetti che presentano opere di due artisti appartenenti a generazioni diverse e che quest’anno torna a presentare accostamenti inediti e sorprendenti: i celebri sacchi e cellotex di Alberto Burri (Mazzoleni, Londra-Torino) con le ceramiche e i collage di Sterling Ruby (Gagosian, New York); gli acquarelli degli anni Settanta di William T. Wiley (Parker Gallery, Los Angeles) con l’installazione “portatile” della giovane Kasia Fudakowski (ChertLüdde, Berlino); i ritratti fotografici di Lisetta Carmi (Martini & Ronchetti, Genova) con quelli pittorici di Birgit Megerle (Galerie Emanuel Layr, Vienna-Roma); i lavori dalla iconica serie “Delocazione” di Claudio Parmiggiani (Bortolami, New York) con l’installazione site-specific No Man's Land (2018) di Cornelia Parker (Art Bärtschi & Cie, Ginevra). miart, dicevamo, è anche l’unica fiera ad avere al suo interno una sezione dedicata al design d’autore, nazionale e internazionale, storico e sperimentale. Nella sezione Object potremo spaziare dai classici del design italiano come Gio Ponti, Carlo Mollino, Ico Parisi e Franco Albini presentati da Rossella Colombari (Milano) a contemporanei come Conrad Willems, Damien Gernay e Destroyers/Builders da Atelier Jespers (Bruxelles), fino una selezione di designer emergenti da Matter of Stuff (Londra). L’arte invade l’intero padiglione fieristico arrivando anche alla Vip Lounge dove Ruinart porta le opere di Liu Bolin. E dopo tutto questo… “Cosa possiamo immaginare?”. Provano a ipotizzarlo i miart talks 2018, con le tre giornate di conversazioni che insieme ai grandi protagonisti dell’arte e della cultura contemporanea esplorano il potere e i confini dell’arte come spazio dell’immaginazione. 

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