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Joji Kojima

Clé de Peau Beauté, scelto il tema del ballo in maschera veneziano, ha affidato, quest’anno, a Joji Kojima il concept dell’ultima Collezione-evento.
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Un ballo in maschera riservato a pochi eletti, per presentare la Holiday Collection 2015 di Clé de Peau Beauté, la lussuosa linea di Shiseido per la cura della pelle: Venezia incontra il Giappone con un pizzico della raffinatezza francese.

Clé de Peau Beauté, scelto il tema del ballo in maschera veneziano, ha affidato, quest’anno, a Joji Kojima il concept dell’ultima Collezione-evento.

«Shiseido e Clé de Peau Beauté - racconta il designer Joji Kojima - sono tra le migliori compagnie al mondo perché vendono la vera bellezza.
Ogni anno, viene realizzata una Holiday Collection in collaborazione con un designer esterno ai brand e, quest’anno, sono stato selezionato per curare packaging e design, lavorando sia sugli elementi 2D dei prodotti che su quelli 3D: sembrano avere molte similarità, ma, in realtà, hanno alle spalle un processo produttivo molto differente.

Le maschere e gli head-pieces sono la mia specialità, ma è stato complesso per me, nato negli Stati Uniti e cresciuto in Giappone, e per Shiseido, brand giapponese, affrontare un tema così italiano! Il mio obiettivo è stato quello di far interagire la bellezza italiana e giapponese in modo molto personale».

Kojima nasce in California nel 1987, ma vive e cresce nella Prefettura di Kanagawa, in Giappone. Il suo spirito creativo e la sua manualità cominciano ad emergere in adolescenza, quando, all’età di 15 anni, impara i rudimenti della gioielleria da autodidatta e si dedica allo studio del disegno artistico, della scultura e della pittura.

«Traggo insegnamento ed ispirazione da ogni singola esperienza: da un caffè al mattino ad una passeggiata notturna sulla spiaggia».

Eppure, le sue opere, i suoi gioielli, le sue maschere, sono intrise spesso di inquietudine e strizzano l’occhio a temi più oscuri, macabri:

«La Morte ed il Macabro sono solo alcuni dei temi che mi interessano. Perché spero di creare qualcosa che la gente non ha mai visto: probabilmente chi indossa o vede i miei pezzi pensa a questi temi perché nessuno ha mai visto cosa c’è dopo la morte».

E, del resto, è vero. Le sue ispirazioni sono le più diverse ed attingono sempre al suo lato più intimo, soprattutto quando si rifanno all’idea di Utopia, il non-luogo per eccellenza, che ospita animali stravaganti, bizzarri, unici, perché frutto dell’immaginazione libera dell’Artista:

«Sono gli animali che popolano il mio mondo immaginario. Li ho voluti rendere sotto forma di anelli perché avrei voluto catturarli, per rendere l’idea della reprensione delle fantasie».

Joji Kojima, amante delle sfide più ardue e delle più stravaganti tendenze, è diventato famoso perché una delle sue maschere è la protagonista della cover di Dance in the dark, canzone contenuta nell’album The Fame Monster di Lady Gaga: la cantante la indossa mentre scuote la testa, vestita in Alexander McQueen (styling di Nicola Formichetti) e fotografata da Hedi Slimane, che è riuscito a catturare l’intensità della provocazione, del dinamismo e della ribellione che Gaga e Kojima condividono nei loro rispettivi campi di lavoro.
E, come spesso accade, Arte, Moda e Musica sono in sincrono. Si accompagnano l’un l’altra nell’espressione di qualcosa che scuote anche in maniera violenta gli Artisti e le loro insicurezze.

«Moda e Arte sono concettualmente distanti, ma io non trovo tutte queste differenze tra le due. Forse, a voler osare, l’una è una forma di creazione di elementi del presente, mentre l’altra un modo per spiegarli. Non c’è una distinzione netta tra le due: spesso la gente si chiede quale sia la differenza tra Design e Arte e l’idea di operare questa distinzione risale all’epoca della Rivoluzione industriale della Gran Bretagna. Nella mia terra d’origine, in Giappone, queste distinzioni non sono mai state fatte: ogni artista ha sempre ricercato la Bellezza in sé ed io voglio seguire le orme dei miei predecessori in questa ricerca».

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