Io, Luca Vitone - L'Officiel
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Io, Luca Vitone

Al PAC, fino al 3 dicembre, si può visitare l'antologica dedicata a Luca Vitone che ripercorre trent'anni di  carriera, il suo percorso artistico.
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La mostra è curata da Luca Lo Pinto e Diego Sileo ed è dislocata anche in altri luoghi milanesi, dai Chiostri di Sant’Eustorgio al Museo del Novecento. Lo studio del luogo è il centro dell'esposizione. Lo stesso PAC è rappresentato in una planimetria in scala 1:1 così nessun visitatore potrà rimanere indifferente al posto nel quale si trova, dovrà calpestarlo consapevolmente. Stanze è un'altra opera site specific, una nuova versione dei suoi lavori realizzati con la polvere: ha tinteggiato le pareti del Padiglione con un acquarello ottenuto a partire dalle polveri raccolte nei suoi ambienti. Luoghi e ricordi privati, autobiografici, come Ultimo Viaggio, la macchina con cui fece un viaggio da Genova fino in Turchia e Iran con la famiglia nell'estate del '77: cofano aperto come se il motore si fosse bruciato, come se avesse visto tutti i posti del mondo. Insieme a luoghi e ricordi collettivi. “Ognuno per sé la terra per tutti”, questa frase è scritta su una delle bandiere rosse e nere dell’installazione Nulla da dire del 2004, bandiere ricamate con citazioni anarchiche insieme ad icone Rom e Sinti. Tutte le culture marginali sono unite insieme in una stanza, in un luogo di aggregazione creato apposta per loro. Come Wide City, 1998, acquisita dal Comune di Milano nel 2004 e oggi esposta al Museo del Novecento. Il centro dell’installazione è un modellino della Torre Velasca, architettura simbolo della città, intorno a cui sono disposte 180 fotografie, scattate dall’artista, che ritraggono luoghi particolarmente significativi per alcune delle più numerose comunità di stranieri presenti a Milano. Un’analisi critica del luogo che contribuisce alla costruzione di una coscienza spaziale e di un immaginario collettivo non stereotipato. Sempre di stereotipi si parla in Souvenir d’Italie del 2010: una cartolina dell'Italia, un'immagine fredda e ferma, un luogo comune rappresentato da una lista di nomi, l'elenco 959 iscritti alla Loggia massonica P2, e dall'incisione su marmo di una lapide in cui è disegnato l'occhio della Provvidenza massonico replicato e scomposto, a corredo, nelle strade, sotto forma di luminarie.

Opere al Pac - Padiglione D’art Contemporanea

Fotografo: Nico Covre Vulcano

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