L'Officiel Art

Gilberto Zorio al Castello di Rivoli

Leggere la combinazione di materiali utilizzati da Gilberto Zorio per costruire le sue opere è come leggere la composizione di qualche esperimento complicato.
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Un insieme di formule chimiche e oggetti disparati che non si capisce come possano stare insieme: tubi e morsetti Dalmine, acqua di mare, gomma nera, corda, cilindro in fibrocemento, camere d’aria, giunchi intrecciati, compressore, sibilo, fosforo rosso, scala telescopica, nichel cromo incandescente, lampade di Wood. Al Castello di Rivoli, fino al 18 febbraio, è possibile vedere questi materiali formare scenari spettacolari. Il progetto espositivo, curato da Marcella Beccaria e sviluppato in dialogo con Zorio, include sia nuove installazioni che opere storiche. Vettori energetici che costruiscono di volta in volta la forma stellare: una stanza buia con scie luminose blu che si muovono e si assemblano in costellazioni mai viste. Lance, pelli di mucca, asce. I crogiuoli (strumenti di laboratorio utilizzati per il contenimento di composti chimici portati a temperature elevate) sembrano pentole che qualche stregone ha lasciato lì a bollire, con dentro una pasta azzurrina incrostata, un po' liquida un po' solida. Insieme a vasi, bacinelle, coni, alambicchi di vetro e piombo, i crogiuoli costituiscono recipienti alchemici  per processi di trasformazione. “L’alchimia è la parte ambigua della chimica, è la parte più sognante, anche la parte più negativa, ma è la parte che dà più speranza, perché noi abbiamo bisogno di speranza. Ecco perché si fa arte, credo”, dice l’artista in un'intervista. Le opere di Zorio sono campi di energia fisica e mentale che comprendono insieme illusione, sogno e realtà. Come le tende da campeggio (un accampamento nel bosco? qualcosa di preistorico?) in cui l'artista riproduce il processo di evaporazione dell'acqua marina. Senza metafore o rimandi, rinnovando il linguaggio della scultura, Zorio è interessato alla potenza dei materiali, alla loro possibilità di combinazione e alla processualità dell'opera che il tempo pian piano svela. Anche in questo caso, grazie alle diverse condizioni di luce e buio predisposte dall’artista nel Castello, le opere vivono una vita completa, di tutte e 24 le ore.

 

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