arte

George Drivas

by Valeria Montebello
07.07.2017
L’artista George Drivas rappresenta la Grecia alla 57esima Biennale di Venezia con le sue opere cinematografiche.

Una telecamera cattura dall’alto l’immagine di due sagome che si allontanano. Le cristallizza. Qualcuno, da dietro una finestra, spia un uomo e una donna che parlano. Li blocca. Lenti che osservano di nascosto, persone che osservano da una posizione privilegiata. Tutto quello che fai da qualche parte è fermo, segnato, fissato sopra uno schermo. Mentre continui a fare la tua vita, a muoverti, c’è una narrazione parallela a scatti composta da frame parcellizzati, rallentati. Questo è quello che l’artista George Drivas -che rappresenta la Grecia alla 57esima Biennale di Venezia- racconta con le sue opere cinematografiche realizzate tra il 2005 e il 2014 ed esposte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. La mostra si chiama /Uncinematic e mette in scena la costruzione di una «“lentezza velocizzata”, simile al non-ritmo dei sogni, una rapidità percepita in maniera quasi ipnotica, cosicché il tempo e la durata diventino quasi irrilevanti». Una  sequenza d’immagini alternate che prese da sole sembrano immobili, mentre insieme si chiudono in storia. Capaci di portare in primo piano il legame sotterraneo che, da sempre, unisce fotografia e cinema, immagine statica e immagine dinamica. «Ogni mio lavoro si sviluppa lungo due direzioni: da un lato la linearità, la narrazione, il racconto di qualcosa che procede e si sviluppa, dall’altro l’irreale, la pausa, il dimenticarsi di come andrà a finire, congelati nel momento fotografato...». I suoi film potrebbero essere ambientati in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo: atmosfere nette, futuristiche, insieme a soggetti e pose retrò. Immagini fredde, architettura modernista, bianco e nero, filtri tendenti al blu, malinconia e alienazione. Le immagini registrate da lenti anonime, perse in chissà quale database -al contrario di quelle in cui sono le persone a guardare, controllare, rimproverare con lo sguardo- hanno la possibilità di restare neutre, di parlare da sole, e di non subire alcun giudizio.

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