L'Officiel Art

Elisa Sighicelli al Museo Pignatelli

Le fotografie che compongono la mostra costituiscono il secondo episodio della ‘trilogia sugli spazi’
Reading time 3 minutes

Si entra nel giardino del Museo Pignatelli a Napoli e ci si ritrova già in uno spazio stratificato: un prato che si alza verso una linea di case e palazzi colorati, poi il cielo.

Dentro alla casa-museo neoclassica, che dal 2010 è anche Casa della fotografia, si possono osservare, attraversando otto sale, le trentacinque opere (senza titolo) dell'artista torinese Elisa Sighicelli. La mostra si chiama Storie di Pietròfori e Rasomanti ed è curata da Denise Maria Pagano. Le opere, quasi interamente realizzate per l’occasione, sono tutte accomunate dal ruolo della fotografia come materiale, prima che come mezzo artistico. La fotografia non è mai stata così presente: sui social usiamo le foto per presentarci, per dare l'immagine di noi che preferiamo, inviamo selfie e scatti di continuo, di ogni cosa. Guardando le opere dell'artista si può riflettere sull'immagine fotografica che diventa materia, oggetto, che acquisisce peso e tridimensionalità. Ed è come se dicesse allo spettatore: trattami con cura.

Le fotografie costituiscono il secondo episodio della ‘trilogia sugli spazi’ dopo Palazzo Madama a Torino e prima dell’intervento al Castello di Rivoli su Villa Cerruti - un terzetto di perlustrazioni che mirano a pensare l’architettura come la ‘quarta parete’ della fotografia. Una parte della mostra è incentrata su foto della collezione di Villa Pignatelli e della sua architettura. La sala da ballo della villa con lampadari regali e luci dalle mille gradazioni diventa una serie di teli di raso sottile che svolazzano sulle pareti: ha fotografato dettagli dagli specchi ossidati della sala poi le ha stampate su raso. Da sala perfetta, immacolata, piena di luce a immagine disturbata, offuscata, più scura, quasi in movimento. Sale di raso, leggere e pesanti insieme. Vetri di Murano blu e bianchi, becchi di tazzine e ampolle, stampate sempre su raso. Tutte le tonalità dell'azzurro sono state esplorate, e se le si guardano bene, le teiere e i simboli bombati, è come entrare nella campana di vetro de La bella e la bestia: contengono qualcosa di magico, che non si vede ma c'è. Pezzi di carrozza fotografati nell'adiacente Museo delle carrozze attraverso i fanali, anche qui, in un gioco di specchi e rimandi – in una delle foto compare anche l'artista, bisogna cercarla.

Altri lavori, invece, provengono dal Museo Archeologico a Villa Floridiana, fino alla chiesa del Gesù Nuovo, alla Centrale Montemartini a Roma. Corpi antichi, greco-romani, muscoli e curve, dettagli di tombe che sembrano motivi optical, ma anche la scena di un satiro che cerca di stuprare una ninfa: lei è più grande di lui, non si sa come finirà lo scontro. Scattate ma stampate su marmo rosa, bianco, travertino. Sono sculture o fotografie? A pensarci bene, sono entrambe le cose. Strati. Ogni foto è intessuta della materia sulla quale è stampata - un telo di raso, travertino, marmo, vetro. ‘’Una delle chiavi di lettura del mio lavoro è la corrispondenza tra il soggetto delle fotografie e il supporto su cui sono stampate. In un mondo contemporaneo di immagini virtuali, mi interessa restituire la composita tattilità delle immagini e la loro tangibilità in uno spazio reale’’, dice Sighicelli.

Il risultato è una mostra sì stratificata: si possono cercare e trovare indizi, letture diverse, cose nascoste, perdersi. Ma anche bella. Grazie alla sua bellezza - se si vuole si può vedere solo quella - Storie di Pietròfori e Rasomanti riesce nell’insolito miracolo di parlare a tutti, non solo a esperti e addetti ai lavori, ma a chiunque.

 

 

 

Elisa Sighicelli, Storie di Pietròfori e Rasomanti

30 Maggio – 22 Settembre 2019

Museo Pignatelli - Riviera di Chiaia, 200 Napoli

/

Articoli correlati

Articoli consigliati