Driftwood, or how we surfaced through currents - L'Officiel
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Driftwood, or how we surfaced through currents

Atene. Quartiere di Exarcheia. Punto di riferimento degli anarchici di sinistra. Negli anni Sessanta e Settanta ha visto il passaggio di poeti, artisti, scrittori. È stato il centro culturale della Grecia, l'anima della capitale.
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Oggi, grazie alla mostra “DRIFTWOOD, OR HOW WE SURFACED THROUGH CURRENTS” -uno dei progetti vincitori di “Curate Award”, concorso internazionale promosso dalla Fondazione Prada e da Qatar Museums-, la città di Atene potenzia il suo spirito di contestazione. Fino al 22 luglio, in giro, si possono visitare gli undici lavori di Larry Achiampong, Meriç Algün, James Bridle, Hera Büyüktaşçiyan, Jeremy Hutchison, KERNEL, Chysanthi Koumianaki, Persefoni Myrtsou & Eva Giannakopoulou, Lara Ögel, Maria Papadimitriou e Lloyd Corporation. La curatrice belga Evelyn Simons osserva che siamo parte di un sistema caratterizzato dalla disparità tra la spinta alla circolazione delle merci e la presenza di barriere imposte alla circolazione delle persone. Oltre al paradosso secondo il quale la distanza geografica eliminata dai social allo stesso tempo rende il nostro sguardo disinteressato alle cose del mondo. 

Questi artisti, con la loro pluralità di linguaggi espressivi, segnano un percorso fra le strade del quartiere, una sorta di caccia al tesoro. Il tesoro sembra essere la libertà di sconfinare e capovolgere i ruoli, le situazioni che siamo abituati a vivere. O di rappresentare certe realtà scomode, di renderle evidenti. Da un caffè storico con delle cuffie attaccate al televisore a dai cartelloni pubblicitari falsi posizionati dentro ad un garage. Un negozio vuoto pieno di teli sottili, blu, che svolazzano indisturbati. Piedistalli arancioni posizionati su un pavimento a scacchiera con sopra cimeli dell'unione europea. Il poster di un uomo-macchina, la parte sopra del corpo è un sedile in pelle, mentre sotto porta pantaloni e scarpe da sera. Fino ad arrivare ad un piccolo prato che cresce scomposto dentro un mini-market vuoto: muschi, terra, fili verdi, papaveri, tutto sparso sulle pareti, negli angoli più remoti del piccolo appezzamento di cemento.

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