arte

#CultureCanBeFun: "My Eternal Soul"

by Sara Waka
08.05.2017
Non è un caso se abbiamo scelto un’artista nipponica come protagonista del primo articolo sulle mostre consigliate per L’Officiel Italia. Oggi vi portiamo a fare un giro a Tokyo e andiamo a visitare la retrospettiva di YAYOI KUSAMA in mostra al Tokyo National Art Center fino al 22 Maggio 2017. Visiteremo l’esposizione con uno sguardo davvero orientale, niente punti di vista americani o europei, ma autentici occhi a mandorla!

Iniziamo da ‘AllAboutLove’ – titolo di un’opera che potrebbe essere preso come emblema dell’intera mostraMY ETERNAL SOUL”. Le opere della stravagante Yayoi, infatti, sono tutte basate sull’amore sconfinato per l’arte che da sempre l’accompagna, ma fino a che punto si spingono le opere presenti in mostra?

Entrando nella prima grande sala che dà il via alla mostra, veniamo subito travolti da una miriade di dipinti multicolore. A novant’anni suonati, Yayoi Kusama ripercorre il proprio trascorso artistico con una collezione “formato Instagram” che sembra proprio essere il suo diario personale. Come accennato prima, le opere di Yayoi sono sempre state frutto dei suoi trascorsi emotivi, e seguendo il percorso dell’esposizione sembra di passare attraverso tutte ossessioni dell’eclettica artista giapponese.

Ma com’erano le prime opere di Kusama Yayoi? Lo scopriamo nella seconda sala, la quale ospita i quadri giovanili dell’artista. E qui bisogna ripassare un po’ la sua biografia perché ad un visitatore non ferrato sull’argomento potrebbe risultare difficile riconoscere chi c’è dietro ai dipinti su tela. Qui è chiaro come la giovane Yayoi non fosse ancora pronta a lasciar trasparire il suo complesso mondo interiore, fatto di paure ed allucinazioni.

È solo dalla terza stanza che veniamo catapultati nel “famoso mondo a pois”, per il quale tutti la conosciamo. Magia? No, trasloco. Sono ormai gli anni ’60 del Novecento e coincidono con il primo soggiorno di Yayoi a New York: qui l’apertura mentale e il movimento hippie dell’America del ’68 faranno in modo che la giovane intraprendente si possa esprimere nella sua totalità. Durante questi anni la vediamo lavorare ininterrottamente, in maniera compulsiva, trasformando le proprie allucinazioni e paure in pareti ed oggetti interamente coperti da pois.

Sempre in questi anni l’artista si cimenta anche nella realizzazione di oggetti in 3D, che chiamerà “Soft Scultures” (“sculture morbide”), realizzate cioè in materiale soffice. Guardandole non vi è alcun dubbio su quale fosse la sua ossessione in quel periodo: nella realtà Newyorkese, satura di lotte pacifiste all’inno di “Fate l’Amore non la Guerra”, Yayoi rivela il suo “animo puro” ricoprendo le sue sculture con prominenze falliche, facendo così trasparire la sua fobia nei confronti del sesso.

Il suo “pure soul” sarà il passepartout per non sfociare mai nella volgarità, nonostante il suo attivismo nelle manifestazioni hippie della New York sessantottina. La partecipazione attiva ai movimenti anticonvenzionali è espressa in toto nella serie “Self-Obliteration” (1967). Tale raccolta consiste in un’infinità di installazioni e live-performanceche vedono l’affascinante giapponese come protagonista. Ne risulterà poi un cortometraggio, dove Yayoi cammina nuda per le strade della Grande Mela, o girovaga in kimono coprendo i muri della città con dei pallini di carta.

Nel 1973 Yayoi decide di tornare in patria e mostrare la sua arte. Il Giappone degli anni ‘70, però, non è ancora pronto ad accogliere il suo modo di esprimersi, così impattante e diretto. Il suo ritorno a casa perciò si rivela essere un fallimento oltre che una delusione. 

Ad ogni modo Kusama Yayoi è sempre stata una donna forte e determinata e, nonostante le sue paure, non si è mai arresa agli sfregi della vita. Così ben presto decide di ritornare a New York, in un Paese che non solo è all’avanguardia e pronto a comprendere il suo stile, me che le darà la possibilità di diventare famosa e riconosciuta a livello mondiale evidente nelle opere più recenti esposte in mostra.

Come nella personale tenutasi alla Tate Gallery di Londra nel 2012, anche qui è stata installata la famosa “camera degli specchi” (“Love Forever”, 1966): passarci attraverso è un vero e proprio trip! Nonostante ciò, forse tutti ci saremmo aspettati un qualcosa in più per quella che è stata presentata come “la più grande retrospettiva dell’artista”. Certo, per la prima volta alcuni tabù della “pazza donna dai capelli rossi” sono stati rivelati anche in Giappone… ma con una sorta di filtro!

Article: Sara Waka & Elisa Da Rin Puppel @ WAKAPEDIA

Photo credits: Yvan Rodic

Exhibition: "YAYOI KUSAMA – MY ETERNAL SOUL"

Timing: 22/02/2017 – 22/05/2017  (Chiuso il martedì)

Location: Tokyo National Art Center, Special Exhibition Gallery 1E, 7-22-2 Roppongi, Minato-ku, Tokyo, Japan.

Opening Hours: 10.00 – 18.00

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