L'Officiel Art

Anne e Patrick Poirier a Villa Medici

Romamor, la loro prima mostra monografica
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L'incendie de la grande bibliothèque, 1976

Anne e Patrick Poirier si incontrano per la prima volta al Louvre, stanno guardando "Et in Arcadia ego" di Poussin. Da innamorati, fra Parigi e Roma, iniziano a collaborare come artisti. Capacità di memoria e un pizzico di romanticismo contraddistinguono il duo autore della mostra Romamor, curata da Chiara Parisi. Siamo a Villa Medici Accademia di Francia, museo nel museo a cielo aperto, la capitale. Un luogo d'ispirazione dove hanno vissuto e lavorato dal 1967 al 1972 - erano gli anni di Balthus, nella Roma freudiana, fotografia della più importante funzione psichica: la memoria.

Superati i controlli all'ingresso, si trova, sulla destra, Le monde à l'enverse (2019): è un'opera fissata al soffitto. Lo studio anatomico va svolto dall'alto verso il basso: ci sono un aereo, una lamiera, un piccolo mappamondo, perle rosse e tanti oggetti pungenti tutt'intorno. Rispettivamente simboleggiano un mezzo da guerra, il fuoco e del sangue che fuoriesce da un cranio. Tutto parla di violenza e intuiamo che anche i tappeti vogliono farlo - rappresentano Palmira nel dettaglio e il mondo, due campi di conflitto su cui lampeggia il pericoloso oblio dell'umanità.

La biografia degli artisti, testimoni della Seconda guerra mondiale, è stata più volte graffiata da eventi del genere. Anne ha raccontato di come sia stata traumatizzata dai problemi psichici di sua madre, dovuti tanto all'arruolamento di suo marito del '39 quanto dal padre morto nelle vesti di ufficiale durante la Prima guerra. Ad ogni modo, la bianchezza delle pareti di questa prima sala lascia un barlume di speranza. Lo stesso che si perde proseguendo verso la seconda, color nero-notte, contenente le istallazioni Domus aurea (1975) e L'incendie de la grande bibliothèque (1976). Gli artisti spiegano di aver visitato la villa di Nerone, un luogo complesso quanto le zone dell'inconscio. Donargli memoria è stato un gesto artistico: un incendio avrebbe demolito ogni cosa dell’abitazione, tra cui la grande biblioteca nera. Qui il riferimento va alla biblioteca di Alessandria, l'hard disk del mondo antico. Ma c'è di nuovo una luce rassicurante dietro l'uscita. Qui ci si presenta una scena bizzarra con un agglomerato onirico e un ufo. Il primo è formato da una scalinata coperta di piume, due scale inclinate verso l'alto e da numerosi elementi luminosi, dalle scritte al serpente ctonio. Non è un luna park ma Le songe de Jacob (2019-19): degli angeli sono rimaste solo le piume ma forse, salendo le scale, ci si accorgerà di quanto sia in realtà vicino il Paradiso. Il secondo è Ouranopolis (1995), una navicella spaziale, il cui interno ospita una biblioteca-museo. Sarebbe bello vederla decollare verso nuovi pianeti per portare avanti la missione della memoria, contro ignoranza e falsità.

Da qui in poi il tour prosegue all'aperto, sull'ampio piazzale. Alle spalle la villa, ai piedi si estende Le Labyrinthe de cerveau (2019), realizzato in pietre di marmo bianco. Sarà un ossimoro ma è precisamente il cuore della mostra. Il cervello, da cui la forma del labirinto, è l'organo deputato al ricordo. Inscalfibile finché si è in vita, e al contempo destinato a sparire, proprio come l'opera sotto ai passi dei visitatori. Necessari nel processo volto a sabotare o disinnescare la dimenticanza sono anche gli occhi. Dall'altra parte del giardino infatti c'è un obelisco la cui fontana alla base presenta tanti occhi, lo specchio di tutte le cose viste e ancora da vedere.

E accanto, la Siège Mésopotamia (2012-15), in granito nero inciso a foglia d'oro, ci ricorda che è possibile fare viaggi abissali nella memoria, presente compreso, anche da seduti.

 

Romamor di Anne e Patrick Poirier

Accademia di Francia - Villa Medici

1 marzo 2019 – 12 maggio 2019

 

 

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