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Anna Maria Maiolino al PAC

400 opere dell'artista in mostra a Milano
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Anna Maria Maiolino è al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano con la mostra O AMOR SE FAZ REVOLUCIONÁRIO, a cura di Diego Sileo, e la performance AL DI Là DI con la partecipazione di Gaya Rachel e la collaborazione di Flavio Kactuz. Le opere scelte, la cui datazione oscilla dagli anni Sessanta ad oggi, sono più di 400.

L’amore rivoluzionario, che significa libertà e coraggio, crea esperienze estetiche per l’uomo concreto. Il suo corpo riesce a legarsi all’opera solo grazie al tempo vissuto, diverso da quello che porta in dimensioni teoriche. Un tempo capace d’agire sul sensibile, proprio come fa Maiolino con i suoi Rotoli d’argilla. Questi ultimi hanno fatto pensare prima al gesto del fare il pane, poi Caterine de Zegher ha interpretato l'opera mettendo in relazione pane e feci. Mangiare ed espellere formano il cerchio della vita, dove il mito dell’origine è sempre rivissuto. Occhio agli alimenti scelti: i lavori della Maiolino vanno a braccetto con l’antropofagia. L'artista nasce in Calabria ma all’età di dodici anni si sposta in Venezuela e poi in Brasile, dove si avvicina a tale concetto che, a partire dal Manifesto antropofago di Oswald de Andrade del 1928, diventa qualcosa di unitario. Si gioca tutto in termini mitici, fra l’eterogeneità etnica brasiliana e l’universalità della cultura europea. Da questo momento in poi è il tempo manesco a strattonare l’antropofagia, fino a conferirle il sinonimo di transculturazione. Il passaggio si chiarisce analizzando per differenze l’arte di Tarsila do Amaral e quella di Anna Maria Maiolino. La prima ha usato l’antropofagia nello scenario tropicale arcadico dell’Abaporu (1928), la seconda ha proposto una festa antropofaga. In altre parole, si va dalla rappresentazione figurata il cui soggetto è “colui che mangia” alla concretezza dell’atto del nutrirsi. Siamo negli anni Sessanta quando linguaggio e corpo, bocca e apparato digerente, diventano oggetti artistici. Da qui la scultura Glu Glu Glu e l’incisione Glu Glu. In Por um Fio, siamo già alla fine degli anni Settanta, l’artista è al centro dell’immagine legata alla figlia e alla madre. E’ un filo che passa sulle loro bocche a metterle insieme e a creare contrasto tra punto iniziale e eternità.  Sono molto politiche certe sfumature antropofaghe di questi anni. Il concetto diviene simbolo della cultura brasiliana, in risposta alla soppressione politica post colpo di stato, è il 1964. Impossibile non dedicare la propria riflessione al dualismo privato-pubblico e più in generale alla violenza dei limiti imposti. O Heròi è un’opera del 1966 in cui si prende in giro la simbologia dei militari. E “ […] poiché in tempi di repressione e tortura, tutti i corpi diventano uno solo nel dolore”(Anna M.M.). E’ O Que Sobra(1974) tratta la veemenza e la censura sui corpi femminili. Non meno amara la meditazione dietro Arroz e Feijão, un'installazione sulla fame nel mondo. Giunti agli anni Ottanta, si verifica una disgregazione tanto sul piano artistico quanto su quello militare. In Entre Vidas (1981) l’antropofagia si è separa del tutto dall'iconografia. Qui c’è qualcuno che passeggia in mezzo a una strada cosparsa di uova – rappresentanti di vuotezza e pienezza, finitudine e inesauribile. In relazione alla mostra, la performance.

Due donne di età diverse e un panno rosso che fa da canale comunicativo, solo partecipando il pubblico potrà comprendere un’energia inesprimibile a parole. La rilevanza del gesto veniva prima colta nei disegni ricamati (Indícios), in quelli realizzati con la china (Piccole Note e Aguados), nelle sculture Emanados, nella argilla di Terra Modelada, ora in modo performativo.

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