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2017, Wolfang Tillmans

Una non-retrospettiva che guarda al futuro.
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Il 16 Febbraio ha inaugurato la mostra personale di Wolfgang Tillmans alla Tate Modern. 2017 non è una semplice retrospettiva del fotografo tedesco, è un’esposizione che rivela l’immaginario complesso e riflessivo dell’artista, spaziando tra composizioni astratte, ritratti e opere che sfidano il limite tra documentario e arte.

Tillmans è stato il primo fotografo, e primo artista non-britannico, a vincere il Turner Prize nel 2000, dimostrando un uso non convenzionale del mezzo fotografico. Per la sua personale, l’artista ha creato un percorso immersivo articolato in 14 sale, ognuna orientata verso l’esplorazione di diverse tematiche. Nella mostra, la condizione personale si confronta con un’ardita critica politica, che prende il via dall’analisi dei comportamenti sociali, sia attinenti alla sfera privata sia a quella pubblica. La visione di Tillmans è connotata da un forte impatto visivo, talvolta crudo e sprezzante, supportato da una tecnica sperimentale e un allestimento asciutto, da laboratorio.

È evidente la propensione dell’artista verso la convergenza tra il mezzo fotografico e il soggetto, intesa come un rapporto più ampio che il semplice ritratto da studio; c’è la volontà di utilizzare la camera come uno strumento di esplorazione, ma anche di astrazione dalla realtà contemporanea.

La mostra include un’ampia selezione di progetti editoriali, da sempre materia privilegiata dell’artista, e una sala d’ascolto allestita dall’artista per rispondere all’esigenza di una maggiore presenza musicale all’interno delle istituzioni museali.

2017 è una mostra completa, quasi omnicomprensiva, che rappresenta la produzione di Tillmans dal 2003 e che affronta temi di attualità, quali instabilità politica, diseguaglianza sociale, discriminazione di razza e di genere, affermazione capitalistica e intimità delle relazioni umane.

L’atmosfera è riflessiva piuttosto che disfattista e disillusa; l’artista, infatti, presenta una lettura poetica della contemporaneità, specialmente nella sala di chiusura, in cui sono presentate opere dai colori naturali, tenui, che indagano il concetto di frontiera, nei cui tramonti si può intravedere un messaggio di speranza.

 

Visitabile fino all’11 giugno 2017, nella Boiler House della Tate Modern.

Radicale, entusiasmante, non-artificiale, confidenziale, come la poetica di Tillmans; è passare dal buio alla luce, e poi di nuovo al buio, ma con la persona che ami.

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