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Shinju Auclair

25 anni, nippo-canadese, debutta lo scorso anno nelle arti marziali miste in Giappone ai “Rizin Fighting World Grand Prix“ mettendo knock out l’avversaria in 2 minuti. La sua arma vincente? Il sorriso
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Foto Katie Thompson

Calci, pugni, gomitate, ginocchiate, ma anche proiezioni, leve e strangolamenti: Shinju Auclair ha venticinque anni e possiede ognuna di queste tecniche: «Combattere ti insegna a confrontarti con i tuoi limiti. Puoi far sì che ti trattengano oppure che ti invitino a sfidarli. Solo così puoi crescere». 
Crescere, per Shinju, significa non aver paura di salire su un ring ottagonale e rinchiudersi in una gabbia con un’avversaria che ha tutte le intenzioni di demolirla: fisicamente e psicologicamente. È lo sport che ha scelto: si chiamano arti marziali miste, una disciplina a contatto pieno nella quale si mescolano stili diversi, dalla boxe al wrestling, dal karate al ju-jitsu. 

Shinju, conosciuta come Juju, possiede anche un’altra qualità, che sembra contrastare con il concetto di scontro fisico dettato dal suo sport: è bellissima. Taglio di occhi orientale dato dalle origini materne giapponesi e lineamenti eleganti donati dai geni franco-canadesi del padre. Un corpo che potrebbe prestarsi alle passerelle o al cinema e un carattere umile, solare. Eppure confessa: «Tratto il mio corpo come una macchina. La ragione è soltanto una: quella di essere nella forma perfetta per salire sul ring. Mi alleno per combattere non per essere carina e quindi le mie priorità non sono mai estetiche, ma basate sul rendimento». Juju ha una grande consapevolezza del proprio fisico: ha frequentato la danza, poi il karate, infine la boxe, prima di approdare alle arti marziali miste. «Non ho una struttura così atletica, ma nemmeno quella classica femminile, quindi non mi sono mai ritrovata in nessuna categoria, so solo che mi piace come sono fatta», dice sorridendo. «A nove anni volevo fare karate perché mi piaceva indossare il kimono bianco, poi però le arti marziali sono diventate una vera ossessione». 
L’innamoramento è arrivato una sera, davanti al programma “The Ultimate Fighter”: un reality show americano che segue le vicende e i match di un gruppo di professioniste delle arti marziali miste. «Vedere quelle ragazze che combattevano per un titolo ha risvegliato in me una passione lasciata da parte alle scuole superiori. Poco dopo sono entrata in quel mondo e, ironia della sorte, il coach dello show è diventato il mio». 

«Gli uomini non mi hanno mai intimidito, perché ho combattuto contro di loro sin da piccola. Le donne oggi hanno bisogno di forza, quella vera, che per me non è testardaggine, ma capacità d’adattamento»

Il suo debutto, nel 2017, è stato folgorante, i giornali dicono che ha un talento fuori dal comune. Persino sua madre - la comica e attrice giapponese Naoko Nozawa - non può fare a meno di assistere a ogni incontro: «La adoro perché detesta questo sport, non sopporta vedermi combattere, ma è sempre lì, con gli occhi puntati su di me», dice Juju, che conosce un solo modo per affrontare il match: con il sorriso. «I miei colleghi cercano di entrare in uno spazio mentale molto serio, invece io riesco solo a essere stupidamente felice, nonostante il mio allenatore cerchi di calmarmi per farmi concentrare. Ormai mi conosce: do il meglio quando mi permette di divertirmi», continua Shinju. «Il combattimento è una forma d’arte quindi cerco di non aggiungere quella pressione che limiterebbe la mia creatività». 
È sufficiente andare su YouTube e guardarla alle prese con l’avversaria di turno per intravedere in lei una sorta di simbolo della donna moderna: potente, impavida, attraente, consapevole. «La femminilità, per me, è quella fiducia che mi consente di fare ciò che voglio, quando voglio», racconta. «La determinazione è tutto ciò che serve, come la volontà di continuare a combattere a dispetto della situazione nella quale ti sei cacciata. È una questione soprattutto mentale».

Juju si allena dal lunedì al sabato e le piacerebbe che lo sport diventasse la sua occupazione principale, visto che per ora si guadagna da vivere lavorando in una farmacia. Lo dice con la franchezza di chi è in perfetto equilibrio: consapevole delle proprie scelte e del proprio percorso, sempre supportato dall’entusiasmo. «Un sorriso lo porta bene chiunque», dice parlando del concetto di bellezza, «le anime felici sono anche le più belle. C’è troppa negatività nel mondo, pochi inseguono le proprie passioni. Bisogna saper combattere per se stessi, ma anche per la collettività». Non la spaventa nemmeno l’ambiente maschile dal quale è circondata: «Gli uomini non mi hanno mai intimidito, perché ho combattuto contro di loro sin da piccola», dice ricordando le sfide a karate con i ragazzini della sua età. «Le donne di oggi hanno bisogno di forza», dice. Lei la dimostra ogni volta che entra nella gabbia: «La vera forza per me non è testardaggine, ma capacità di adattamento. Richiede pensiero critico e fiducia in sé. Questo è un concetto fondamentale nelle arti marziali, come nella vita: bisogna essere come l’acqua».

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