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Rossa distopia

In attesa della terza stagione tv, a fine aprile, “The Handmaid’s Tale” esce il 16 marzo negli Usa in versione graphic novel. In anteprima, le immagini di Renée Nault, canadese, conosciuta per le sue illustrazioni sul Los Angeles Times. Nel libro una realtà monocromatica e spaventosa e che, attenzione, potrebbe succedere davvero
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Le protagoniste dell’iconografia dell’illustratice Renée Nault sono personaggi fantastici provenienti da mondi surreali, donne misteriose che sembrano nascondere segreti pericolosi. «Mitologia e folklore sono da sempre la mia più grande fonte di ispirazione. Mi sento molto in sintonia con l’immaginario delle storie antiche, credo siano fortemente radicate nella nostra memoria collettiva». Per l’adattamento del romanzo, Nault si è confrontata con due colossi, da una parte Margaret Atwood, una delle scrittrici più influenti di questo secolo, e dall’altra Hulu channel, la grande produzione della serie televisiva che vanta ad oggi 9 Emmy Awards e 2 Golden Globe. «La prima volta che ho letto “The Handmaid’s Tale” ero al liceo, ne sono rimasta affascinata e scossa. Crescendo in una famiglia religiosa, la retorica di Gilead mi era familiare, tutto sembrava terribilmente reale e possibile. È elettrizzante essere stata scelta per adattare quest’incredibile e spaventosa storia in un romanzo grafico.

Vivere il mondo di Gilead ogni volta che mi sedevo al  tavolo da disegno è stato paradossale, ma finalmente ho potuto estrapolare le immagini che avevano vissuto dentro la mia testa per anni e renderle reali». “Everything Handmaids wear is red: the colour of blood, which defines us”. L’accentramento del controllo da parte della Repubblica di Gilead trova la sua espressione nell’omologazione cromatica dell’ambiente circostante. Il valore dei colori è l’elemento distintivo della classe sociale di appartenenza. A ogni categoria viene assegnato un colore preciso, che priva ogni personaggio della propria individualità. «Il rosso che ho scelto per i costumi delle Ancelle è vibrante e violento, al centro di ogni scena. La tavolozza dei colori è intenzionalmente molto limitata.

L’artista si è confrontata con due giganti, da una parte Margaret Atwood, una delle scrittrici più influenti del secolo, e dall’altra Hulu channel, la grande produzione della serie televisiva

Ho definito in anticipo quali sfumature avrei usato e ogni deviazione ha lo scopo di evidenziare elementi incongrui. Per esempio, all’inizio del libro vediamo un gruppo di turisti stranieri e il loro abbigliamento attira immediatamente l’attenzione perché è la prima volta che nel libro vediamo il giallo e il rosa. Nelle scene di flashback all’epoca precedente alla Repubblica di Gilead, i toni sono più caldi. Nella creazione degli ambienti ho lasciato spazio al bianco. Molti sfondi sono minimalisti per evidenziare l’importanza dei ruoli dei personaggi. Ho riorganizzato elementi grafici in modo tale da esplorare e trasmettere lo stato emotivo di ogni scena». Al centro dell’opera troviamo il pensiero della protagonista che da libera si ritrova ridotta in prigionia e assoggettata a un regime teocratico che ha reso le donne oggetti funzionali. Simboli, icone e metafore sono il linguaggio capace di raccontare la complessità dell’universo distopico di “The Handmaid’s Tale”.

 

Qui possiamo vedere eventi che sono già accaduti in qualche modo in qualche parte del mondo. Margaret Atwood ha recentemente scritto, «il cambiamento potrebbe essere veloce come un fulmine. “Non può succedere qui” non è vero: qualsiasi cosa potrebbe accadere ovunque, date le circostanze». Davanti a quest’opzione anche Nault risponde assertiva: «È molto vero. La storia ci insegna che i diritti che diamo per scontati possono essere cancellati in ogni momento. In “The Handmaid’s Tale”, June (prima di diventare Difred) è ben informata di cosa succede nel mondo, eppure è presa totalmente alla sprovvista dall’improvvisa conquista di Gilead. Mentre lavoravo al libro, mi sono chiesta spesso se ci fosse stato un momento in cui quel futuro poteva essere impedito. Quanto tempo prima era stato quell’attimo?». Una realtà più vicina di quanto sembri che ritroviamo nella cronaca di tutti i giorni e in tutti gli atteggiamenti reazionari della politica contemporanea. Oggi, grazie anche a serie televisive come “The Handmaid’s Tale”, “Game of Thrones”, “Stranger Things”, “Black Mirror”, il fantasy e i generi sci-fi e distopico, come speculative narrative, sembrano capaci di dare spazio al racconto di un mondo dal punto di vista femminile. Secondo Nault c’è stata molta assenza di donne, ma «è molto emozionante vedere come oggi questo universo venga esplorato. Mi è sempre sembrato strano che un autore fosse capace di costruire nel dettaglio un mondo altro e non pensasse come sarebbe stato vissuto da metà della popolazione».
Come direbbe Offred, Nolite te bastardes carborundorum (non consentire che i bastardi ti annientino).

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