Woman

#talkingwith Noah Cyrus

18 anni, musicista, sorella di Miley. È cresciuta in un ranch vicino alle amiche Gigi, Bella Hadid e Destry Spielberg. Un’infanzia molto normale da cui nascono canzoni che parlano di emozioni: dal fallimento delle relazioni alla voglia di combattere
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T-shirt di cotone, Kelly Cole

Il fatto che sia la prima volta che intervisto un musicista all’orario previsto, la dice lunga sulla professionalità della ragazza che mi trovo davanti. Noah Cyrus, 18 anni, tatuaggi inclusi, figlia minore di Billy Ray e sorellina di Miley, votata da Time tra le 30 Most Influential Teens del 2017, è puntuale e pronta a svuotare il sacco su musica, disco, icone, solitudine, infanzia e cavalli, gli animali che adora.«Prima cosa, scordatevi il mio primo album. Doveva intitolarsi NC17, se ne è parlato molto, ma in anteprima ti rivelo che non uscirà», ci racconta prima del photoshoot al The Barker Hangar di Santa Monica. «Ho invece deciso di pubblicare 7 canzoni in un Ep, intitolato “Good Cry” che racconta tutte le emozioni, sentimentali e non, che ho provato nella vita, l’ultimo anno è stato poi un delirio completo. Ho vissuto l’esperienza più brutta del mondo, mi sono separata dal mio ragazzo, e tutto questo mentre ero in tour con Katy Perry. Ogni sera mi addormentavo piangendo, è stato un periodo veramente negativo, ma alla fine sono riuscita a canalizzare tutte le esperienze che ho vissuto in questo EP. Questa situazione mi ha causato molta ansia e ancora oggi soffro di depressione. Sono la pecora nera della famiglia, da sempre quella un po’ dark e strana. Quella che fa domandare ai miei familiari perché mi chiudo in camera per ore ed ore a guardare video insulsi su youtube. Anche se sono molto dinamica, mi interessa parlare di inquietudine e depressione, perché sono sentimenti che provo da molto tempo, e che riaffiorano quando vivi una relazione disonesta con qualcuno: non poterti fidare di chi ti sta accanto crea insicurezza. Questi i temi del mio EP, parlo delle mie emozioni e di tutto quello che succede nella mia vita, della mia tristezza. Ma niente di che, sono triste da quando avevo 10 anni, sono fatta così». 

Prima di iniziare a cantare professionalmente, Noah ha vissuto un’infanzia come tante, cercando di essere più normale possibile, nonostante la situazione. «Sono cresciuta lontana dal mondo di Hannah Montana, volevo solo andare a cavallo, lavorare nel fienile ed essere una bambina, non la figlia della famiglia Cyrus; non perché non fossi contenta, ma perché al ranch mi trattavano come una bambina normale di 10 anni. Avevo lo stesso desiderio di quotidianità delle mie amiche Destry Spielberg, Bella Hadid, Gigi, tutte nate in famiglie famose ma che volevano “cavalcare” per sfuggire ai riflettori e rimanere bambine il più possibile. Ho sempre amato cantare, papà e mamma mi hanno insegnato a suonare il piano, poi a 15 anni ho deciso di provare come musicista. Credo di essere più brava a comunicare attraverso i testi delle mie canzoni, che parlando». Anche il suo modo di vestire è abbastanza atipico: è Emo, da sempre. «Sono nata Emo. Mi piacciono gli abiti street, pantaloni morbidi, felpe e scarpe da ginnastica, magari con un top attillato. Mi vesto comoda, quando sono a mio agio mi sento sexy, e questo non vuol dire mostrare troppa pelle, sei sensuale quando sei sicura di te e di quello che indossi». 

Per le sue canzoni prende ispirazione dalla vita di tutti i giorni. «A volte è così penosa, con tutta la negatività che ti tira addosso quando le cose vanno male oppure quando sei così giù che ti fai male da sola, che ti massacri comunque, a prescindere dal sentimento che stai provando. Ho fatto riferimento anche a moltissime cose che mi hanno fatto davvero imbestialire, tipo le relazioni fallite avute in passato, finché un giorno però ho detto basta, “fuck this”. Mi sono rotta di essere vittima, ed ho deciso che nessuno poteva più farmi male». 

Noah, come tutte le ragazze della sua generazione, è un’attivista, anche se ammette di non voler discutere troppo seriamente di politica. «Sinceramente non ne parlo quasi mai. Forse questo è il motivo per cui ho scritto “We Are Fucked” che spiega tutto quello che penso. È un periodo difficile, abbiamo combattutto per il nostro diritto di abortire e adesso ce lo vogliono portare via. Donne come Emma Gonzalez (sopravvissuta alla strage del liceo di Parkland, ndr), cambieranno il mondo, e come lei ne esistono davvero tante. Ecco perché è importante che chi abbia accesso ad un pubblico di milioni di persone faccia qualcosa, ecco perché sono molto fiera di quello che fa Miley, che usa il proprio successo per promuovere le cause della comunità LGBT+, la Happy Hippie Foundation, e trasmettere messaggi sociali a più gente possibile. È un mondo assurdo, ecco perché dobbiamo combattere contro la violenza con le armi e proteggere diritti come l’aborto, l’eguaglianza per tutti. È un mondo triste, ma dobbiamo cercare di sopravvivere e farlo sopravvivere a tutti i costi». 

Foto Rainer Hosch

Styling Summer Bomi Kim

 

Hair stylist Michael Duenas@TMG-LA using Garnier. Make up artist Katelin Gan@Starworks Artists using Hourglass Cosmetics. Stylist assistant Sharon Chitrit. Produzione bdot

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