Woman

Chi è Najla Aqdeir

24 anni, di origini libiche, dal 2005 in Italia, è una delle promesse dell’atletica leggera. Un passato difficile alle spalle, oggi desidera avvicinare le sue coetanee alla cultura dello sport
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Le storie a lieto fine esistono anche nella realtà, non solo nei film. Quella di Najla Aqdeir appartiene a tutti gli effetti alla trama più consolidata dell’happy-end. Sin da piccola la nostra protagonista si dedica all’atletica. È una promessa. Ancora adolescente, con la scusa di andare a trovare i nonni materni, Najla viene portata in Marocco per farla convolare a nozze con un uomo molto più grande di lei. Scappa. Torna in Italia. La famiglia le vieta di allenarsi. Smette e dopo un periodo di grandi sofferenze trova la forza per ricominciare. Nonostante tutto. Nonostante tutti. E ritorna a dedicarsi all’atletica. Diventa una campionessa. Ora vive felice e contenta. Entrare nei particolari della vita di Najla è superfluo. La sua storia è finita su tutti i giornali, su tutti i Tg e ha riempito i palinsesti dei programmi televisivi del pomeriggio d’Italia. Una cosa è certa: Najla vuole solo correre. «Lo sport mi rende felice perché mi fa sentire viva, mi fa sentire soddisfatta di quello che faccio e soprattutto mi dà modo di conoscere tantissime persone che poi diventano miei amici». Ma anche nello sport, i cattivi non mancano. L’anno scorso a interpretare il ruolo dell’antagonista sono state le autorità inglesi che hanno negato il visto d’ingresso alla “nostra” atleta. Avevano il timore che volesse fermarsi sul territorio di Sua Maestà. Invece Najla voleva solo partecipare, insieme alle sue compagne italiane della Bracco Atletica, alla Coppa Europa per Club di Birmingham. Il problema è che la 24enne mezzofondista non è (ancora) di nazionalità italiana. Najla ha passaporto libico. Attualmente ha un permesso di soggiorno per protezione sussidiaria: nel concreto è una rifugiata politica, sebbene sia atterrata nella nostra penisola - con regolare permesso - nel lontano 2005. E no, non è bastato quindi l’invito della Federazione inglese di atletica. Figuriamoci poi dell’informazione che si trattava di una gara riconosciuta dal Comitato olimpico internazionale. Anche lo sport, che dovrebbe “avvicinare le nazioni e permettere ai giovani del mondo di confrontarsi in una competizione sportiva, piuttosto che in guerra” recitava un certo Pierre de Coubertin nel 1894, è stato fermato da una carta. Ma non ha certo fermato Najla, che per superare mentalmente e fisicamente tutti gli ostacoli è diventata una delle nostre giovani promesse dei 3000 metri siepi.

«Gli ostacoli li affronti e li superi: questo è il mio modo di vivere». Un modo di vivere che forse non attrae molto l’attenzione delle dirette sportive in tv, ma che sta facendo proseliti tra i giovani fan dell’atleta. «Una ragazza dovrebbe iniziare a praticare atletica leggera per mettersi in gioco. È uno di quegli sport che ha tantissime discipline e così ogni atleta alle prime armi può trovare quello che piace di più; non è noiosa anzi ti dà moltissima motivazione. Non è fatica, ma divertimento e relazione». Najla oggi abita in una comunità protetta. Il carcere di cristallo, come lo chiama lei. E per tutte le ragazze in difficoltà, qualsiasi essa sia, lei ha un unico suggerimento: «Non mollare mai, non abbatterti e credici sempre. Trova qualcosa che ti faccia stare bene, come per me è stato lo sport». Oltre al suo parroco e al suo allenatore, anche un brand sportivo si è meritato il ruolo di aiutante positivo nella favola di Najla. «Mi hanno sempre supportata dal primo momento e hanno tutti sempre creduto in me. Questo mi ha permesso di conoscere persone fantastiche e vivere esperienze uniche come andare in America a correre la “Hood to Coast”. Ho potuto condividere la mia passione e motivare i più giovani a praticare l’atletica e capire l’importanza dello sport». Sì, perché un altro dono di Najla - che forse nemmeno lei sa di avere - è la capacità di trasmettere la sua energia attraverso le sue parole. Una vera show-woman. Basta ascoltare su YouTube il suo discorso tenuto a Tedx. «È stata fantastica l’esperienza degli incontri con le scuole che abbiamo fatto in 4 licei di Milano a partire dallo scorso ottobre. Abbiamo spiegato ai ragazzi la cultura del running».

Proprio a gennaio 2019, inoltre, è partito il movimento #nullapuòfermarci di Nike che sostiene le ragazze nell’esprimere il loro potenziale attraverso lo sport. E Najla è ovviamente una delle testimonial. «Il messaggio che vogliamo dare attraverso una serie di appuntamenti», racconta Najla, «è che non esiste ostacolo insormontabile se si vuole raggiungere un risultato, e si può farlo anche divertendosi. Fare sport è energia, è forza, è divertimento». Miss Najla Aqdeir ha qualcosa da dire anche allo sport per avvicinare le ragazze che abbracciano altre religioni o che provengono da contesti culturali differenti da quello italiano: «Credo che sarebbe fondamentale coinvolgere le diverse comunità che ci sono in Italia e realizzare dei progetti insieme a loro». E se nessuno si muove, molto probabilmente, ci penserà lei.

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