Woman

Julia Momose

by L'Officiel Italia
25.10.2017
Originaria del Giappone, 28 anni, si è trasferita a Chicago dove è beverage consultant per l’agenzia Menu Collective e il ristorante 2 stelle Michelin “Oriole“. La sua sfida? Mocktail (analcolici) sublimi

Di Carlo Spinelli

Foto Ben Derico

Se la mixologia è un fiume in piena globale, Julia Momose ne è la sirena. Dal Giappone si è trasferita con la famiglia a Chicago, negli States, dapprima studiando architettura poi innamorandosi del bar tending di estrema qualità. Julia ha 28 anni ed è cresciuta tra Nara e Kyoto; la sua mente si è sviluppata in un Paese dove tutto ha importanza, dal più piccolo dei dettagli agli elementi più grandi dell’esistenza. Miscelando con l’America questa formazione culturale del Sol Levante, lo stile di Momose si è fatto colto e frizzante, diventando uno dei più cool del pianeta. Dal mondo nipponico si è impossessata di precisione, delicatezza ed eleganza; dal mood americano invece l’approccio a una continua sperimentazione e creatività. I suoi occhi hanno quindi diversi punti di vista. Il famoso cocktail “Japanese Highball”, per esempio, composto da tradizione solo da whisky and water, viene interpretato dalla giovane nelle sue varianti, in base all’acqua gassata o quella naturale, del rubinetto o d’origine minerale/ vulcanica, o alla classica club soda. Anche l’aperitivo italiano è stato oggetto d’indagine: una volta analizzato, ne ha scoperto l’importanza nella vita sociale dell’Italia e lo ha adattato alle nuove tendenze americane e global.

Il famoso drink “Japanese Highball“ composto solo da whisky e acqua viene da lei interpretato nelle varianti con acqua gassata, naturale, del rubinetto o d’origine minerale/vulcanica

Grazie alla sua curiosità sta approfondendo finanche il tema dei mocktail, ovvero degli analcolici, considerati drink ormai fondamentali nelle carte dei bar. Se non c’è alcol in un cocktail, non è detto che non sia sublime. «Gli ospiti del bar sono i migliori ispiratori di cocktail», racconta Julia Momose, che nella sua recente carriera ha creato diverse miscelazioni, una volta ispirandosi a belle gonne decorate oppure a foto di viaggi, a canzoni rap, a storie sentite qua e là, a ingredienti eclettici come il riccio di mare e le alghe, perfino all’indicatore di personalità Myers-Briggs, per carpire ogni lato emozionale e psichico dei suoi clienti. È forse il suo melting pot culturale a renderla così speciale nel fare i cocktail? O è il suo interesse iniziale per l’architettura storica e moderna ad averle insegnato a giocare con la struttura dei suoi drink, in relazione con altri elementi come il ghiaccio di forma sferica e levigato a mano - ricordando il suo primo e unico maestro in un piccolo bar di Kobe - le diverse tipologie di bicchieri e le guarnizioni? Entrambe le ipotesi, ma le ispirazioni le possono arrivare anche dalle degustazioni al buio, in cui si scoprono gusti nuovi, oppure dai ricordi e dalle singole esperienze.

Come per esempio abbinare ingredienti giapponesi a “liquidi” scozzesi, con sfumature spagnole: è suo infatti un drink cosmopolita composto da Scotch Great Kings Street dalla Scozia, l’Hidalgo Fino Sherry dalla Spagna - per richiamare l’idea delle antiche botti di sherry per invecchiare lo scotch - e prodotti giapponesi/asiatici come il pesce bonito, l’alga nori e il pepe di Sichuan. È un omaggio a Masataka Taketsuru della Nikka Whisky di Tokyo, l’imprenditore giapponese che nel Novecento inventò il “whisky giapponese” dopo l’illuminante viaggio in Scozia nel 1918. Ora Julia è una beverage consultant che plasma cocktail creativi per l’agenzia Menu Collective e per il ristorante 2 stelle Michelin “Oriole” dello chef Noah Sandoval, entrambi a Chicago. Da “Oriole” sta sviluppando pure una carta di analcolici da abbinare al menù degustazione. Grandi collaborazioni dunque con la cucina gourmet, ma per la Momose il futuro della mixologia è ben altro: pochi ingredienti di estrema qualità, semplicità del gesto e la fusione con la musica, l’atmosfera e la clientela del locale. Così dicendo, è la stessa Momose il futuro della mixologia.

Il cocktail “Emerald Pursuit” a base di gin Sipsmith, Galliano L’autentico, tè matcha e Fever-Tree Club Soda

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