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On Time

Il Salone Internazionale dell’Alta Orologeria di Ginevra ha caricato il tempo di un 2018 che Baselworld finirà di raccontare. In imprese manifatturiere che celebrano la gloria delle conquiste passate mentre creano i presupposti per nuove attraversate, fra memoria, esplorazione e rivoluzione.
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PIONERISTICO

Quando si dispone del giacimento orologiero de Cartier, non sembra difficile poter estrarre sempre una gemma. Ma l’avvedutezza con cui la Maison parigina si sta muovendo negli ultimi tempi dovrebbe essere presa a esempio da gran parte dell’industria. Con le flûte ancora in alto a celebrare i 100 anni del Tank, al SIHH 2018 (Salone Internazionale dell’Alta Orologeria di Ginevra) è decollata una nuova edizione del Santos, primo orologio da polso per uomo della storia realizzato nel 1904 da Louis Cartier su precisa richiesta dell’aviatore e pioniere brasiliano Alberto Santos-Dumont - che desiderava poter leggere l’ora in volo con immediatezza - ed effigie stilistica del marchio francese dal 1911, anno della prima commercializzazione. Quella che abbiamo provato a Ginevra va oltre il semplice restyling: è una riprogettazione funzionale che mira a migliorare la qualità di chi ne fruisce. La novità di maggior rilievo è data infatti dall’ingegnoso sistema di fissaggio rapido del cinturino - bracciale, chiamato Cartier QuickSwitch System (brevetto depositato). Un meccanismo celato e integrato nel cinturino - bracciale che permette di inserirlo direttamente nella cassa con una semplice pressione. Inoltre, e questa è una soluzione ancor più illuminante, grazie a un altro brevetto, lo SmartLink System, il bracciale si potrà regolare con facilità e senza dover ricorrere a un orologiaio, utilizzando i pulsantini presenti in ogni singola maglia. Soluzioni pratiche e lungimiranti, che sembrano ammiccare all’ecommerce d’eccellenza, ambito in cui Cartier si è mosso con largo anticipo su molti concorrenti. Coerentemente con queste soluzioni ingegneristiche e questa dimensione commerciale, le possibilità di personalizzazione sono numerose, con una stuzzicante varietà di cromie per i cinturini di pelle e per i materiali di casse e bracciali. Disponibile in due misure (35.1mm e 39.8mm) ci ha convinto ancor di più in quella più piccola, anche per il polso maschile, poiché si apprezza al meglio come il nuovo disegno della lunetta segua magnificamente la dialettica fra cassa e bracciale. Benché le sue linee siano sempre irresistibili in oro, l’acciaio resta il materiale filologicamente più corretto. Nuovo anche il motore del Santos, con il movimento a carica automatica di Manifattura, calibro 1847 MC, con 42 ore di riserva di marcia. (www.cartier.com)

(Foto) Nato su richiesta del leggendario aviatore brasiliano Alberto Santos-Dumont a Louis Cartier, per poter consultare l’ora con più facilità durante le trasvolate, il Santos de Cartier fu il primo orologio da polso maschile della storia. Oggi si rinnova in una eclettica configurazione pensata per l’e-commerce. 

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SANGUE BLU

Quest’anno è stata un’edizione speciale del SIHH per IWC, perché la Casa di Sciaffusa ha festeggiato i 150 anni. Un traguardo di prestigio celebrato, come da tradizione, fra party esclusivi e personalità di fama planetaria che legano il proprio nome al tempo del brand, ma soprattutto nei manufatti della “Jubilee Collection”. Un’occasione per instillare nuova linfa a molti modelli storici del marchio come per creare dei nuovi classici. Il Tribute to Pallweber è già stato presentato sul sito de L’Officiel, rimarchevole novità che reinterpreta per il polso un orologio da tasca del 1884 a saltarello con l’affissione digitale di ore e minuti.Ora è doveroso concentrarsi sul modello Da Vinci Automatic che in questa edizione celebrativa acquista una nuova fisionomia, estetica e meccanica.

(Foto) Fra le numerose referenze chiamate a celebrare i 150 anni di storia IWC, brilla il Da Vinci Automatic con quadrante laccato blu. 

Presentato in tre declinazioni, due in acciaio e una in oro rosso, sfoggia un inedito quadrante laccato, carezzevole in bianco, magnetico in blu, con sfumature che variano dal cobalto, al blu di Persia fino allo zaffiro. Nuovo anche il contatore dei piccoli secondi al 6, che offre armonia formale e facile leggibilità. La sinuosa morbidezza della cassa Da Vinci, ferma alla bella misura di 40.4mm, accompagna le tradizionali anse snodabili che afferrano un cinturino in pelle di coccodrillo firmato Santoni, per una vestibilità fra le più disinvolte. Un orologio di elegante informalità, che porta al debutto un esclusivo movimento automatico di Manifattura, calibro 82200, con sistema di ricarica Pellaton e una riserva di marcia di 60 ore. Il movimento, rifinito con apprezzabile cura, è visibile attraverso il fondello di vetro zaffiro.Bello in foto, lo è ancor di più al polso, e verrà realizzato in edizione limitata a 250 pezzi per la versione in oro rosso, 500 per l’acciaio. Da menzionare, per i numerosi appassionati italiani del Portoghese Cronografo, l’Edition 150 Years.

 

Questo iconico modello viene per la prima volta equipaggiato da un movimento di Manifattura, parte della famiglia dei calibri 69000 (69355), nobilitando meccanicamente quello che esteticamente è uno dei più riusciti esempi di cronografia sportiva contemporanea. Offerto solo in acciaio, con quadrante laccato blu o bianco, verrà prodotto in 2 mila esemplari, che siamo certi troveranno rapidamente proprietari. (www.iwc.com)

(Foto) A nobilitare ulteriormente il modello batte il nuovo movimento automatico di Manifattura, calibro 82200. 

UNDERWATER

Di fronte alla nuova collezione Polaris presentata da Jaeger-LeCoultre al Salone Internazionale dell’Alta Orologeria di Ginevra non bisogna cadere nell’errore di ritenerla una semplice operazione nostalgica. La Manifattura, con articolo determinativo, si era già spesa nell’ecdotica orologiera con il Memovox omaggio a Polaris del 2008, che ricreava con accuratezza proprio il modello del 1968, primo orologio subacqueo con allarme, ideato per allertare il sommozzatore sul giusto momento della risalita. E benché nella nuova collezione vi sia un Memovox in edizione limitata a 1000 esemplari per festeggiare i 50 anni dal modello del 1968, con cassa da 42 e allarme di rigore, si è andati oltre. Sullo slancio del pionierismo originale di quel modello, si è deciso di ampliare il potenziale tecnico ed estetico di quel nome. Il Polaris era un missile balistico sottomarino statunitense del 1960 che garantiva potenza e gittata mai raggiunte in precedenza. E così l’SIHH 2018 è stato rampa di lancio per altri Polaris, pacifici e inoffensivi, ma - mutatis mutandis - altrettanto sofisticati. Si è andati oltre con una serie di cronografi in acciaio, con dei crono world time in titanio, e con una versione preziosa di Polaris Chronograph in oro rosa con quadrante grigio charcoal che abbiamo davvero fatto fatica a togliere dal polso una volta indossato. Ma da un punto di vista commerciale, il pezzo più interessante per il mercato italiano è senz’altro il nuovo Polaris Automatic in acciaio con cinturino di pelle. Orologio da tutti i giorni con una qualità percepita molto alta e contenuti meccanici rimarchevoli per il prezzo, che si attesterà sotto i 7mila euro. Raffinata la versione con quadrante blu e cinturino marrone che riprende la configurazione dello splendido e mai sufficientemente apprezzato Geophysic True Second Limited Edition. Schiettamente sportiva quella con quadrante nero, cinturino tabacco, con cifre e indici bianchi luminescenti. Per tutti gli Automatic, cassa da 41mm di diametro, 11.2 di spessore e calibro 898E/1, naturalmente in House. La versatilità commerciale dell’azienda è stata confermata dall’opportunità, per la prima volta nella sua storia, di acquistare in tempo reale gli orologi con un servizio buy now di shop online presente sul sito ufficiale. E benché personalmente non sia molto impressionato dagli ambasciatori quando devo decidere su quale orologio orientarmi, la scelta della Maison di farsi rappresentare nel mondo da quel fuoriclasse di Benedict Cumberbatch è davvero centrata. Abbiamo avuto modo di scambiare due parole con l’attore durante il party organizzato da Jaeger-LeCoultre a Ginevra che si è dimostrato un gentiluomo autentico, perfettamente in linea con l’immagine elegante della Maison. (www.jaeger-lecoultre.com)

(Foto) La collezione Polaris di Jaeger-LeCoultre aumenta la gittata creativa del primo Memovox del1968, con referenze inedite.

 

DEFINITIVO

Benché A. Lange & Söhne abbia folgorato l’attenzione degli appassionati con lo straordinario Triple Split - primo cronografo meccanico al mondo con lancetta rattrapante in grado di misurare tempi addizionali e comparativi fino a dodici ore - per questo approfondimento non posso non scegliere il 1815 Cronograph Flyback. A mio giudizio, questo è infatti il più desiderabile cronografo sul mercato (se la gioca con il Vacheron Constantin Historiques Cornes de vache 1955), e nella calda interpretazione in oro rosa, che mancava da qualche anno, raggiunge il proprio acme estetico. Sia nella declinazione con quadrante nero e lancette in oro, più formale, sia in quella con quadrante argenté e lancette brunite, più sportivo, questo è semplicemente il cronografo contemporaneo definitivo. Al polso brilla per equilibrio formale e leggibilità, con la scala pulsometrica e la minuteria “chemin de fer” a incorniciare lo splendido disegno delle cifre arabe e i due contatori simmetrici. Rivale diretto del Patek Philippe 5170, che pure amiamo molto sin dalla sua prima versione in oro giallo, si fa preferire per un maggior nitore estetico, una cura del dettaglio ancor più maniacale, la pratica funzione flyback e non ultimo, un prezzo sensibilmente inferiore. Il nobile classicismo delle forme di cassa e anse, che restano virili senza diventare austere, non ammicca al pubblico con patina new vintage, ma si espande in proporzioni auree per un crono e perfette per qualunque polso, con 39.5mm di diametro e 11mm di spessore, che vestono con rigore un movimento da palati fini.Visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro, il calibro L951.5 a carica manuale governa il tempo facendosi gioia per gli occhi. Come sempre nei calibri della Manifattura sassone, infatti, le finiture sono sontuose, artigianali e non industriali, con dettagli squisiti come il ponte del bilanciere inciso manualmente. Dotato di un bilanciere a spirale libera, vanta una riserva di marcia di 60 ore. Lo smistamento delle funzioni cronografiche avviene attraverso ruota a colonne, e se si osserva con attenzione il movimento si può apprezzare la chiocciola a gradini del contatore dei minuti “saltanti esattamente”. La versione con quadrante scuro (che ho preferito fra lancinanti dilemmi interiori) si accompagna a un cinturino in alligatore nero, mentre quella con quadrante argenté si assicura al polso con un alligatore marrone rossiccio. Per entrambi, solida fibbia ad ardiglione in oro rosa. (www.alange-soehne.com)

(Foto) Il 1815 Cronograph Flyback, esempio di finissima realizzazione e armonia senza tempo.

LEGGENDARIO

Di tutta la sfiziosa collezione 1858 di Montblanc vista a Ginevra, l’orologio a mio giudizio più interessante è il crono monopulsante, con cassa in acciaio da 40mm e quadrante verde dégradé (ref. 117834). Sul piano estetico Montblanc è il new vintage al suo meglio, con un sapore creato ad arte ma non artefatto e delle soluzioni grafiche di gusto sicuro, ma qui troviamo anche proporzioni ideali per un utilizzo quotidiano. Il quadrante poi, se in foto può intrigare, dal vivo è semplicemente magnetico. Tuttavia, la differenza fondamentale fra Montblanc e altri marchi che ricreano atmosfere passate è che qui c’è anche l’anima. Quella nobile. Nella bella cassa in acciaio del 1858, ridisegnata quest’anno con anse più corte e sagomate per il massimo comfort al polso, ammirabile attraverso il fondello in vetro zaffiro, batte infatti l’epopea Minerva, con il delizioso calibro cronografico MB M13.21 che di fatto è lo straordinario M13.21 a carica manuale da 13 linee già visto sul più austero Meisterstück Heritage Pulsograph. Osservarne le finiture alla lente è una delizia autentica per l’appassionato e un viaggio nell’epoca d’oro dell’Alta orologeria, con anglage sublimi e la “coda del diavolo” squisitamente Minerva (manifattura antesignana dell’odierna Manufacture Montblanc di Villeret) a trafiggere il cuore. Il pulsante singolo è posto a ore 2 e benché io prediliga la pulizia stilistica della soluzione coassiale in corona su un modello classico, qui conferisce un’asimmetria rustica e accattivante. Anche il cinturino in alligatore verde con cuciture a contrasto dà un bel feeling al polso. Cronografo di cui è difficile dire se sia più bello nella vista frontale o in quella lato fondello, ma che porta a farti sbilanciare per la seconda. Un’esclusività confermata dai numeri di produzione: si tratta infatti di un’edizione limitata a 100 esemplari. (www.montblanc.com)

(Foto) Il quadrante del nuovo 1858 Cronografo, dal bel sapore vintage, è di un vivace verde dégradé che seduce ancora di più dal vivo che in foto. 

(Foto) Ma la vera bellezza è interiore, con il calibro MB M13.21, che da ogni dettaglio micromeccanico racconta il glorioso saper fare Minerva.

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DA GARA

Se nell’immaginario collettivo il polo è uno sport patinato, trastullo dell’alta società, in realtà ha una genesi marziale e chiunque abbia assistito a un match dal vivo sa quanto sia duro e pericoloso, per cavalli e cavalieri. Una sfida da sempre per le Manifatture che ha stimolato prove ingegneristiche di successo, come il Reverso di Jaeger-LeCoultre. Mai nessuno tuttavia si era spinto avanti come Richard Mille, pioniere dell’Alta orologeria da prestazione, celebre per far indossare ai propri ambasciatori i propri orologi durante la competizione e non solo in sala stampa, che ha creato un tourbillon per il fuoriclasse del polo argentino Pablo Mac Donough. In realtà la collaborazione fra i due aveva già prodotto un pezzo eccezionale nel 2012, con l’RM053. Ma se allora l’effetto era quello di una celata high tech da polso, con l’RM 53-01 presentato al Salone Internazionale dell’Alta Orologeria di Ginevra, Mille ha voluto spalancare la meccanica alla vista proteggendola con un vetro laminato di derivazione automobilistica, realizzato grazie all’ausilio della Stettler, azienda specializzata proprio nella lavorazione del vetro zaffiro. In pratica si tratta di un vetro composto da due

 

strati di zaffiro separati da un sottile strato di polivinile, brevetto Richard Mille. Una soluzione che garantisce anche in caso di violento impatto con una stecca da polo nel pieno dell’azione di non frantumarsi. A corroborare la resistenza alle fratture, una cassa foggiata in carbonio TPT pressoché inalterabile, con altissima resistenza alle microfratture. E per proteggere il tourbillon, il movimento è sospeso su cavi con un’architettura geniale, che prevede due platine, una solidale alla cassa porta il dispositivo che mette in tensione i cavi; l’altra, centrale, sospesa ai cavi, integra i meccanismi del movimento. La platina al centro è fissata a quella periferica con due cavi di acciaio intrecciato di 0.27 millimetri di spessore. I cavi sono a loro volta ancorati a quattro tenditori, che correndo su dieci pulegge fissate (ruote girevoli) in alternanza sulle platine, ottengono una struttura tridimensionale in magico equilibrio dinamico. A garantire la rigidità necessaria per far funzionare correttamente i ruotismi, e per irrobustire ulteriormente la resistenza strutturale allo stress e alle collisioni, i progettisti Richard Mille, maestri nell’utilizzo di materiali ad alta tecnologia, si sono serviti del titanio grado 5 per la doppia platina e per i ponti. Questo straordinario segnatempo, che è anche incredibilmente confortevole al polso pur nelle sue generose dimensioni, verrà realizzato in edizione limitata a 30 esemplari. (www.richardmille.com)  

(Foto) Firmato dal fuoriclasse argentino del polo, Pablo Mac Donough, l’RM 53-01 di Richard Mille è un tourbillon ad altissima resistenza. 

 

UN CLASSICO

In uno spazio dedicato alle novità di Ginevra e alle anticipazioni di Baselworld 2018, qui in pagina un orologio che mi aveva colpito lo scorso anno a Basilea, ma che non avevo avuto modo di raccontare nel 2017. Il Rolex Datejust 41 rappresenta infatti per cifra stilistica e contenuti tecnici il punto di intersezione fra classicismo formale, solidità costruttiva e vocazione sportiva. Benché rappresenti nell’immaginario dell’appassionato di orologeria effigie di signorilità istituzionale, grazie all’armoniosa cassa in oro giallo a lunetta “millerighe” e al bracciale jubilé, fin dalla prima referenza 4467 del 1945 il Datejust fu non soltanto un ambasciatore di stile, ma anche pioniere di funzionalità: si impose infatti come primo segnatempo automatico certificato cronometro con finestrella della data a ore 3. La cassa Oyster veniva poi presentata come “absolument étancher à l’eau et à la poussière”. Oggi le sue performance sono ulteriormente accresciute, grazie al nuovo movimento Perpetual a carica automatica 3235 di Manifattura, certificato Cronometro Superlativo (Cosc più la Certificazione Rolex a movimento incassato, che garantisce una precisione di -2/+2 secondi al giorno). Sul piano formale questo accrescimento prestazionale trova espressione in un diametro da 41mm che conferisce una connotazione schiettamente virile all’oggetto e trova la sua più alta espressione nella configurazione Rolesor con cassa in acciaio e lunetta zigrinata in oro bianco, quadrante blu con la caratteristica finestrella della data istantanea al 3 e lente Cyclope, bracciale Oyster a maglie piatte. Impermeabile fino a 100 metri, vanta un’autonomia di circa 70 ore. (www.rolex.com)

(Foto)Se il Datejust di Rolex è universale effigie di sobrietà orologiera tradizionale, con cassa da 41mm e bracciale Oyster acquista una raffinatezza sportiva squisitamente contemporanea.

CARISMATICO

L’Octo di Bulgari, il primo sportivo veramente originale uscito nel nuovo millennio. Come anticipazione di Basilea, la Maison foggia il proprio Solotempo originale nel materiale fino a ieri esclusiva del Finissimo: il titanio. Le sfavillanti sfaccettature della cassa Octo, senz’altro la più raffinata e difficile da realizzare, si esaltavano nell’acciaio, ma l’opacità del titanio conferisce loro una più suadente plasticità. Certo è che la leggerezza e quindi il comfort al polso sono superiori, come la resistenza meccanica, al fuoco e alla corrosione. L’accostamento ton - sur - ton fra il titanio con finitura sandblasted e il quadrante, sempre in titanio, che aveva reso un instant classic il Finissimo, qui convince in egual misura, almeno a giudicare dalle foto. Giusta la scelta di non appesantire l’impatto visivo con il bracciale, ma al caucciù avrei preferito il cinturino in alligatore. Sotto la cassa e attraverso il fondello in vetro zaffiro batte sempre il movimento a carica automatica di Manifattura, Solotempo BVL 191. Per ora proposto solo con cassa da 41mm, sempre impermabile fino a 100 metri. In questo suo pre Basilea, Bulgari ha declinato in titanio anche l’Octo Cronografo, animato dal calibro BVL 328 - Velocissimo. (www.bulgari.com)

(Foto) L’inconfondibile cifra espressiva dell’Octo Solotempo di Bulgari trova nella nuova declinazione in titanio una variazione molto piacevole da guardare e indossare. 

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SULLA VETTA

Quando il Ceo di Hublot, Ricardo Guadalupe ha fenduto il ghiaccio di un piccolo iceberg che come una teca conteneva il nuovo Hublot Big Bang Alps, c’era evidente curiosità fra i giornalisti presenti allo Chalet de Pierres di Courchevel 1815 lo scorso gennaio. La ricerca della Maison di Nyon sui nuovi materiali non ha mai comunicato un asettico effetto laboratorio, anzi: si è sempre voluta plasmare una materia viva come si fa con l’immaginazione. Ma in questo caso l’orologio doveva uscire come un affioramento che mettesse a disposizione dell’appassionato tutti i dati per cartografare l’art of fusion del Big Bang alpino. E l’effetto è stato spettacolarmente roccioso. Proposto in declinazione femminile e maschile, ciascuna limitata a 100 esemplari, presenta una cassa in carbonio satinato effetto frosted, quadrante blu che nella configurazione maschile da 45mm di diametro esalta con una raffinata scheletratura le vette orologiere del calibro cronografico di Manifattura calibro HUB 1242, con funzione flyback e 72 ore di riserva di marcia. L’interpretazione femminile, contenuta a 39mm, brilla invece con una lunetta e indici vestiti di diamanti e un quadrante blu ghiaccio satinato. Ma ad accomunare i due pezzi, oltre alla presenza dei cinturini intercambiabili “One click” - sistema a sgancio rapido che permette una disinvolta libertà di personalizzazione creativa - è la pertinenza d’alta quota della Cuddy Cluff in montone rovesciato; una fascia che adorna il cinturino e che in questa interpretazione ha una seducente resa estetica e una apprezzabile valenza termica. Perfetto per il glamour di Courchevel, dove la Maison è presente con una boutique rinnovata nel 2016, come partner della scuola di sci e sponsor della Folie Douce, baita chic sulle piste più esclusive dell’Alta Savoia. Ma la montagna d’elezione della Maison è il Cervino, che si può osservare da Nyon, e i cui sfavillii sempre diversi hanno ispirato l’animo cangiante dei nuovi Big Bang Alps con ancor più slancio espressivo e tecnologico di quanto avesse già fatto con i Big Bang Zermatt. (www.hublot.com)

(Foto)Presentato nell’esclusiva località sciistica di Courchevel 1815, in Alta Savoia e offerto sia in versione femminile sia in versione maschile, il Big Bang Alps fa brillare fra le nevi l’estro di Hublot.

IN VOLO

Benché la Maison di Le Locle abbia presentato l’eccezionale Defy El Primero 21, primo orologio in serie con misurazione al centesimo di secondo (risultato ottenuto grazie a due scappamenti, con quello della cronometria che viaggia all’incredibile frequenza di 360.000 VpH), in questo speciale ho scelto di inserire un simbolo della storia Zenith. La rotta che porta ai Pilot Cronometro Tipo CP-2 in bronzo e in acciaio invecchiato di Zenith, presentati come pre-Basel 2018 è gloriosa per l’appassionato di aviazione orologiera. Tutto nasce infatti con il leggendario “Cairelli”, Cronometro Tipo CP-2 da polso a carica manuale (calibro 146DP) della fine degli anni 50 ricordato con il nome del distributore romano Antonio Cairelli che all’inizio degli anni 60 si aggiudicò l’appello per la fornitura ai piloti dell’Aeronautica italiana. Cairelli svolgeva questo prezioso lavoro di connessione già dagli anni 30, come fornitore per la Regia Aeronautica. Molti bombardieri italiani della seconda guerra mondiale montavano sulla plancia comandi cockpit clock marchiati Zenith e A. Cairelli. Ma a restare nel cuore dei collezionisti e dei cultori del vintage fu proprio quel Cronometro Tipo Cp-2 “Cairelli”.Un simbolo di competenza professionale e afflato bellico, ma soprattutto un segnatempo dall’estetica accattivante per i gusti del pubblico contemporaneo che hanno portato a recenti impennate di prezzo. Impennate tali che hanno convinto la Maison oggi parte del gruppo LVMH a celebrarlo lo scorso anno con l’Heritage Cronometro Tipo CP-2. Una riedizione filologicamente accurata, che riprendeva l’estetica e le proporzioni dell’originale, ma gli offriva inedita spinta propulsiva con i reattori del calibro El Primero 405 B con funzione Flyback. L’orologio, in edizione limitata a 1.000 esemplari, ebbe un tale successo che oggi Zenith ne propone un’altra variazione, con i CP-2 in bronzo e acciaio invecchiato, forse ancor più accattivanti. Il diametro è sempre quello originale di 43mm, così come la cifra estetica con la ghiera girevole, i grandi compax e le sfere tipiche dell’aviazione militare, mentre la lavorazione dell’acciaio in particolare offre una patina vintage di bella autenticità perfettamente abbinata al quadrante granulato in grigio ardesia. Confermato l’eccellente movimento a carica automatica calibro El Primero 405 B con funzione Flyback, che batte a una frequenza di 36.000 VpH e garantisce 50 ore di riserva di marcia. Coerente con il look del segnatempo e di solida fattura il cinturino verde di pelle nabuck con rivestimento in gomma antiusura. (www.zenith.com)

(Foto) Il nuovo Zenith Pilot Cronometro Tipo CP-2 Flyback reinventa le suggestioni del celebre “Cairelli” in una veste performante. 

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