Pop culture

Perché è scoppiato lo scandalo Harvey Weinstein?

by Delphine Valloire, France
30.10.2017
ll colosso è caduto.

Il produttore e distributore più gradito agli Oscar, Harvey Weinstein, che ha creato Miramax con il fratello Bob, avversario di Quentin Tarantino, Baz Lurhman, Jean-Pierre Jeunet Danny Boyle e Steven Soderbergh, ha visto sgretolarsi, in pochi giorni, tutta la sua vita. Weinstein, additato come tiranno, si è costruito in trent'anni una reputazione di sadico pervertito:  non solo terrorizza il suo team e gli amministratori tramite epici capricci - e se ne vanta pubblicamente – ma è anche un uomo autoritario che adesca le giovani attrici, e anche quelle più affermate, seguendo lo stesso modus operandi. Offre loro un appuntamento in una camera d'albergo e un massaggio o un bagno, coperto da un esercito di assistenti, avvocati e collaboratori. Una sorta di Jaba the Hut, un minotauro che non ha mai trovato opposizione in tre decenni. Sì, tutti sapevano. Giornalisti provenienti da tutto il mondo, professionisti del cinema e gli attori. Era impossibile parlare senza prove formali o testimoni, rischiando di affrontare rappresaglie professionali, pubblicità e la rabbia legale di un uomo così diabolico. Weinstein avrebbe potuto tranquillamente continuare a diffondere l’immagine di uomo dalla vita buona e pacata, ma, dietro le quinte, in realtà è mostruosa. Per alcuni è stata una sorpresa, ma potrebbe essere soltanto un’ottima prova d’attore, come Meryl Streep,  altri sono rimasti in silenzio e molti si sono lasciati (finalmente) andare, come Cara Delevingne su Instagram, Angelina Jolie e Léa Seydoux sul Guardian, o ancora Gwyneth Paltrow. Dopo anni di impunità nel molestare sessualmente tutte le donne che sono riuscite a raggiungere la sua porta, Weinstein ha perso il lavoro, sua moglie, i suoi amici, la sua reputazione. Un vero sollievo pervade tutte le femministe e le altre: un predatore in meno. E non si può fare a meno di provare una grande ammirazione per la prima che ha avuto il coraggio di testimoniare  (Rose McGowan e Ashley Judd), ma la vera reazione a questa (falsa) "breaking news" dovrebbe essere:

perché adesso?

 

 

1- L'arma Twitter.

 

Dal 1984, decine di reclami di donne hanno portato solamente a dei taciti accordi. La stampa è rimasta in silenzio: gli articoli non sono mai stati pubblicati, per mancanza di testimoni, ma anche per la mancanza di mezzi capaci di resistere sotto pressione. Nel 2004, un documento di Sharon Waxman fu portato alla luce dal New York Times. Tredici anni dopo, il 5 ottobre, lo stesso giornale ha pubblicato una lettera scritta da Jodi Kantor e Megan Twohey, in cui denunciava le molestie sessuali di Weinstein perpetuate in decenni, con testimonianze stravolgenti. Il giorno dopo, Ronan Farrow (figlio di Mia Farrow) ha pubblicato la sua indagine approfondita sulla questione, sul New Yorker,  su cui aveva lavorato per mesi. Annullata, coperta sotto un presunto conflitto di interessi (Ronan Farrow era in guerra con suo padre Woody Allen e Weinstein, il suo produttore). Nel mese di luglio, la NBC ha autorizzato Farrow a pubblicare il suo sondaggio. Per molto tempo Weinstein ha rappresentato una grande macchina di distruzione, le ragazze infatti erano state terrorizzate con pressioni, minacce, avvocati. Nel il 2017 tutto cambia. Ronan Farrow ha twittato "Signore di Hollywood, il vostro silenzio è assordante”. E infatti in una una settimana, molte stelle hanno raccontato pubblicamente le molestie che hanno subito. Oltre a questa vittoria, non dobbiamo dimenticare che Weinstein è solo la punta dell'iceberg, come Emma Thompson ha giustamente notato in un'intervista recente con la BBC: altri, molto più discreti ma altrettanto perversi, nell'industria cinematografica e altrove, fanno altrettanti danni. Ma da questa settimana possiamo sperare che si sentano meno sicuri, forse anche terrorizzati. Il tempo dell'impunità deve finire.

 

2-Il tuo Business, il tuo mondo spietato (e Shakespeare).

 

In una settimana, i nemici di Weinstein, e sono molto numerosi,  si sono scatenati. Ma i peggiori nemici, come spesso accade, vengono dall’interno. Nel 2005, i fratelli Weinstein hanno venduto Miramax alla Disney e hanno fondato The Weinstein Company con un relativo successo: alcuni grandi film come Il discorso del re, Silver Linings Playbook o Carol nascondono a malapena decine di flop. I Weinstein apparentemente hanno perso il loro stile e un bel po' del loro potere. Qualche giorno fa Harvey Weinstein è stato licenziato. Poco dopo  Bob ha pubblicato una dichiarazione in cui definisce il fratello "un uomo molto malato" e "un bugiardo di livello mondiale". La relazione si è distrutta. Si spera che Harvey abbia apprezzato i complimenti direttamente dal suo attuale rifugio, un centro di riabilitazione per ninfomani in Arizona (secondo alcuni tabloid). Nel testo, faremo notare l’abile scienza della comunicazione che consiste nel trasformare il predatore, che ama sottomettere gli altri al suo desiderio, in un tossicodipendente, cioè in una vittima.

 

 

Il "Trail Blazer" per cacciare Trump.

 

Sebbene abbia meno forza di quanto possa sembrare, Harvey Weinstein rimane comunque un simbolo del potere: con la sua caduta e quella di Bill Cosby, in misura minore, si apre una breccia per punire anche gli altri stalker famosi. Ad esempio, il 45 esimo il presidente degli Stati Uniti, ha spiegato nel 2005 a Billy Bush: "Quando sei una star, tutto è concesso. Si può fare qualsiasi cosa. Dalle invasioni alle ragazze". In apparenza, i democratici sono quelli più colpiti dalla caduta di Weinstein che ha contribuito con i suoi milioni di dollari alle campagne di Obama e Clinton. In realtà, Hillary non è più in gara e dopo la sua umiliante sconfitta contro Obama, con la sua immagine integra, non è stato contaminato da questo comportamento. Sua figlia Malia ha partecipato ad un seminario a New York negli uffici di produzione Weinstein. E possiamo supporre che un padre non avrebbe mai messo la adorata figlia sotto il naso di un uomo che considerava un pervertito. La prossima mossa nel gioco degli scacchi viene da Washington ed è la seguente: in primo luogo, dimostrare a tutti che un uomo, per quanto potente, può cadere in secondo, e incoraggiare le vittime a parlare. Quanto è simile Weinstein a Trump? Anche sfidando le convenzioni, gli insulti,  la rabbia, l'arroganza, la volgarità, la misoginia, l'amore del denaro e persino le mogli trofeo. I due giornali che hanno pubblicato le indagini, il New Yorker e The New York Times, sono stati accusati dal Presidente di divulgare notizie false insieme alla CNN, la testa della battaglia anti-Trump. Ci si chiede fino a che punto questa caduta non venga utilizzata per demolire un uomo pericoloso e incompetente che, giorno dopo giorno, sembra resistere a tutte le infamie e a tutti gli errori che commette.

 

Fase finale: L'Espiazione.

 

Per quanto riguarda Harvey Weinstein, al di là del duro schiaffo - meritato - che il produttore sta cercando di incassare, il suo futuro si svolgerà probabilmente in base alle leggi del business: cure (quali?), forse il tempo, poi un'espiazione pubblica, un mea culpa con lacrime preferibilmente davanti alle telecamere di Oprah. In un anno o due le donazioni a organizzazioni contro la violenza sulle donne. Il tutto potrebbe essere completato da un perdono generale, una rinascita sotto gli applausi del pubblico.

O perchè no,  anche una serie Netflix sul caso.

The show must go on.

 

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