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Zizi Li, life in progress

Giovane sino-giapponese fondatrice e direttrice creativa del brand Dsidsu, Zizi Li, continua senza freni il suo percorso didattico e professionale.
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Definisce il suo lavoro come un insieme di dicotomie dovute al suo background cosmopolita.

Zizi Li, nata e cresciuta in Giappone da genitori di origine cinese, ha ricevuto un’educazione occidentale che le ha permesso di interiorizzare tutti i contrasti con cui è cresciuta.

Tanti progetti e sempre portati a termine simultaneamente.

Ciò che li accomuna tutti è il mix di discipline utilizzate per realizzarli.

Moda, comunicazione e la cultura delle sua terra d'origine sono le passioni che veicolano i suoi lavori e che la caratterizzano in un contesto in cui immaginare, ideare, sognare è facile, realizzare lo è meno.

Le abbiamo fatto qualche domanda relativa alle sue passioni e ai suoi progetti.

OI: Com'è nata la tua passione per il disegno e che valore ha per te disegnare?

ZL: Ho iniziato a dipingere quando ero molto piccola. Nonostante fossi molto estroversa talvolta mi sentivo isolata. Quando avevo cinque anni trascorrevo molto tempo ad ammirare le piante del mio piccolo giardino delle dimensioni di un tatami. Osservavo la loro capacità di crescere, cambiare e sopravvivere. Crescendo ho capito che il vero amore non era altro che trovare una persona che mi guardasse alla stesso modo. Le piante erano sempre lì, ma non imponevano mai la loro presenza. Erano come il fiume di Hermann Hesse’s in Siddhartha. Questa tecnica mi ha permesso di trascorrere molte ore allo stagno di loto tentando di riprodurre al meglio ciò che vedevo in pigmenti. Ora continuo a farlo perchè questo mi ricorda colui che è stato in grado amarmi guardandomi allo stesso modo in cui io contemplato le piante.

OI: Nelle tue ultime foto c'è lo Shibari. Si tratta di un'antica pratica giapponese, in che modo è stata in grado di ispirarti per questo shooting e in cosa la consideri attuale?

ZL: La bellezza dello Shibari per me sta nella volontà di chi lo pratica di sopportare il dolore e non, al contrario, nel piacere di infliggerlo. Questa sensibilità mi ricorda la gentilezza delle piante, che sopportano tempeste per riuscire a farci capire meglio il significato della vita. Nel mio lavoro, lo Shibari è stato concettualizzato a livello strettamente visuale apprezzandone prima di tutto la forma. Questo tema è correlato al mio lavoro poichè nei tessuti grezzi, nel lavoro sartoriale contrapposto a quello svolto dalle macchine vedo rappresentati sia il passato che il presente. Si tratta dell'idea, espressa più eloquentemente dall’artista Hans Bellmers nel suo dipinto Peg-Top, di poter sentire qualcosa anche quando non la si capisce o di perdere qualcuno che non si è mai incontrato.

OI: Com'è stata l'esperienza di esporre il tuo lavoro alla Parson di New York?

ZL: Per me è stato un onore che il decano della Parson School e il direttore del mio corso Bachelor in Business Administration di Strategic Design e Management si siano congratulati ed abbiano notato che uno studente del dipartimento di Business sia stato uno degli artisti selezionati. Il mio progetto prevedeva delle fotografie che mostravano me stessa vestita in Dsidsu filtrata dalle stampe dei fiori di loto che mi piace disegnare. Queste immagini volevano rappresentare l'enorme influenza che ha avuto sulla mia vita il disegno. Inoltre avevo allestito una parete sulla quale furono proiettati i miei disegni in modo da coinvolgere i visitatori e fargli assaporare le sensazioni che suggerivo.

OI: Che tatuaggi hai? Che valore hanno per te?

ZL: I tatuaggi per me significano ricordi, pensieri, sensazioni, storie che la pelle è in grado di raccontare. Tutti raccontano qualcosa che è avvenuto dai miei diciassette ai miei ventiquattro anni. Ne ho cinque, ciascuno è  legato a un momento particolare della mia vita, soprattutto agli attimi di felicità. Per questa ragione ho deciso di renderli protagonisti del mio ultimo progetto fotografico per Dsidsu "Pulse - 5 Senses”. Il più visibile dei miei tatuaggi rappresenta un diamante ed è posizionato sul polso. Per me rappresenta la coesistenza tra cambiamento e controllo, come quando si è felici con qualcuno e si vuole immortalare quel momento nella sua bellezza per sempre, qualsiasi cosa possa accadere in futuro.

OI: Che piani hai per il futuro?

ZL: Continuare a imparare e crescere attraverso le persone che incontrerò e i posti che vedrò.
Ho aperto una fondazione di beneficenza a sedici anni per raccogliere fondi per i bambini colpiti dal terremoto del Sichuan, la città natale di mia madre, nel 2008. Vendevo cartoline e calendari arricchiti dai miei disegni. Da quel momento ho capito che i miei dipinti avrebbe potuto aiutare gli altri. Un giorno spero di poter lavorare a progetti legati all'assistenza sanitaria e all'educazione incorporando la terapia della creatività. Il mio progetto a lungo termine è quello di poter trasformare l’arte, che è stata in grado di darmi grande consapevolezza di me stessa, in qualcosa che che vada oltre me e la mia vita.

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