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#talkingwith Melania Dalla Costa

Intervista alla star italiana
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Melania dalla Costa, celebre per aver interpretato serie cult come "Un posto al sole" e "Immaturi", si lancia in un film impegnato dalle tinte forti: Stato di Ebrezza. 

Basato su una storia vera, quella della comica Maria Rossi, ex star di Zelig, e della sua travagliata vita, Stato di Ebrezza fa discutere perchè tratta il tema della droga e della rehab. 

A tal proposito abbiam fatto quattro chiacchiere con Melania. 

 

LOF: Come sei diventata attrice?
MDC: Ho iniziato quando sono nata, mi chiamo Melania perché mia madre è rimasta affascinata da Olivia de Havilland in “Via col Vento”, mentre interpretava Melania Hamilton. I miei genitori amano il cinema, quindi sono cresciuta guardando moltissimi film e immersa nel mondo dell’arte perché mio padre è italo-francese, ex pittore e fotografo. Le prime foto di nudo sono state quelle di mia madre, ritratta da papà, in una vasca da bagno. Passavo i pomeriggi ad appoggiare le diapositive alla lampada del lampadario del tavolo della sala da pranzo, per poterle vedere, di nascosto. Sono cresciuta ad Enego, un paesino di montagna, uno dei 7 comuni dell’ Altopiano di Asiago. Sono un animale in città. Ho iniziato ad affacciarmi al mondo del teatro, dalle elementari fino alle superiori, nei laboratori pomeridiani. A 19 anni mi sono trasferita a Milano,  per me era un sogno poter vivere in città. Ho frequentato tre scuole di teatro: lo Spazio Gedeone, il CTA e l’Elf Teatro. Poi mi sono trasferita a Roma dove mi sono formata presso il Conservatorio Teatrale Diotajuti e ho studiato la Tecnica Chubbuck (Ivana Chubbuck è l’ insegnate di tante stars di  Hollywood) e con Bernard Hiller (life coach di Leonardo Di Caprio). Puoi avere talento, ma la formazione è indispensabile. Dopo tanta gavetta ora sono al cinema, come protagonista, con il film “Stato di Ebbrezza”, tratto da una storia vera. 

 

LOF: Il tuo personaggio è una tossica, com'è tuo rapporto con le droghe?
MDC: Il mio personaggio è Beatrice: una giovane madre tossicodipendente, bipolare e con idee di suicidio. È stato molto difficile interpretarla perché è lontana dal mio stile di vita. Ho praticato lo sci nordico a livello agonistico per dieci anni e ancora oggi mi alzo alle 6 del mattino per andare a correre. Ho una vita sana. Sono troppo libera ed indipendente per dipendere da qualcuno o qualcosa. Quindi ho dovuto fare un percorso molto difficile frequentando delle cliniche dove  ho potuto intervistare pazienti e medici, per affacciarmi al mondo della droga. È stata un’esperienza che non dimenticherò mai. Chi fa uso di sostanze stupefacenti ricerca il coraggio, che non ha, per affrontare delle situazioni, la vita. Beatrice si sente inadeguata perché non è cresciuta in una famiglia che l’ha amata e sostenuta.

 

LOF: Cosa ne pensi della recente liberalizzazione delle droghe leggere?
MDC: C’è chi pensa che comporterebbe un aumento del consumo di droghe e della criminalità organizzata e chi sia l’unica soluzione in grado di contrastarla insieme alla tossicodipendenza. Io sono contraria ad ogni tipo di droga, però credo, che ogni individuo, debba essere libero di scegliere il proprio stile di vita, senza nuocere a se stesso e agli altri. Se vuole fare una cosa, la deve fare con la testa perché da certe situazioni si può, anche, non tornare più indietro. E quindi hai sprecato la cosa più importante che hai. La vita è un dono, una possibilità, è una grande occasione per evolverci, ogni giorno, in qualcosa di più alto e migliore. C’è chi si ammala per una grave malattia non avendo una via di fuga e lotta ogni secondo per un giorno in più e chi butta la sua esistenza nel water e tira lo sciacquone. 

 

LOF: Nel film affronti anche il tema della “disintossicazione”, come hai vissuto l’immedesimazione in un personaggio che deve affrontare un momento tanto difficile? 
MDC: Ho dovuto portare Beatrice in basso, farle toccare il fondo, tentando il suicidio, tagliandosi le vene e poi l’ho fatta crescere e splendere come un fiore immenso e luminoso. Quando creo un personaggio lo lego ad una canzone e quella di Beatrice è Hallelujah cantata da Jeff Buckley, che tra l’altro è anche il mio cantante preferito. Il testo, però, è stato  scritto da Leonard Cohen e spiega che diversi tipi di hallelujah esistono, e tutte le hallelujah perfette e infrante hanno lo stesso valore. Per interpretare Beatrice e affrontare il tema della “disintossicazione” ho dovuto fare un viaggio dentro di me e aprire le porte dei luoghi più bui della mia anima. È stato doloroso anche per me e anche liberatorio. Finite le riprese, per alcuni mesi, ho vissuto in uno stato di limbo per poi rinascere anch’io. Le mie emozioni sono il mezzo per raggiungere l’obbiettivo, quindi devo conoscere me stessa intimamente, e ogni conflitto o battaglia del personaggio altro non è che la lotta nel perseguirlo. Beatrice rivuole la sua vita e riavere la sua stella polare: sua figlia! Beatrice combatte per l’amore. 

 

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