interviste

#talkingwith Daniele Baldelli

by Valentina Pegorer
05.07.2017
Le notti d’estate sono fatte per sognare in grande e per seguire la via che il cielo stellato ci suggerisce. L’Astro Festival, approdato lo scorso 24 giugno al Magnolia a Milano per la seconda edizione, ha riunito alcune delle sonorità più luminose della notte in una line up che non ha nulla da invidiare ad altri festival di lunga data.

Tra i protagonisti della notte, una stella nostrana attira l’attenzione di chi di musica se ne intende per davvero. Precursore del mondo del djing in Italia, Daniele Baldelli da più di quarant’anni ci stupisce con sonorità imprevedibili che arrivano dalla pancia e dal cuore. 

Fin dagli esordi nel club, ha saputo distinguersi per la sua voglia di mettersi in gioco, provando a spingersi dove nessun altro era ancora arrivato come quando ha portato in discoteca l’utilizzo della batteria elettronica, dei sintetizzatori e dei primi campionatori che avevano solo 4 secondi di memoria. Con la sua fantasia, la sua voglia di musica e la sua ricerca tecnica, Daniele Baldelli ha spaziato e sperimentato tra stili come il funky, l’elettronica, il pop e tanti altri senza avere mai moduli o modelli a cui rifarsi.

Questa voglia di fare qualcosa di nuovo e di diverso, che non segue le tendenze del momento ma che al contrario le crea, la ritroviamo anche nel suo ultimo progetto “Cosmic Temple” che si ispira inevitabilmente al modo in cui proponeva musica al Cosmic Club nei primi anni Ottanta. Un totale di 18 tracce, suddivise su sei vinili composte da Baldelli e registrate in studio con il suo entourage di musicisti. Nulla però è lasciato al caso: chiede  infatti al grafico Aldo Drudi di arricchire le copertine dei rispettivi vinili con un artwork che, se unite, riproducono il logo del “Cosmic”.

Cosmic Temple

Hai iniziato a suonare da giovanissimo nel 1969 a Cattolica, dove sei nato e cresciuto. Hai visto quindi sorgere il mondo del clubbing nella tua terra, sia con te come dj precursore sia le prime discoteche italiane. Qual è stato il motivo scatenante?

"La Riviera Romagnola é da sempre terreno fertile per il turismo e le opzioni per intrattenere i visitatori la notte si potevano dividere in serate in discoteca o al cinema - ovviamente ha vinto la prima. Mi sono avvicinato al mondo della musica a 17 anni, quando la postazione per il deejay era un prolungamento del bar, non si usavano né le cuffie né la spia.

Il lavoro era semplice: la selezione di dischi era già pronta, andava solo messa in ripetizione senza sosta, alternando i 45 giri di 3 shake in 3 lenti, e così via per tutta la notte."

Sono quasi 50 anni che fai ballare persone in tutto il mondo. Come ci riesci ancora? Qual è il tuo elemento vincente?

"Credo che la mia arma vincente fin da subito sia stata la libertà. Ho iniziato a suonare in anni in cui non si sentiva la pressione dell’ottenere un riscontro da pubblico, e quindi l’ansia di svuotare i locali; avevo pieno potere decisionale su che genere suonare e mi sono sempre dedicato alla ricerca di ciò che mi piace per poterlo condividere con gli altri nella speranza di creare una sintonia reciproca. Chi mi ama mi segua” dice “e finora ha sempre funzionato alla grande”.

Hai iniziato suonando al TANA, passando per il TABU’, LA BAIA DEGLI ANGELI fino ad arrivare al COSMIC. Il tuo studio vanta una collezione di oltre 70 mila dischi… Sapresti citarmi l’artista che meglio rappresenta ciascuno di quattro momenti citati della tua carriera?

“Wow. Conta che nemmeno è impossibile anche per me ricordarmi tutti i dischi che ho comprato, ma ci provo. I miei esordi li associo al soul di Arthur Conley e della sua “Sweet Soul Music mentre James Brown, con la sua energia travolgente mi ha accompagnato per il periodo del Tabù. Gli anni trascorsi come resident a “La Baia Degli Angeli” hanno tanti volti:

c’è la regina della disco music Loleatta Holloway, il bassista ceco Miroslav Vitous fino a D.C. La Rue, esploso tra gli anni Settanta e Ottanta. Quando dalla mia terra mi sposto sule rive del Lago di Garda al “Cosmic” a farmi compagnia nella selecta musicale non son sono mai mancati i Depeche Mode, i Siouxsie and The Banshees e  Harry Thumann, solo per citarne alcuni."

Come ti vedi nel contesto musicale odierno? Come ti relazioni con gli altri artisti?

“Viaggio tantissimo per lavoro e il poco tempo che riesco a ritagliarmi lo dedico maggiormente alla ricerca e alla produzione. Quando sono ai festival a contatto con gli altri artisti, non faccio in tempo a suonare che sono già pronto per ripartire. Ho conosciuto e suonato insieme a tanti altri talenti ai quali sono affezionato come Prins Thomas, Jay Hardway o Tiger and Woods."

Quale percorso musicale hai pensato per stasera per l’Astro Festival?

"Nell’ultimo periodo sto dando spazio alle mie produzioni e, come nell’ultima Boiler Room a cui ho partecipato a Bali, darò spazio a ai miei grandi classici e a nuovi lavori."

 

Non è stato solo il mondo della musica subire un grosso cambiamento; anche quello della comunicazione è in continuo sviluppo. A tal proposito, qual è il tuo rapporto con i social network? 

“Ci spendo il tempo necessario per pubblicizzare le mie serate e le ultime produzioni, ma non interagisco quotidianamente con gli utenti. Ai commenti negativi rispondo dicendo che non ho la pretesa di piacere a tutti, poi elimino il commento!”. Sorride.

 

Quale consiglio daresti ad un ragazzo/a che vuole approcciare il mondo del djing? DO’s e DON’Ts.

“C’è un’alta inflazione di ragazzi sui 18 anni che dicono che fanno i dj per hobby e si ritrovano poi improvvisamente a suonare in locali senza avere le basi per intrattenere il pubblico. Bisogna farsi spazio nella giungla e per poter emergere consiglio di trovare una propria strada che non sia l’imitazione di quella del proprio idolo. Alla base del successo c’è lo studio e la cultura musicale che deve spaziare oltre i propri orizzonti, solo così si può avere una giusta padronanza di ciò che si sta facendo.

Qual è il tuo motto?

“Vivere e lasciami vivere”.

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