Santamanu - L'Officiel
interviste

Santamanu

Manuela Rinaldi, nota con il nome d'arte Santamanu, è una cantante italiana, di origine marchigiana.
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I cinque 5 artisti a cui ti ispiri.

Lou Reed
Kendrick Lamar
Johnny Cash
Fabri Fibra
Gustav Mahler

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Quando hai capito che volevi fare la cantante? 

C'era un festival (canoro) sotto casa, al mio paese minuscolo, nelle Marche. 
Grandi preparativi, prove ecc.. Ho deciso che volevo salire anch'io su quel palco e cantare
Avevo 4 anni, non sapevo neanche leggere. Imparare un pezzo dall'inizio alla fine a memoria era a tutti gli effetti un'impresa. Nessuno ci credeva, tranne me. 
Mi hanno dovuto insegnare come ascoltare e mandare indietro il nastro della cassetta, cosi potevo studiare il pezzo in autonomia. Ricordo di non aver fatto altro per settimane. Mi mettevo lì e ascoltavo e cantavo e riavvolgevo il nastro e di nuovo play. 
Sono andata sul palco tranquilla, preparata. Avevo ufficialmente vinto la mia prima sfida della vita, ero felicissima. Ma soprattutto per la prima volta in assoluto ho pensato: 
"Qui sopra è una bomba, sto da Dio. Voglio starci sempre." Poi a 12 anni ho capito che cantare non mi bastava più. Ho iniziato a scrivere canzoni. Volevo dire le cose e dirle a modo mio.

 

Tre parole per descrivere il tuo stile.

Cool, bull, No rule!

 

Com'è stato il percorso al Conservatorio? 

Figo, ma pesante. Nella vita non mi sono mai sentita a mio agio con etichette addosso o categorizzazioni varie. Far parte di una classe, di un gruppo, di una categoria, è sempre stato un problema per me. Amo le cose senza confini. La musica senza confini e senza paletti tra i generi e gli ambienti. 
I testi senza confini ma soprattutto le teste. A 12-13 anni studiavo musica classica (Bach, Schubert, Chopin... al piano) e allo stesso tempo scrivevo canzoni e avevo una band, circondata da soli maschi con cui facevo prove tutti i pomeriggi in una cantina. 
A sentire le prove c'era di tutto: dal rastafari, al metallaro in fissa coi Tool, a quello legato alla cultura hiphop. Io andavo in skate e scrivevo sui muri, ma ero affamata di contaminazioni. Tornavo al conservatorio e c'erano i confini. Ero vista un po' come the Black Sheep, per quello che facevo al di fuori della classica. Non ho mai capito perché. 
Suonavo Bach e vedevo Dio ma lì dentro puzzava di muffa.

 

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Descrivici il tuo processo creativo. 


Un pezzo può nascere in vari modi.. e la cosa figa è che in base al mezzo con cui scrivo la scrittura cambia, vengono fuori parti di me diverse. Da piccola mi mettevo al piano e iniziavo da lì. 
Ora da qualche mese ho iniziato a studiare chitarra da sola e succede di usarla anche per scrivere. Quello che succede più spesso però ultimamente è fare un beat e poi metrizzarci sopra. 
Mi hanno regalato una MPC, è una bomba e abbastanza piccola da poterla portare con me anche quando sono in giro. Spesso quando sono in tram o in bus mi appunto dei testi sull'iphone. Vedo qualcosa fuori e parte il trip. Può succedere in qualsiasi momento. Può anche non succedere per mesi, ma non pensiamoci.

 

Da cosa trai maggiormente ispirazione per le tue nuove canzoni? 


Da quello che mi succede e da quello che vedo. Mi capita spesso di ritrovarmi in bus e osservare
Tipo gatto, punto qualcosa che per gli altri può non significare nulla o essere normale ma a me fa scattare un verso. Si parte da lì. 
Poi adoro giocare coi suoni e i diversi significati delle parole. Ma è tutto vero.  

 

Sogni per il futuro? Dove ti vedi tra 5 anni? 

Poter continuare a fare quello che ho appena iniziato. Svegliarmi tutte le mattine e fare questo al meglio. E contare di spingermi ogni volta più in là. Tra 5 anni mi vedo benissimo a L'Havana, con un buon cubano tra le dita.

Com'è stata l'esperienza a Xfactor? 


Xfactor va preso per quello che è. Intrattenimento. La musica è il contorno a lato del piatto. Sono felice di aver lavorato con Luca Tommassini e tutto il suo cast pazzesco di ballerini, scenografi, registi, musicisti. Anzi, è stato un vero onore. Ma la musica è un'altra cosa. La musica è per chi si sveglia tutti i giorni e sa che inizierà a vedere i frutti del suo lavoro dopo anni di studio e fatica o di dedizione e fatica, se arriveranno. Non per chi si sveglia una mattina e decide di voler fare il cantante, per andare in TV o perché ormai sembra tutto facile. 
A Xfactor ho capito tante cose. Hai in dono cose bellissime ma prendi anche tanti schiaffi. 
Devi essere forte quando sei dentro ma ancora più forte quando finisce tutto e rimani solo là fuori. 
Devi crederci tanto per avere una seconda possibilità. Io mi sono fatta il culo. Si può dire? Mi sono tirata su, ho fatto un percorso e ho incontrato una persona (Gabriele Minelli) che mi ha ascoltata con le orecchie di un bambino: nessuna limitazione, nessun "Ah ma tu sei quella di Xfactor". Quando pensi che il mondo giri tutto uguale, SBAMM arriva uno come lui che ti fa cambiare idea e dici grazie. 

 

Pro e contro di essere solista 

Pro: sono io a decidere, faccio quello che voglio. 
Contro: non ho nessuno con cui fare gag nelle interviste.    

 

Quanto conta la moda nella tua vita?


Da piccola mi presentavo a scuola vestita con accostamenti folli. Ogni tot giorni cambiavo qualcosa. Spille da balia come collana, jeans a vita alta quando la vita bassa era la regola, jacket particolari rubate da qualche parte. Lo facevo perché avevo voglia di vestirmi così, ero io. Giravo per i corridoi e i compagni mi ridevano dietro. Le prime volte ci rimanevo male. Poi ne ho fatto un punto di forza. Passavo per il gusto di passare. Mi divertivo a provocarli. Per ritornare alla domanda.. non so quanto conta la moda, ma lo stile è importante. Un provocatore a caso direbbe che Giovanna D'Arco aveva stile. Anche Gesù.

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