interviste

Ha detto Coez che…

Artista dell’anno?

 

 

Coez, dischi d’oro, dischi di platino, primo in diverse classifiche, triplo sold out (per ora) per tre date del suo prossimo tour (che partirà il prossimo 31 ottobre da Senigallia), più di trentamila biglietti venduti dopo poche ore dall’annuncio del nuovo tour.

E’ una lunga carriera, la sua: nessuna improvvisazione, nessuna agevolazione, ma molta fatica e tanto lavoro. C’è la strada, c’è il rap, c’è l’amore, i sentimenti, c’è la sua crescita personale, c’è il punto di svolta. E poi c’è la raccolta di tutto quello che si è seminato negli anni.

Silvano Albanese, per l’anagrafe, ne ha fatta di strada e, di certo, può essere considerato il padre di questo “sottogenere” che sta infuocando l’Italia e che gli addetti al settore amano definire “indie-rap”. E che invece è molto di più.

L’OFFICIEL: Ciao! raccontaci di te, il tuo percorso musicale, la tua storia.

COEZ: Ho iniziato facendo graffiti in realtà! Intorno ai 18 anni ho iniziato a fare rap col mio gruppo che si chiamava Circolo Vizioso: a Roma era il periodo dei TruceKlan, dei Colle Der Fomento, dei Cor Veleno. Da lì abbiamo creato un collettivo. Ma ad un certo punto non mi bastava più fare rap, così come prima non mi bastava più fare graffiti, volevo scrivere canzoni. E’ stato un passaggio graduale, ho sempre cercato di allargare il giro, volevo arrivare a tutti. E mentre negli ultimi anni il rap stava crescendo, io iniziavo ad andare da un’altra parte e a rivolgermi ad un pubblico più ampio.

L’OFFICIEL: Il progetto Coez quindi nasce…

COEZ: Penso sia nato con il mio primo disco rap, parliamo del 2009. La mia ricerca stava prendendo nuove forme, ma potevamo aspettarcelo. Il pezzo che più ha segnato, per me, il cambiamento, è stato “Ali sporche”, prodotto da Riccardo Sinigallia (cantautore, musicista e produttore n.d.r.), e ha dato il via a quel disco. Insomma direi da lì.

Poi c’è stato l’arrivo della casa discografica (Carosello) e lì dovevo scegliere se fare il mio ultimo disco del vecchio percorso o il primo della nuova “era”. E così ho deciso di partire da lì, anche se in fondo non ci ho mai ragionato chissà quanto, le cose vengono fuori in modo naturale.

 

L’OFFICIEL: Nei tuoi testi c’è molto amore, parli di sentimenti e tenerezza. Quanto c’è di personale?

COEZ: Molto, molto personale tutto. Diciamo che la tenerezza che c’è è una parte inespressa di me, che riesco a far venire fuori nelle canzoni, grazie alla musica. In realtà sono cinico. Anzi. Quando ero fidanzato potevo esprimere tenerezza nei confronti della mia ragazza e quindi nella musica veniva fuori un lato più duro e aggressivo. Invece oggi è il contrario, sono diventato cinico e lascio la dolcezza alla musica.

L’OFFICIEL: In questa tua crescita chi ti ha supportato maggiormente?

COEZ: In realtà non c’è stata una persona sola che mi ha supportato sin dall’inizio. Ogni periodo, posso dire, ne ha viste diverse, Sicuramente Tommaso Fobetti, che mi ha portato in Carosello è tra queste. Ecco con lui abbiamo fatto le prime “battaglie”, ed ora siamo nella fase di raccolta, diciamo così, dopo aver seminato tanto. Abbiamo lavorato molto per arrivare al pubblico, abbiamo anche lavorato ad un cambiamento di stile …. insomma credo che senza di lui forse non ce l’avrei fatta

 

L’OFFICIEL: Da adolescente cosa ascoltavi?

COEZ: Da ragazzino ascoltavo i dischi di mia madre, De Andrè, Vasco, cose così. Quando ho iniziato a poter scegliere  c’è stato un periodo in cui ho ascoltato solo tre dischi, quelli che poi mi hanno un po’ formato: “Dookie”, “Nevermind” e “Me against the world”, rispettivamente di Green Day, Nirvana e Tupac. “Shorty wanna be a tag”, di Tupac è il pezzo che più in assoluto mi ha segnato. in linea di massima più che i dischi in se’ sono stati loro, come artisti, a segnarmi davvero.

 

L’OFFICIEL: E oggi invece?

COEZ: Adesso di tutto, ho le mie playlist. In Italia, per dire, tra i fenomeni recenti mi piace Calcutta, Motta, I Cani, Carl Brave X Franco 126, che considero un ponte fra rap e melodico. Mi piace Guè Pequeno, Noyz Narcos, ma anche King Krule, che è tra i miei preferiti, non italiani, al momento.

Posso dire? Io in verità l’ho preceduto questo movimento.

L’OFFICIEL: Secondo te cosa sta succedendo a livello musicale in Italia?

Come mai c’è tutto questo fermento?

COEZ: Piano piano, grazie al web, si è creata una dimensione nuova, parallela, dove non c’è più un’imposizione da parte di nessuno e, in aggiunta, arrivando influenze da vari generi, si creano suoni nuovi e freschi. Prendi Spotify: c’è di tutto, puoi ascoltare qualunque cosa, Nelle classifiche c’è di tutto. La rapida fruibilità ha aperto porte e finalmente possiamo scegliere noi cosa ascoltare, senza che ci venga imposto dalle radio. Il fatto che gente tipo me che sia arrivata a fare concerti nei palazzetti vuol dire che le cose stanno cambiando, si stanno scrivendo nuove regole. Ma giuro, la mia non è presunzione, è solo per dire che sta cambiando un sistema, un modo di fare le cose.

Quindi è un ottimo momento per la musica italiana. A me viene riconosciuto comunque di aver fatto parte della scena rap, ai tempi e oggi mi associano invece ad un discorso più melodico e pop. E’ un qualcosa che io faccio da un botto, da almeno 6 anni, ma ora a iniziano a dire che voglio avvicinarmi all’indie, solo perché questo genere sta prendendo piede. 

Posso dire? Io in verità io l’ho preceduto questo movimento.

Anche un altro aspetto è fondamentale per questo momento: la gente sta tornando ai concerti. C’è stato un buco, nel quale il rap riusciva a  coinvolgere un botto di persone con visualizzazioni, ascolti e vendite di dischi, ma non era sufficiente. Il passo successivo, che ha invece portato l’indie, è stato proprio quello di portare gente ai live. Forse è stato proprio Calcutta a dare il via a tutto.

L’OFFICIEL: Da cosa sei ispirato?

COEZ: Sicuramente dalle cose che vivo, dal mio quotidiano. Non leggo molto, non sono fan della musica in generale, nel senso che ascolto solo ciò che mi piace, magari anche allo sfinimento. Mi piace molto lavorare con altre persone, ecco, questo mi ispira e mi stimola tanto.

 

L’OFFICIEL: Che rapporto hai con la moda?

COEZ: Non sono legato alla moda. Mi piace vestirmi bene, a modo mio, ma non sono informato su collezioni, brand e news, per dire. 

 

L’OFFICIEL: C’è un brano al quale sei particolarmente legato, del tuo ultimo disco?

COEZ: Beh sì, in verità un po’ tutti, ma più di tutti è “E yo mamma”, l’ho scritto 5 anni fa, per mia madre. Ma sono legato anche a “Faccio un casino”. Diciamo che ho scelto di lanciare come singoli i brani ai quali ero maggiormente legato. Ed è andata bene!

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