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28 anni, direttore d’orchestra da quando ne ha ventitré. Lorenzo Viotti racconta il suo stile. Qui indossa Pal Zileri: comodo, elegante e sportivo. Perfetto per chi viaggia spesso
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Foto Takay
Styling Takafumi Kawasaki

«L’autorità è una qualità naturale». Descrive così il suo ruolo da direttore d’orchestra Lorenzo Viotti, uno tra i più giovani della scena musicale contemporanea. Cresciuto in un ambiente dove ha sin da subito respirato l’amore per il palcoscenico: il padre Marcello Viotti era un famoso direttore d’orchestra (scomparso nel 2005), mentre la madre è una violinista. Nato in Svizzera, a  Losanna, oggi ventottenne, conta diversi premi e successi: a 23 anni ottiene il primo posto sul podio al concorso internazionale per giovani direttori d’orchestra di Cadaqués, in Spagna; segue, nel 2015, a 25 anni, la vittoria al Festival di Salisburgo e all’MDR in Germania. 

Il suo curriculum vanta orchestre internazionali tra le più prestigiose, come la BBC Philharmonic a Manchester, la Royal Liverpool Philharmonic, la Tokyo e l’Osaka Symphony Orchestra, l’Orchestre National de France di Parigi. Ed è a Tokyo che lo incontriamo, dove è tornato ad esibirsi (ndr, l’orchestra di Tokyo è stata una tra le prime che ha diretto a soli 23 anni). Ci si chiede come abbia potuto affrontare la pressione di condurre un’orchestra composta da persone, nella maggior parte dei casi, più anziane e con più esperienza: «Il mio è un lavoro di squadra, senza l’orchestra io non sono nulla, non produco nessun suono. La magia si crea attraverso la relazione con i musicisti e i cantanti». Essere un leader è difficile, spiega: «Quando prendi una decisione per un gruppo di persone, ci sarà sempre qualcuno che non sarà d’accordo, che si lamenterà delle tue scelte, ma il ruolo di direttore impone di andare avanti seguendo l’istinto, perché l’orchestra è come una grande cucina, e devi credere nel menù che stai sperimentando».

 La giovane età non è stata un ostacolo finora: «Non c’è età che tenga quando quello che comunichi è la qualità del tuo lavoro. E per essere rispettato devi rispettare prima gli altri, le persone con cui condividerai il palco». 

L’apparenza è molto importante quando ci si esibisce di fronte ad un audience, ma soprattutto di fronte a un gruppo di musicisti in un teatro: «Amo la moda e l’illusione di perfezione del mondo della moda». Viaggiare è una parte importante del suo lavoro; per questo sceglie sempre soluzioni comode quando si tratta di preparare la valigia: «Le sneakers sono fondamentali e sono l’accessorio più versatile: io le indosso anche con il completo. 

Muovendomi spesso, mentre dirigo o quando sono alle prese con le prove prima di uno spettacolo, ho bisogno di indossare tessuti comodi, morbidi e di alta qualità. Mi considero elegante, ma sportivo allo stesso tempo». Un approccio allo stile condiviso dal nuovo direttore creativo di Pal Zileri, Rocco Iannone che, a soli 34 anni, ha in comune con Lorenzo Viotti il fatto di essere uno tra i più giovani direttori, in questo caso di un marchio storico della moda italiana (Pal Zileri è stato fondato nel 1980 da Gianfranco Barizza e Aronne Miola a Vicenza); la sua prima collezione per l’autunno-inverno 2018 è proprio pensata per un uomo consapevole, gentile, dalla personalità pacata, ma allo stesso tempo ribelle (ndr, Lorenzo Viotti in tutto il servizio indossa la collezione AI 18 di Pal Zileri, con cui ha debuttato Iannone in qualità di direttore creativo). Una mascolinità contemporanea, che si traduce in  soluzioni che vanno ben oltre il concetto di tailoring: abiti sartoriali e daywear composti da capispalla, cappotti e maglieria, dai volumi decisi e generosi, ma mai esagerati, perché l’eleganza non ha bisogno di essere urlata.

E i materiali sono scelti con cura, perché faranno parte del guardaroba di chi affronterà lunghe trasferte per lavoro, ma anche per piacere: cashmere, alpaca, corduroy e montone, indispensabili per sentirsi comodi in aereo, su un treno o durante le prove prima di un concerto, come nel caso di Lorenzo Viotti. 

Anche la scelta delle nuances trasmette un ideale preciso di uomo: non convenzionale, ma cosmopolita, elegante, ma non per questo noioso. E così il guardaroba si colora di ruggine, tabacco, rosa pallido, verde laguna, fino al blu pavone e al verde militare punteggiati di giallo oro e bianco avorio, ma anche sfumature meno sperimentali come testa di moro, blu notte e verde bosco.

Giubbino di montone Pal Zileri

Lorenzo Viotti quando si esibisce tiene molto al suo abbigliamento e ammette di preferire le tonalità del blu al più formale nero (che non indossa mai). Vestirsi per un concerto comporta dei rituali precisi. Come la scelta dei gemelli prima di andare in scena. Un gesto quasi scaramantico - anche se Viotti ci tiene a sottolineare che non crede molto nelle superstizioni -, un modo per affrontare il palco con grinta. «La scelta dei gemelli è diventata un rito. Ho tre fratelli, tutti musicisti, che suonano diversi strumenti. Milena la sorella minore, è un corno, come Alessandro, Marina è un mezzo soprano. Mi hanno regalato dei gemelli che custodisco gelosamente e che indosso quando mi esibisco. Se devo dirigere un cantante metto i gemelli che mi ha regalato Marina, blu; per un’opera prediligo quelli bordeaux di Milena, quando conduco un’orchestra sinfonica, invece, preferisco quelli d’argento di mio fratello Alessandro». 

Confessa di non amare particolarmente i social media, perché non riesce a mentire: «Penso siano uno strumento importante, non fraintendermi. Ma mi considero una persona molto genuina, non riesco a fingere». Quando gli si chiede come si definirebbe in tre parole risponde così: sensibile, selettivo e generoso.

Grooming: Katsumi Matsuo.
Produzione: Naoko Kawasaki – Le Vent

Lorenzo Viotti

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