hommes

Francesco Scianna

by Rocco Moccagatta
16.11.2017
35 anni, siciliano, una fisicità che ricorda l’eleganza dei divi dell’epoca di Fellini. Lo vedremo in “Mary Magdalene” sul grande schermo al fianco di Joaquin Phoenix e Rooney Mara

Per Francesco Scianna recitare è anche un’espe - rienza atletica. Alla lettera, in alcuni casi. «Quando giravo “Latin Lover ”, contemporaneamente ero in scena a teatro a Siracusa con l’“Orestea ”. E, più di recente, in tv, mi sono diviso tra i set di “Maltese ” e de “La mafia uccide solo d’estate ”. In pratica, rischio spesso la schizofrenia! », scherza. Ma è più forte il piacere di cambiare pelle. Anzi, masche - ra, come dice spesso. D’altronde, in “Baaria ”, il film-mondo di Giuseppe Tornatore, sospeso tra sogno, realtà e storia, che lo rivela davvero nel 2009, interpreta il protagonista dai 18 ai 70 anni. A soli 25 anni, è un ruolo che vale una carriera intera. «Cer - to, arrivavo dall’Accademia, dall’Actor’s Studio, dal teatro con Luca Ronconi, ma non ero pronto a un’e - sperienza così totalizzante. Insomma, ho preso alla lettera il detto: vatti a rompere le ossa sul campo », ricorda. Col senno di poi, in quel film ritrova anche un significato più profondo, quasi privato: «Per me, palermitano e siciliano, è stata l’occasione per comprendere il passato, le mie radici, anche tante storie di famiglia ». Scianna ha da sempre una grande virtù: nel suo volto possono convivere classico e moderno. «Tu ricordi un po’ il cinema ita - liano di una volta, mi dicono i colleghi », rivela, «ma non è solo l’aspetto fisico. C’è anche un continuo lavoro di ricerca, il riemergere di un passato, di una cultura che non s’improvvisano ».

Non a caso, Dolce & Gabbana lo vogliono sui set fotografici delle loro campagne pubblicitarie 2012 e 2013, in una Sicilia tra Germi e Visconti, alla ricerca del sapore di un’epoca scomparsa. Cristina Comencini gli regala nel 2015 un ruolo che è anche il titolo del film e un tratto identitario del maschio italiano: «“Latin Lo - ver ” è stato un grande omaggio al cinema italiano quando era davvero grande e internazionale; il mio Saverio Crispo è un mix di Mastroianni e Gassman e la sfida era restituire il senso di uno star-system che non c’è più ». Nel cimentarsi con un personaggio dalle tante maschere, Scianna scivola spericolato tra fragilità e grottesco. E l’attore ammette che «il difficile è stato rendere il protagonista presente nell’assenza, visto che è già morto, e riemerge solo nei ricordi, negli stralci di film ». Una maschera quella del Latin Lover che sembra gli si sia cucita addosso. E quella voglia di mettersi in gioco che, però, a volte inquieta i produttori: «In “La mafia uccide solo d’estate ” non mi vedevano come lo zio bambinone e sbruffone del protagonista, perché per loro ero solo un latin lover, appunto ». Non solo il cinema, quindi, ma anche fiction tv e teatro sono al centro dei suoi interessi: « Quello che mi guida è la qualità dei progetti. La serie tratta dal film di Pif e “Maltese ” sono tv di altissima levatura.

Nel secondo, il mio Mauro Licata è ispirato al giorna - lista di cronaca e attivista Mauro Rostagno ed è stata un’esperienza di grande crescita personale ». C’è spazio anche per il cinema americano, come dimostrano i ruoli in “Ben Hur ” (2016) e il prossimo “Mary Magdalene” diretto da Garth Davis, dove recita con Rooney Mara e Joaquin Phoenix. «Nella mia scena con Phoenix m’incantavo a guardarlo recitare. Gli attori americani sono sorprendenti. In “Ben Hur” anche il rapporto con Morgan Freeman è stato emozionante. Oggi, per fortuna, c’è uno scambio maggiore con Hollywood che farà bene al cinema italiano », riflette. A differenza di altri colle - ghi, per ora, Scianna non ha fretta di passare dietro la macchina da presa; «però mi piace molto aiutare un attore a trovare il personaggio, e quella è una forma embrionale di regia, in realtà », confessa. In fondo, ha ancora tantissime maschere da indossa - re. «Mi innamoro di ogni personaggio, anche se ha dei lati che non condivido. Lo studio molto, cerco di respirarlo », ammette. L’orgoglio di essere parte di una grande tradizione cinematografica riemerge quando dice che, in un’altra vita, gli sarebbe piaciu - to interpretare “8 1/2 ”: «Essere quel tipo di attore, in quella storia, in quel momento del cinema italiano, in simbiosi con quel regista ». Ecco, un po’ gli man - ca una relazione forte («ma non esclusiva ») con un “suo” regista, «con il quale progettare un percorso insieme, un connubio speciale, come Mastroianni e Fellini », spiega. Regista (italiano) avvisato.

 

Foto Carlotta Manaigo

Styling Davide Brambilla

Cover: completo con giacca doppiopetto di lana e camicia di cotone Canali, cravatta di seta Brunello Cucinelli Pagina accanto: giacca doppiopetto di lana e cashmere, camicia di cotone e cravatta di seta Corneliani

Giacca doppiopetto di lana, camicia di cotone e cravatta di seta Giorgio Armani

 Giacca doppioetto di lana Tagliatore, camicia di cotone Pal Zileri e cravatta di seta Brunello Cucinelli

Grooming: Gianluca Ferraro

Assistente stylist: Chiara Ficola

Postproduzione: Alessandro Mensi

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