Borna Ćorić - L'Officiel
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Borna Ćorić

Il tennista croato, 21 anni, numero 46 della classifica mondiale professionisti, si allena in Italia dove vuole imparare a dare il massimo. «Per arrivare al numero 1. Perché se punti al decimo posto, non vale nemmeno la pena giocare a tennis»
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 Foto Omar Macchiavelli

È il prototipo ideale del Piatti Tennis Center di Bordighera, pieno di giovani, di bandiere diverse, di luce, di sole, di tecnologia all’avanguardia. Il croato dai capelli corti, il nasino all’insù e i modi educati, molto amato dalle adolescenti («Non sono fidanzato, il tennis mi porta sempre in giro per il mondo e non me lo permette»), è anche il simbolo di uno sport senza pause e senza bugie: numero 1 mondiale under 18 (campione agli Us Open) nel 2013, l’anno del precocissimo esordio in coppa Davis, a 16 anni, è esploso nel tennis pro a Basilea 2014 quando ha battuto Rafael Nadal arrivando al numero 33 Atp nel luglio 2015, quindi ha smesso di crescere fin quando, l’anno scorso ha vinto il primo titolo a Marrakesch, superando anche Murray, fino a risalire al numero 46 della classifica. «Sono sicuramente un giocatore più forte di tre anni fa, quando ho fatto quei grandi risultati e ho battuto Rafa, che però era infortunato e non al 100%, d’accordo, ma ogni volta che ci penso mi regala un sorriso: è stata la mia vittoria più grande. Finora». Quand’è sbarcato alle prime finali NextGen, a novembre a Milano, coi migliori 8 under 21 del mondo, non era lui la stella. Anzi. «Sono obiettivo

guardo molto gli altri. Ci sono alcuni, come Sasha Zverev, il mio rivale diretto da junior, che sono più avanti, come livello tecnico, tenuta di nervi e, soprattutto, continuità di rendimento. Lo so, e ci lavoro ogni giorno, con tutto me stesso». Zverev è arrivato anche al numero 3 del mondo dei pro, Chung, che ha vinto il torneo dei giovani Atp è arrivato addirittura alle semifinali agli Australian Open: «Stava giocando benissimo, vale i “top 10”, magari anche i “top 5”, anche se il tennis è così imprevedibile. Da un giorno all’altro, puoi vincere e perdere contro chiunque. Di certo, questa rivalità interna fra noi ha incentivato l’antagonismo naturale che già esisteva in una generazione molto forte. Non è questione di premi in palio, è questione di cicli, il nostro è particolarmente dotato di tecnica e di fisico, ma anche di motivazioni». Coric si sta scollando di dosso un po’ di etichette scomode.«Ho avuto già tanti allenatori, sei in due-tre anni, ma non è stata sempre colpa mia. Non ho mai lasciato un allenato - re perché avevo perso al primo turno di un torneo». Dopo tanti cambiamenti, Riccardo Piatti gli farà un po’ da secondo padre: «Ci sono appena arrivato, perché mi serviva un allenatore esperto,

con le sue ampie vedute nel tennis, con una bella struttura dove allenarmi, e che avesse guidato già giocatori come Ljubicic e Raonic, portandoli fra i primissimi del mondo. Me l’ha consigliato proprio Ljubo, il mio manager, che è croato come me ed è anche il coach di Roger Federer, si sa». E continua: «Devo migliorare tante cose, a cominciare dal dritto, per continuare con l’attitudine mentale, in campo, dove prima ero molto difensivo, troppo, mentre il salto di qualità lo faccio se servo sempre bene e sono aggressivo».». I primi risultati della nuova cura, dopo appena qualche settimana a Bordighera - con sempre al fianco il coach itinerante, Kristijan Schneider - sono stati lusinghieri, visto il 6-4 6-4 6-4 che ha rifilato a Denis Shapovalov in coppa Davis: «È stata una settimana molto importante, ho fatto due belle partite, di cui l’ultima quasi perfetta, ser - vendo e giocando offensivo, facendo tutte le cose giuste». Il suo programma è fatto di tappe sempre più importanti, tutte incentrate verso un obiettivo ambizioso: «Firmerei subito per entrare a fine anno fra i top 20 del mondo, ma certo nella mia testa, pur sapendo dei tanti progressi e dei vari passi avanti da fare,

alla fine, c’è il numero 1 della classifica. So che la strada è lunga, che devo anche essere fortu - nato, che se faccio tutto bene forse, soltanto forse, ho la possibilità di farcela, ma l’obiettivo dev’essere il massimo. Se pensassi che posso puntare solo al numero 10 del mondo nemmeno giocherei a ten - nis». Anche perché Borna è un giocatore moderno, bravo su tutte le superfici: «Sono nato tennistica - mente sulla terra, e negli ultimi due anni ho otte - nuto lì i migliori risultati, ma ho giocato da subito anche molto sul veloce indoor. Ho cominciato pre - stissimo, già a 3 anni, seguendo papà che giocava al circolo, io stavo con lui e intanto maneggiavo la racchetta, mi è subito piaciuto e non ho mai avuto altro amore sportivo». Il tennis ha una tradizione molto ben consolidata, in Croazia. «La prima im - magine di un tennista professionista che ho negli occhi è legata a Goran Ivanisevic e al suo trionfo a Wimbledon». I Fab Four li ha già saggiati. «No, non dico qual è il mio preferito, non sarebbe nemmeno giusto prenderne uno e basta, con tutto quello che hanno fatto e fanno nel tennis. Stilisticamente somiglio più a Djokovic, potendo, ruberei il dritto a Roger, ancora il dritto e anche lo spirito combattivo a Rafa, il rovescio a Nole e i movimenti ad Andy». Il passato non fa più testo, per Borna Coric che a dieci anni già andava in giro per il mondo nei tornei più famosi: «L’insegnamento di questi giocatori è che non puoi guardarti indietro, alle cose anche grandi che hai fatto, devi pensare all’oggi e al domani. Quelle vittorie contro Nadal e Murray aiutarono molto la mia fiducia, ma poi ho perso anche partite molto brutte che avrei dovuto vincere». Anche se l’indicazione decisiva ci richiama a Siddhartha, alle radici, alla famiglia, alla semplicità: «Quando torno a casa, cerco di rivedere gli amici, di socializzare, di fare la vita normale di un ragazzo della mia età». Un ragazzo di 21 anni che ha già guadagnato di soli premi ufficiali 2.694.005 dollari, quisquilie per chi vorrebbe farsi re del tennis. Ed è già felice: «Lo sport è già bello così, per un atleta professionista è anche migliore. La mia è una bella vita».   

foto1.Un ritratto di Borna Coric
foto2.Borna Coric si allena al Piatti Tennis Center di Bordighera, fucina di giovani talenti internazionali

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