Fashion Week

Vetements AI17

by Cristiana Rivellino Santella
25.01.2017
C’è forse la velata volontà di avvicinare il consumatore a qualcosa che è sempre apparso inarrivabile?

Persone ‘normali’ e non modelli. Questa la scelta di Demna Gvasalia per l’ultima sfilata di Vetements. Cosa significa? C’è forse la velata volontà di avvicinare il consumatore a qualcosa che è sempre apparso inarrivabile? La domanda è forse questa. E anche la direzione che sta prendendo un certo sistema moda, quello di bruciare la vecchia idea di mannequin, di impossibile, di lontano e renderlo più quotidiano, più vicino a chi, nella realtà, fa poi muovere il mercato.

 

Via la seta, via gli chiffon, via bustini e statements ormai demodè, frutto di regole sempre taciute, spesso imposte. Il nuovo è democratico, ma, attenzione, non è per tutti. E anche questo ha un prezzo. Il designer sembra voglia dire: “vi do quello di cui abbiamo ormai bisogno, sì, ma ad un prezzo molto caro”. La visione, quindi, è duplice: spaccare il sistema moda, con fare anarchico e ribelle e, allo stesso tempo, dire all’utente che le regole sono ormai infrante. E che ci si può vestire con quello che si ha negli armadi, senza, soprattutto, seguire i dettami dei trend.
E proprio in questa collezione autunno inverno 2017 Vetements propone un plotone di persone comuni e celebra, per ognuna di loro, un’identità che caratterizza l’intero look. Ed è qui che ognuno di noi, poi, si rispecchia: un poliziotto, la vicina di casa, la nonna, il turista, il parigino.

L’estetica è tagliente e di impatto, la decostruzione non è affatto casuale e di una precisione impeccabile. Gli stereotipi ci sono tutti ma le proporzioni sono stravolte, forse come certe aberrazioni della società.

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