Fashion Week

La Cina boho di Chloé

Sulla terrazza del The Long museum, Natacha Ramsay-Levi porta in scena una pre-collezione ispirata al cinema cinese unendola a tocchi 70s e a tracce Art Deco. Per una femmilità bohemien, in dialogo tra Parigi e Shanghai
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«In questi show ci sono miei ricordi personali di quella Cina che ho avuto la possibilità di vivere e conoscere soprattutto attraverso il cinema». Sotto le arcate industriali del The Long museum di Shanghai, il più grande museo privato cinese dedicato all'arte contemporanea, va in scena la pre-collezione spring 2020 di Chloé. Sullo sfondo la notte di Shanghai che sta iniziando, mentre le luci dei grattacieli si accendono. Tra le vetrate affacciate sul fiume Huangpu e i tetti vestiti di splendenti condotti di areazione si muovono le ragazze immaginate da Natasha Ramsay-Levi. Raccontano un dialogo tra Parigi e l'ex Celeste impero, un dialogo dai tratti borghesi e dalle inflessioni bohemien. Nello spazio minimalista, scelto dalla stilista del marchio di Richemont per il suo primo show dedicato a una pre-collezione, si materializza una parata di Chloé girls che racconta la fascinazione della designer per la quinta generazione del cinema cinese, tra silhouette volitive e dalle inflessioni maschili, accostate a costruzioni eteree e delicate. Un dualismo, caro alla fondatrice Gaby Aghion, che punteggia tutto lo show. In un rincorrersi di  rigore mannish e di delicatezza al femminile. Ad annodare la collezione una patata di sete antiche, figlie della storia cinese, utilizzate per creare suit dalle leggerezze pijama ma anche abiti dalla costruzione scivolata. E poi il denim, vagamente 70s. Le camicie dalle proporzioni XXL o le tuniche a colonna gonfiate a ogni passo. I blazer maschili stretti in vita e i coat allungati, tagliati a redingote. Una punteggiatura Art Deco anima alcuni look, fra tralci fioriti e una nuova versione geometrica del logo ispirata a un disegno originale d'archivio. Alla mente, mentre sfilano ragazze esili dallo sguardo dirompente e dalla femminilità volitiva, tornano le pellicole cult di nomi come Zhang Yimou o Bi Gan. Ma anche, e soprattutto, le eroine che li hanno materializzati sul grande schermo. Dee come Gong Li o Shu Qi. «Queste donne sono state delle figure incredibili... In realtà mi affascina la femminilità cinese e come le donne riescano a raccontare la moda, interpretandola e rendendola loro. Hanno una bellezza fiera e modernamente cool che è parte del l'essenza della donna Chloé», ha concluso. 

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