diary

Bianchi e Nardi

by Maura Madeddu
14.06.2017
La storia della maison Bianchi e Nardi affonda le sue radici nel 1946 ma è nel 2011 che riparte con la determinazione della terza generazione.

Mario Bianchi e Aldemaro Nardi, artigiani pellettieri, nel 1946 creano un piccolo laboratorio nel centro di Firenze che diventa subito un punto di riferimento per le migliori boutique della zona visitate da clienti di tutto il mondo. Negli anni ’90 la seconda generazione, composta da Marco e Massimo Nardi e Mauro Bianchi, fa crescere l’azienda iniziando a produrre anche per conto terzi.

L’orgoglio ed un giusto mix tra l’amore per i valori dell’artigianalità e lo spirito di innovazione, sono gli elementi che hanno portato così al successo di questa maison di alta pelletteria tutta italiana dalla quale fuoriescono alcuni dei modelli di borse più amati e desiderati dalle donne di tutto il mondo (delle quali per ragioni di copyright non ci è concesso dire di più). Tra queste vi sono oggi anche quelle firmate Bianchi e Nardi 1946, frutto della scommessa dei giovani eredi dell’azienda, decisi a dare nuovo lustro alla produzione propria. “Avremmo potuto proseguire a produrre solo per i brand del lusso nostri clienti, accomodandoci sul lavoro dei nostri nonni e dei nostri genitori. Ma abbiamo scelto di scommettere sul nome delle nostre famiglie con un progetto che oggi le rende orgogliose”.

Siamo stati nel loro quartier generale a Scandicci, un’oasi a pochi chilometri da Firenze, dove vengono prodotte tra le sessantamila e le centomila borse ogni anno. Ad accoglierci, i cinque giovani (sono tutti under 40) soci nonché diretti discendenti dei fondatori: Gabriele e Giulia Bianchi, fratelli, seguono rispettivamente la parte amministrativa e quella legale. Andrea Nardi si occupa dell’approvvigionamento delle materie prime, mentre Alessandro Nardi è il responsabile della produzione. Laura Nardi, cugina dei due, è la presidente e si occupa anche delle relazioni commerciali con i clienti più importanti. La ripartizione precisa dei differenti incarichi è anche il segreto del loro affiatamento – non scontato – e del successo del nuovo corso. 

Dopo un veloce welcome coffee entriamo nel vivo dell’azienda: il centro produttivo. Qui lavorano ancora alcuni fidati collaboratori dei fondatori la cui maestria è impagabile: avete presente i racconti quasi leggendari sulle sartine di Valentino, o le ricamatrici di Chanel, praticamente insostituibili e i cui segreti manifatturieri sono destinati a scomparire (facendo così in modo che le creazioni composte dalla loro preziosa manualità diventino pezzi ambitissimi, chicche per collezionisti di lusso)? Ecco, loro non sono da meno. Ad esempio il signor Gianni, maestro pellettiere entrato alla Bianchi & Nardi a quindici anni, e che dopo qualche incursione in qualche altra casa di moda (dovuta ad offerte irrifiutabili) ha sempre preferito tornare alla casa natia.

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Investire sulle persone è la nostra prima regola” spiega Gabriele Bianchi guidandoci nel tour “sappiamo che puntando su professionalità come la sua rischiamo che prima o poi arrivi una grossa realtà e ce le porti via, come se fossero i fuoriclasse dell’ultima squadra della serie A acquistati a fine stagione dalla Juventus. Ma questo è per noi un orgoglio: le persone sono la nostra prima risorsa, senza di loro tutto questo non sarebbe possibile”. 

E nel tutto questo Gabriele si riferisce anche – e soprattutto – al nuovo progetto cui lui e gli altri soci hanno dato vita nel prendere in mano le redini dell’azienda: con il marchio Bianchi e Nardi 1946 rinasce infatti la produzione propria, disegnata da Alessandro Fumagalli, stilista (in passato direttore artistico di Zagliani) che in realtà ama molto essere chiamato artigiano: “Mi avevano dato questa etichetta in quanto mi occupo di accessori e non di abiti, ma per me è più di un complimento, è una definizione nella quale mi riconosco appieno in quanto la prima cosa che faccio al mattino quando arrivo in azienda è scendere nel reparto produttivo e confrontarmi con gli operai”. La produzione per i brand esterni e quella firmata Bianchi e Nardi 1946 viaggiano in parallelo all’interno dell’azienda, assecondando i tempi richiesti dal mercato ma soprattutto garantendo ad ogni prodotto la stessa esclusività e raffinata cura a prescindere dal marchio.

L’azienda vanta raffinate tecniche artigianali introvabili altrove quali l’“agatatura” e l’“infilatura”. La prima consiste in un trattamento della pelle di coccodrillo africano, vero marchio di fabbrica del brand : con l’ausilio di un macchinario specifico si innesta una reazione chimica naturale tra la pietra d’agata e la pelle, che conferisce a quest’ultima (successivamente pressata a caldo) un aspetto levigato e lucido. L’infilatura è invece un dettaglio caratteristico della Bianchi e Nardi che contraddistingue anche le borse disegnate da Alessandro Fumagalli in collaborazione con lo stilista Mario Dice: tre modelli day-to-night (shopper, cross body e mini shoulder) declinati in differenti colori e pellami tra cui coccodrillo e pitone. La presentazione è avvenuta lunedì 12 giugno all’Hotel Bulgari di Milano, con una sfilata nel suggestivo giardino dell’hotel. La capsule è una sintesi perfetta di sapienza artigianale e couture che l’azienda si augura di proseguire nelle prossime stagioni. 

Nel frattempo, vi segnaliamo qualche nome: Sissi, Antonia, Cornelia, Viola, Amelia e le iconiche 1946 (in onore della nascita dell’azienda) e 1966 (anno del trasferimento da Firenze a Scandicci) sono solo alcuni dei modelli – volutamente – continuativi firmati Bianchi e Nardi 1946, già destinati a diventare dei cult.

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