Design

Esotismo francese

La tela di Jouy tanto cara a Christian Dior, reinterpretata da Maria Grazia Chiuri per la collezione Cruise 2019.
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Meno celebre dei motivi floreali, principe di Galles o pied-de-poule, ma indissociabile dai codici della Maison, la tela di Jouy è uno stampato che Dior amava particolarmente. Questo tessuto  - espressione dello stile di vita francese ed emblema del Settecento  -  entrò nella storia di Dior nel 1946, quando il sarto aprì la propria sede al mitico numero 30 di avenue Montaigne, nell’VIII arrondissement di Parigi.

Modanature, sfumature di grigio, sedie a medaglione, mobili in stile neo Luigi XVI, l’arredamento era stabilito. L’interno dell’edificio incarnava il gusto francese e rivelava lo spirito dello stilista che si era affidato al decoratore Victor Grandpierre. Consigliato anche dall’amico artista Christian Bérard, Christian Dior rivestì di tela di Jouy le pareti e i banconi della sua prima boutique, “Colifichets”, ma la fortuna di quel tessuto nella storia del marchio non terminò lì. Dal 1959 i vari stilisti a capo della Maison hanno tratto ispirazione dalla tela di Jouy. Gianfranco Ferré l’ha usata per delle calzature e poi nella collezione Haute couture primavera-estate 1991, mentre John Galliano l’ha rivisitata per la sfilata di prêt-à-porter della primavera-estate 1998 e successivamente nelle collezioni Haute couture autunno-inverno 2001 e 2010. L’arrivo di Maria Grazia Chiuri, direttrice artistica delle collezioni femminili, ha visto la rinascita del motivo. La creatrice ne ha fatto l’elemento chiave della collezione Cruise 2019 ispirata alle escaramuzas messicane, cavallerizze che si sono guadagnate il diritto di partecipare da protagoniste, insieme agli uomini, alla charreada, una competizione equestre simile al rodeo.

Rifacendosi a queste donne dal corpo scolpito da un costume che sottolinea la loro femminilità (gonna ampia, ricami, colori squillanti, ampio sombrero), Maria Grazia Chiuri reinterpreta in chiave contemporanea elementi che combinano tradizione e libertà. Nello stesso spirito la stilista ha scelto di rivisitare la tela di Jouy, un grande classico della confezione francese, modernizzandone il disegno con una serie di animali selvaggi tra i quali spiccano la tigre, l’orso, il leone, la scimmia, la giraffa e il serpente. «La tela di Jouy è un tessuto intimamente legato alla tradizione francese. Prende il nome dal luogo in cui sono stati creati i suoi tipici motivi: Jouy-en-Josas, nei dintorni di Parigi. Il disegno raffigurato sulla tela di Jouy è sempre caratterizzato da rimandi alla scoperta dell’altrove: cineserie ed esotismo pongono l’accento sull’idea dell’esplorazione e del viaggio, elementi costitutivi del Dna della Maison Dior. In questa collezione ho deciso di eludere i motivi tradizionali e le scene che contraddistinguono la classica tela di Jouy. Ho aggiornato le decorazioni rendendole più dinamiche e sorprendenti. Disegnando sulle mie tele bestie selvagge ed esotiche per l’immaginario occidentale, ho compiuto quasi un atto di trasgressione surrealista rispetto alla tradizione», racconta Maria Grazia Chiuri. 

Nascondendo lievemente il lato più bucolico di questo stampato, la stilista conferisce alla tela di Jouy uno spirito più selvaggio, adeguato a una collezione che celebra l’energia di donne solidali, femminili e indipendenti. I motivi disegnati a mano e a penna, come incisioni, sono declinati nelle tonalità tradizionali  - blu, rosso e verde  - di questo stampato di cotone “indiano” nato nel Settecento. Ai colori originali si accostano sfumature inedite quali il cammello o il nero. Jeans, gonne, pullover, trench e borse si vestono di un tessuto dal fascino esotico che rimanda a storie di viaggio. Oltre agli abiti e agli accessori, la tela di Jouy anima la capsule collection natalizia Dior Maison. Lanciata in occasione dell’apertura del flagship store londinese di New Bond Street, nel 2016, la linea Dior Maison rispecchia la raffinatezza con cui Christian Dior decorava le sue abitazioni a Milly-la-Forêt, vicino a Parigi, o alla Colle Noire, in Provenza. “Abitare in una casa che non ti somiglia è come indossare gli abiti di un estraneo”, sosteneva lo stilista che  già nella sua prima boutique  aveva creato uno spazio dedicato alla casa, un modo molto personale di condividere il suo gusto per l’arte di vivere e ricevere. Esaltata come sfondo decorativo natalizio delle vetrine di tutte le boutique Dior in giro per il mondo, la tela di Jouy in nero, rosso, azzurro e verde figura su una moltitudine di oggetti per la casa: piatti, tovaglie, candele, palle di Natale, cuscini, bloc-notes e svuotatasche. Questi pezzi su cui si combinano motivi campestri e animali selvaggi saranno disponibili nel pop up store del Meatpacking District di New York, aperto a metà novembre, e in tutti gli altri punti vendita monomarca di Dior: le boutique di Avenue Montaigne a Parigi e New Bond Street a Londra, China World a Pechino, Ginza House of Dior a Tokyo, House of Dior a Seul, la boutique Dior di Madrid e quella sulla Croisette di Cannes. La tela di Jouy, da indossare o semplicemente contemplare, sarà di rigore per le prossime feste.

Foto Jérôme Galland

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