L'Officiel Art

Milovan Farronato

45 anni, di Piacenza. Già direttore del Fiorucci Art Trust, la sua nomina a curatore del Padiglione Italia della prossima Biennale Arte a Venezia è stata una scelta che pochi si aspettavano. Promette una mostra-esperienza tutta da vivere
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Foto Simone Cossettini

Nonostante in molte occasioni gli affari che riguardano l’arte contemporanea restino reclusi a un club di affiliati, Milovan Farronato ha spezzato la catena varcando le soglie del grande pubblico ancor prima di inaugurare il Padiglione Italia che curerà alla prossima Biennale Arte (11 maggio - 24 novembre 2019). Quando la scorsa estate il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha annunciato il mandato a realizzare il suo progetto espositivo, la notizia ha richiamato attenzione. Ne hanno parlato tutti, a volte anche a sproposito. Poco importa se, contro facili stereotipi, ciò ha permesso di innescare un dialogo al di là dai soliti interlocutori. Emigrato a Londra nel 2013, dopo aver diretto l’organizzazione no-profit Viafarini ed essere stato curatore al Docva di Milano (2005-2012) e alla Galleria Civica di Modena (2006-2010), Milovan non ha mai realmente abbandonato l’Italia. Direttore e curatore del Fiorucci Art Trust, rappresenta «un concetto dinamico d’italianità, aperto a influenze e dialoghi che si manifesteranno chiari e avvincenti anche nel Padiglione Italia di quest’anno», racconta. «Ogni estate dal 2008 indulgo con piacere e passione professionale sull’isola di Stromboli, dove realizziamo nell’ambito delle attività del Fiorucci Art Trust, il festival d’arte contemporanea “Volcano Extravaganza”. L’isola è un grandioso scenario dove operare e stimolare dialoghi e collaborazioni tra gli artisti partecipanti.

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Foto Simone Cossettini

Nel 2013 a Londra ho avviato una serie di presentazioni performative chiamate “Lezioni di Italiano” dove mi sono occupato di aspetti della cultura italiana». Anche l’Arch. Federica Galloni, Direttore Generale arte architettura contemporanee e periferie urbane e Commissario del Padiglione Italia conferma: «Milovan Farronato è una figura di grande competenza ed esperienza internazionale. Spesso i curatori e gli artisti italiani, dopo essersi formati nel nostro Paese, si trasferiscono all'estero, dove assumono ruoli di rilievo presso istituzioni culturali o ottengono borse di studio, tornando purtroppo sempre più sporadicamente nel nostro Paese. Ed è quello che è successo con Farronato: abbiamo voluto offrirgli l’opportunità di lavorare in Italia, pur rimanendo in un contesto internazionale come quello della Biennale di Venezia. I tre artisti proposti dal curatore, dimostrano inoltre la vivacità del panorama artistico: sono certa che la qualità della loro ricerca sarà apprezzata dal pubblico che frequenta la manifestazione». E i tre artisti rappresentano l'idea di identità nazionale “fluida”: Enrico David (Ancona, 1966) dopo aver provato a entrare all’Accademia di Macerata si è trasferito a Londra per studiare alla Central Saint Martins; Liliana Moro, (Milano, 1961) è stata tra i cofondatori dello Spazio di Via Lazzaro Palazzi e ha partecipato a numerose mostre internazionali come Documenta; Chiara Fumai (Roma, 1978 - Bari, 2017) vincitrice del Premio New York e del Premio Furla che le ha permesso di avere una residenza a Wiels Contemporary Art Center di Bruxelles. «L’arte è un linguaggio universale con radici diverse e profonde. Si diramano, si propagano, assumono altri nutrimenti e, come il micelio, producono delle reti sotterranee che connettono in maniera sempre diversa e oltre i confini nazionali», spiega Farronato.

 

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A sinistra.“ Si Sedes Non Is”, group show curato da Milovan Farronato, Atene 2017. Foto Nikos Koustenis. Courtesy The Breeder. A destra. Erika Miyauchi, “Fire Dancing on the sounds of Haroon Mizra between the Volcanic Constructions of Tobias Putrih” (2018); Volcano Extravaganza 2018. Foto Amedeo Benestante. Courtesy the artist e Fiorucci Art Trust.
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Dall’alto in senso orario. Liliana Moro, “àncora” 2015. Foto G. D’Aguanno. Collezione privata. Eddie Peake, “To Corpse” (variazione 2 con Gwilym Gold); I Polpi - Volcano Extravaganza 2017. Foto Amedeo Benestante. Courtesy the artist, Fiorucci Art Trust e The Vinyl Factory. Chiara Fumai, “The Moral Exhibition House”, 2012, commissionato da Documenta (13) e prodotto con il supporto di Fiorucci Art Trust, Londra. Courtesy Chiara Fumai. Cecilia Bengolea, “Insect Train Performance” (2018); Volcano Extravaganza 2018. Foto Amedeo Benestante. Courtesy the artist e Fiorucci Art Trust

Definisce il suo ruolo di curatore come quello di un coreografo che crea le condizioni necessarie affinché avvenga qualcosa di speciale, seguendo anche percorsi imprevisti che spesso diventano necessari, per la costruzione di una dimensione di spontaneità. Così operando s’instaura un rapporto di confidenza con gli artisti, alcune volte amicale e duraturo negli anni. «Chiara si è manifestata all’epoca del mio ruolo come curatore dell’archivio dei giovani artisti di Viafarini. È stata una folgorazione istantanea. Sono stato una “sorella” per lei, o almeno così mi chiamava. Ho seguito da vicino il suo veloce, ma intenso, percorso artistico in realtà collaborando poche volte. È giunto ora il momento. Liliana la conosco da sempre, dagli inizi della mia carriera. Al nostro primo occasionale rendez-vous alla Galleria Emi Fontana, forse nel 2004, mi aveva confuso per qualcunaltro, identificato il referente si è proposta come mia madrina. Enrico l’ho incontrato sulle pagine di una rivista, e sono entrato in diretto e costante dialogo con lui da quando mi sono trasferito a Londra. Visito il suo studio a intervalli regolari da oltre 5 anni». Uno dei fili conduttori delle loro ricerche è il tempo, tra passato e presente, che si concretizza nei temi del quotidiano, della tradizione, della narrazione e della sopravvivenza. Il progetto per il Padiglione Italia sarà una sorpresa fino al momento dell’inaugurazione perché diventerà vivo solo con la presenza dell’osservatore, che seguendo il proprio istinto sarà chiamato a costruire il proprio percorso. Fondamentale sarà l’attitudine con cui si vivrà la navigazione della mostra, secondo il curatore: «Godete il senso di un tempo dilatato e non abbiate ansia di vedere tutto. Ogni strada si ricongiunge a un’altra, ogni scelta è giusta, non ne esiste una sbagliata. Forse a un certo punto potreste persino trovare voi stessi. Se sarete più fortunati, invece, da una breccia nel muro o sotto l’orlo di un tendaggio che non tocca il pavimento potreste incontrare qualcuno che vi distragga, per un momento, da voi stessi e vi faccia ancora una volta cambiar strada, distogliendovi da quella ricerca infinita di assoluti introvabili, finalmente interrotta da un’affezione improvvisa o una simpatia spontanea, trovati dietro un angolo, o nel lampo di un riflesso».

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