Garden awakening - L'Officiel
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Garden awakening

Gli autori di “Rakesprogress”, rivista specializzata nell’architettura del paesaggio, sanno che «niente aiuta a crescere come un giardino». Per noi hanno fatto una selezione di “gioielli” inglesi da cui trarre ispirazione o soltanto gioia per gli occhi
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Ricordiamo ancora la prima volta che scorgemmo il giardino di Derek Jarman, mentre camminavamo sui ciottoli della spiaggia di Dungeness, in direzione del suo cottage di legno nero. Fu una rivelazione: un improbabile Eden annidato ai margini dell’Inghilterra, dove la costa del Kent si protende verso la Francia, a non più di una trentina di chilometri dalla sponda opposta della Manica. Il giardino sulla spiaggia di Jarman non corrisponde all’idea che la maggior parte delle persone potrebbe avere di un giardino inglese. E a parte questo è piuttosto eccentrico: è stato realizzato da un giardiniere che era anche un regista di avanguardia, un artista e una persona che amava infrangere i tabù. Quando lo vedemmo, Jarman era scomparso ormai da tempo (è morto nel 1994), ma quello che aveva fatto in un ambiente così poco promettente ci aprì gli occhi su ciò che si può fare con il decoro vegetale. Era la prova innegabile che non c’è bisogno di limiti o confini, cespugli o aiuole, e nemmeno della terra per definirsi giardinieri. Basta una distesa di sassi e un orizzonte.

Due anni fa abbiamo lanciato la rivista “Rakesprogress“  (www.rakesprogressmagazine.com) per rendere omaggio a giardini come quello. Giardini che confondono le aspettative. Giardini che non assomigliano agli spazi gelidi e pettinati dei sobborghi benestanti inglesi, ma che, come diceva lo stesso Jarman, risultano “un po’ caotici”. Molto prima che Jarman progettasse il suo spazio sulla spiaggia, Beth Chatto, decana 94enne dell’uso della ghiaia all’inglese, ne ricavò uno in un parcheggio, che fino a oggi non ha mai annaffiato. Un rifugio per le piante che ci si aspetterebbe di trovare nel Mediterraneo o nel deserto, non certo nell’Essex. Alt y Bela si trova in Galles. Qui il problema non è certo la mancanza di pioggia, semmai ne cade troppa. La creazione del designer Arne Maynard è quasi più un set che un giardino. Uno scenario cangiante di forme e spazi, con siepi e cerchi concentrici di aiuole che si stagliano contro le pareti color ocra intenso di un maniero gallese, per cui anche nei pomeriggi più uggiosi c’è sempre qualcosa che incanta lo sguardo. Gertrude Jekyll, che con le sue regole per la creazione delle aiuole di fiori ha influenzato un’intera generazione, ne ha ricavato uno tra le rovine di Lindisfarne Abbey. Lì, su un’altura rocciosa al centro di una minuscola isola di fronte alla costa ventosa del Northumberland, troverete più pecore che fiori. Ma in luglio e agosto diventa un tripudio di colori. I migliori giardini sono una promessa che non sempre si realizza nell’immediato. Il Chelsea Physic Garden, nei pressi di King’s Road, è il più antico giardino botanico londinese. Creato nel 1673 per garantire ai farmacisti di Londra una riserva di erbe, vede ancora crescere cinquemila specie diverse che si affollano in questo spazio ristretto nel cuore della città. Gli inglesi adorano i giardini segreti. Bryan’s Ground è un giardino concepito per rivelarsi come una serie di stanze adiacenti ma separate. Parham è un classico garden recintato in Sussex, che si svela pian piano in un ettaro e mezzo di fitta vegetazione. Muri e pergole di glicine (come a West Dean), di carpini (East Ruston) o anche solo mattoni (Hill Garden a Hampstead) nascondono non meno di quanto raccontano. I giardini migliori, infatti, si lasciano apprezzare per gradi. Non c’è solo il colore, ma anche la forma e la texture. La scultura è protagonista del piccolo giardino di Barbara Hepworth nel porto dei pescatori di St Ives in Cornovaglia. I rami contorti degli alberi del Westonbirt Arboretum hanno lo stesso impatto di qualsiasi chioma frondosa, anche in autunno.

Levens Hall nel Lake District è un giardino perduto nel tempo. Fu creato prima che l’architetto paesaggista, Capability Brown, e il movimento romantico del Settecento devastassero tanti giardini classici, sostituendo il parterre formale e l’arte topiaria con sconnesse evocazioni della natura inglese. Al Levens Hall i giardinieri rifiutarono di piegarsi alla moda e preferirono scolpire forme sempre più eccentriche nei tassi e nelle siepi di bosso. Oggi Leven’s Hall resta fedele alle sue radici, ma al tempo stesso il suo approccio all’arte topiaria mostra che i grandi giardini dovrebbero sfidare le convenzioni, e divertire un po’. Come ha fatto Christopher Lloyd nel suo capolavoro, Great Dixter, dove bizzarre siepi potate a forma di polli, volpi e scoiattoli affiancano un castello Tudor rimaneggiato dall’architetto Lutyens. L’Oudolf Field in Somerset ha poco più di 5 anni, ma sui terreni della galleria d’arte Hauser and Wirth il maestro olandese del giardino moderno, il designer Piet Oudolf, l’uomo a cui dobbiamo la High Line di Manhattan, ha creato qualcosa che lascia a bocca aperta. A pochi chilometri dai campi inzuppati di Glastonbury, ha disegnato viottoli sinuosi che solcano la vegetazione selvatica: alberi da frutto, margherite, sedum e tanta erba. Poco lontano Dan Pearson, uno dei più celebri architetti inglesi del paesaggio, ha immaginato il suo giardino 

«Niente ci costringe a rallentare come la natura, e niente ci aiuta a crescere come un giardino»

in campagna, dove la semina è così naturale che è difficile stabilire se ti trovi in un parco, in un prato di fiori selvatico o in un campo abbandonato. Come un altro grande designer contemporaneo di giardini, Tom Stuart Smith, la cui radura esotica nell’Hertfordshire è il risultato di una semina tanto fitta da produrre cento piante per metro quadro, Pearson sa che l’aspetto selvaggio ha qualcosa di irresistibile. Nel contatto con la natura c’è qualcosa che rende la vita più bella. È così che abbiamo scoperto la gioia del giardinaggio. E con “Rakesprogress” abbiamo anche scoperto una nuovissima generazione di lettori che ha una voglia disperata di evadere dal vortice frenetico del digitale, che si tratti di leggere di giardini sulle nostre pagine, coltivare erbe in cucina o fiori sul balcone, o anche gettare i primi semi di un giardino. Niente ci costringe a rallentare come la natura, e niente ci aiuta a crescere come un giardino.

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